Settecento chilometri per arrivare agli Dei: il viaggio in mtb di Marco Monini Bonini attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano
Da Foligno a Bologna, poi l’Appennino fino a Firenze e infine il ritorno in Umbria: “Volevo fare la Via degli Dei in mtb” è il racconto di Marco Monini Bonini, 120 pagine nate da un’avventura sulle due ruote diventata esperienza personale, sfida con se stessi e memoria
All’inizio dovevano essere un treno, una mountain bike e circa 130 chilometri fra Bologna e Firenze. Poi il progetto ha cominciato ad allungarsi, tappa dopo tappa, fino a trasformarsi in un viaggio di 650-700 chilometri con partenza e ritorno a Foligno. Un’avventura affrontata a 59 anni, senza precedenti esperienze di questo genere e con molte domande in testa. Da quella pedalata è nato “Volevo fare la Via degli Dei in mtb. Racconto di un viaggio in bicicletta”, il piccolo libro di Marco Monini Bonini che restituisce la dimensione più autentica della passione per le due ruote: entusiasmo, fatica, preparazione, dubbi, solitudine e capacità di mettersi alla prova.
(TurismoItaliaNews) Umbro, funzionario tecnico del Comune di Foligno, Monini Bonini ha affidato a 120 pagine il resoconto di un’esperienza che a un certo punto ha sentito il bisogno di condividere. Il volume è corredato da fotografie, schede e informazioni tecniche raccolte sul campo, componendo un racconto che procede insieme alla bicicletta e alle sensazioni del suo autore. La protagonista geografica è la Via degli Dei, itinerario di quasi 130 chilometri attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano, da piazza Maggiore a Bologna a piazza della Signoria a Firenze. Boschi, sentieri e antiche strade accompagnano il passaggio dall’Emilia alla Toscana lungo un tracciato percorso fin dall’antichità da Etruschi e Romani e utilizzato da mercanti e viaggiatori durante il Medioevo. È il primo cammino al mondo certificato destinazione sostenibile Gstc e il primo in Italia a dotarsi della App Walk+, guida outdoor gratuita e interattiva dedicata alla scoperta del territorio.
La sua origine contemporanea ha persino un tratto goliardico: il percorso nacque dall’iniziativa di un gruppo di escursionisti bolognesi del Cai intenzionati a raggiungere Firenze attraversando l’Appennino, con la tipica carne fiorentina toscana come premio finale. Ma lungo il tragitto riaffiorano anche pagine drammatiche della storia, legate alla Seconda Guerra Mondiale e ai luoghi interessati dalla Linea Gotica. Negli anni la Via degli Dei ha inoltre contribuito alla rinascita dei piccoli centri appenninici e alla creazione di nuove opportunità lavorative connesse al turismo.
Per Monini Bonini, però, tutto parte dal racconto di un collega
“L’idea di percorrere la Via degli Dei in bici e più precisamente in mtb mi è venuta dopo il racconto dell’esperienza vissuta dal mio collega Cristian”, spiega l’autore. Il progetto iniziale era semplice: raggiungere Bologna in treno da Foligno, affrontare il cammino in mountain bike fino a Firenze e rientrare ancora in treno. Una soluzione apparentemente pratica, sulla quale pesava però una precedente esperienza poco convincente nel trasporto ferroviario delle biciclette. Monini Bonini aveva già utilizzato un regionale insieme ad alcuni amici per raggiungere Gualdo Tadino e affrontare poi un itinerario attraverso Valsorda, i crinali dell’Appennino, Monte Alago, Nocera Umbra, Poggiarello, Ravignano e Belfiore, prima del ritorno a Foligno.
“Quella esperienza di trasporto in treno è stata decisamente poco entusiasmante”, ricorda. Gli spazi a disposizione, racconta, risultavano ridotti soprattutto per mountain bike con pneumatici generosi e manubri ampi, mentre i posti disponibili erano soltanto quattro o cinque. Una criticità non secondaria per un gruppo di bikers, con il rischio di dover attendere il regionale successivo. Ed è proprio da una difficoltà logistica che il viaggio cambia completamente prospettiva. E se anche Bologna si raggiungesse pedalando? La domanda comincia a prendere forma quasi naturalmente: perché non effettuare in bicicletta anche i trasferimenti? Monini Bonini studia allora i percorsi, prova a individuare quelli con i dislivelli minori e costruisce un itinerario decisamente più ambizioso.
La prima tappa da Foligno porta a Marotta, la seconda a Forlì, la terza a Bologna. Seguono la quarta e la quinta dedicate alla Via degli Dei, prevedendo una sosta intermedia da decidere sulla base delle condizioni del percorso e soprattutto delle energie rimaste. Poi Firenze, Arezzo o Terontola e, infine, il rientro a Foligno.
Il conto sale così a circa 650-700 chilometri
Sulla carta il progetto sembra possibile. Nella testa del protagonista, invece, iniziano a moltiplicarsi gli interrogativi. “Avrei avuto la forza fisica e mentale necessaria per stare tutti questi giorni in bici?”, si chiede. E ancora: sarebbe riuscito a trascorrere la notte da solo in tenda fuori dalla sicurezza di un campeggio? Avrebbe saputo affrontare senza compagnia i sentieri della Via degli Dei? Persino l’idea di pranzare o cenare da solo alimentava dubbi e incertezze. È qui che la storia smette di essere soltanto quella di un itinerario cicloturistico e assume il carattere di una sfida personale.
La risposta arriva con una decisione netta: “Mi sono detto: ‘al diavolo tutto!’. D’altro canto sono in Italia, ho 59 anni e se non lo faccio ora, probabilmente non lo farò più”. La moglie non era entusiasta all’idea che partisse da solo. Monini Bonini le ripete le proprie convinzioni con una determinazione tale da superare anche quest’ultimo ostacolo. La scelta ormai è compiuta: si parte.
Una tenda da 3,2 chili e il viaggio diventa reale
A quel punto comincia la fase concreta della preparazione, fatta anche di dettagli apparentemente minimi che, in un’avventura di centinaia di chilometri, diventano essenziali. Nell’armadio di Feliciano compare una vecchia tenda a tre posti, doppio telo e 3,2 chilogrammi di peso. Prima di affidarle le notti del viaggio, Monini Bonini decide di provarla nel giardino dietro casa e cronometra scrupolosamente ogni operazione: venti minuti per montarla, altri venti per smontarla e riporla nel sacco. “I tempi sono accettabili e il montaggio è facile”, annota Marco. Un piccolo test domestico che racconta bene lo spirito dell’intero progetto: partire per un’avventura, certo, ma preparandola attraverso verifiche concrete, soluzioni pratiche e valutazioni maturate passo dopo passo.
La Via degli Dei, del resto, richiede preparazione. I suoi quasi 130 chilometri attraversano un territorio montano e mettono insieme natura, storia e testimonianze millenarie. In mountain bike questa successione di boschi, sentieri e antiche vie assume una prospettiva ancora differente, fatta di tecnica, resistenza e capacità di amministrare le proprie forze. Il libro di Marco Monini Bonini nasce proprio dall'intreccio tra il percorso fisico e quello personale. Non vuole limitarsi a dire quanti chilometri siano stati pedalati o quali tappe siano state raggiunte: racconta l’idea iniziale, la sua trasformazione, le paure che precedono la partenza e quella sottile frontiera tra il desiderio di tentare e la tentazione di rinunciare.
Un viaggio che porta con sé un nome
Poi, nelle pagine, emerge la ragione più intima che accompagna l’autore. Ogni libro può custodire una dedica; per Monini Bonini quella posta nel suo racconto ha un peso che supera qualunque distanza misurabile sulla bicicletta. È dedicata al figlio Maurizio, scomparso a soli 33 anni il 18 dicembre 2021. “Voglio dedicare questo racconto ad una persona speciale. A mio figlio Maurizio”, scrive. Sono parole di un padre che racconta una perdita improvvisa e il dolore rimasto dopo quell’assenza: “Da quel momento, mi ritrovo in un mare di lacrime e tristezza da cui non scorgo la terra”. Il viaggio assume così anche un'altra dimensione. Dietro i chilometri, le salite, la tenda, le incognite dei sentieri e la decisione di partire da solo resta una memoria che accompagna ogni cosa. Monini Bonini guarda “all’orizzonte della vita” cercando i pensieri, i progetti, le aspettative e le speranze del figlio. La dedica si chiude con poche parole: “Ti amo tanto piccolo mio. Tuo papà”.
Ed è forse proprio questa pagina a cambiare la prospettiva dell’intero racconto. “Volevo fare la Via degli Dei in mtb” parte dall’idea di percorrere uno degli itinerari più affascinanti dell’Appennino e finisce per raccontare molto di più: il coraggio di affrontare ciò che non si è mai fatto, la libertà conquistata pedalando, il confronto con la solitudine e la consapevolezza che ogni viaggio porta inevitabilmente con sé una parte della propria vita.







