Bronzi di Riace, due opere straordinarie da 50 anni icone del patrimonio archeologico e culturale italiano
Eugenio Serlupini, Reggio Calabria
I Bronzi di Riace? Due opere straordinarie, icone del patrimonio archeologico e culturale italiano, le cui immagini in mezzo secolo hanno fatto il giro del mondo, entrando nell’immaginario collettivo quale simbolo della perfezione scultorea dell’antichità”. Parole di Carmelo Malacrino, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Questi capolavori dell’arte greca sono tra le pochissime opere della grande bronzistica del V secolo a.C. giunte integre fino a noi. Dalla prima esposizione la loro bellezza, enfatizzata dalla misteriosa casualità del loro ritrovamento, li ha resi patrimonio del pubblico prima ancora che oggetto di studio da parte degli specialisti di arte antica. Da cinquanta anni.
(TurismoItaliaNews) E’ trascorso mezzo secolo dal ritrovamento dei Bronzi di Riace. Un rinvenimento del tutto casuale, che tuttavia ha restituito al mondo due autentiche bellezze, inserite oggi a pieno titolo nel Patrimonio artistico e culturale italiano. E che pertanto, in considerazione dell’anniversario che cade nel 2023, sono diventati oggetto del francobollo emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, in circolazione dal 12 dicembre. Per il cinquantesimo anniversario della scoperta, avvenuta il 16 agosto del 1972 nel fondale marino di Riace, nel Mar Ionio, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha promosso un ricco programma di attività, in stretta sinergia con le Istituzioni, gli enti di ricerca e formazione, e il terzo settore.
“Il loro ritrovamento è avvenuto grazie a un giovane chimico romano, Stefano Mariottini, durante una battuta di pesca subacquea sulla costa ionica – racconta l'ex direttore Carmelo Malacrino - dopo un primo intervento di pulitura al Museo Nazionale di Reggio Calabria, i Bronzi vennero trasferiti a Firenze nel gennaio del 1975, per essere sottoposti a un intervento di restauro che durò cinque anni. Le due statue furono esposte per la prima volta nel dicembre 1980 al Museo Archeologico di Firenze e, prima del rientro a Reggio Calabria, il presidente della Repubblica Sandro Pertini volle ospitarle al Quirinale agli inizi dell’estate successiva”.
Giunti al Museo Nazionale di Reggio Calabria, i Bronzi hanno richiamato centinaia di migliaia di visitatori, divenendo i principali attrattori culturali del territorio. Dopo l’ultimo restauro, eseguito tra il 2010 e il 2013, oggi le due statue sono esposte in un’apposita sala, dotata di sofisticati impianti per il controllo microclimatico e un sistema di accesso a doppio ambiente filtro, sostenute da basi sismiche appositamente progettate dall’Enea. Il Museo Archeologico reggino, fra i primi istituti autonomi nati dalla riforma del ministro Dario Franceschini, è stato completamente riaperto al pubblico il 30 aprile 2016, sotto la direzione di Carmelo Malacrino. Da allora i Bronzi di Riace, insieme alle magnifiche teste recuperate a Porticello, concludono un percorso espositivo di grande suggestione, rivolto a ogni tipo di pubblico: quattro livelli, oltre 200 vetrine e migliaia di reperti testimoni della storia straordinaria della Calabria.
Il francobollo italiano che celebra i Bronzi nel cinquantenario (è la seconda emissione dedicata alle due opere) ha il valore della tariffa B pari a 1,25 euro; la tiratura è di duecentocinquantamilaventi esemplari in fogli da quarantacinque; la presentazione dell’emissione attraverso il Bollettino illustrativo di Poste Italiane è stato affidato proprio all'ex direttore Carmelo Malacrino.
Il sito del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria


