Sicilia, quattro fari demaniali in altrettanti luoghi meravigliosi: da Levanzo a Ustica via alle concessioni per sostenere il turismo

Giuseppe Botti, Palermo

Il faro di Brucoli ad Augusta e quello di Murro di Porco (entrambi a Siracusa), quello di Capo Grosso nell'isola di Levanzo - Favignana (Trapani) e quello di Punta Cavazzi a Ustica (Palermo): sono i quattro fari siciliani inclusi nel progetto che punta alla valorizzazione e al riuso dei fari italiani "Valore Paese - Fari" e per il quale sono arrivati i bandi di gara per la concessione da 6 a 50 anni.

 

(TurismoItaliaNews) I fari - undici quelli complessivamente interessati in Italia dal progetto – sono di proprietà dello Stato e i relativi bandi sono stati pubblicati dall'Agenzia del Demanio, in cooperazione con il ministero della Difesa e con gli enti territoriali interessati. Tutti gioielli pregevolissimi, ma inaccessibili, che ora vengono a disposizione di chi vorrà salvarli dal degrado, destinandoli a fini turistici, sociali e culturali. "Con questi bandi puntiamo al recupero di beni che si stavano perdendo - ha detto il direttore generale dell'Agenzia, Roberto Reggi - i fari prima venivano gestiti dai guardiani che li mantenevano in funzione, oggi non ci sono più, sono controllati dalle macchine. Per questo motivo, serve un intervento per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Abbiamo chiesto aiuto a privati e cittadini e, nel frattempo, realizziamo un investimento per ottenere un risultato a favore del turismo e del lavoro sui territorio, diventando occasione di rilancio".

Le offerte verranno valutate e saranno scelte quelle ritenute migliori. I bandi sono disponibili sul sito dell'Agenzia del Demanio e del ministero della Difesa fino al 12 gennaio 2016. Ma come funziona allora il meccanismo di concessione? Le strutture potranno essere recuperate e riutilizzate con diverse finalità ma sempre nel rispetto degli ecosistemi e dell'ambiente nei quali sono inseriti. I lavori saranno finanziati dai privati che potranno contare, tuttavia, su una concessione della durata di molti anni. Trattandosi di beni di grande pregio in posti meravigliosi, i fari potranno essere restaurati e generare reddito e occupazione.

Faro di Capo Grosso, Isola di Levanzo – Favignana
La più piccola fra le tre isole delle Egadi è un’oasi solitaria, caratterizzata da un piccolo centro abitato in prossimità del porticciolo e da un'unica strada che la attraversa fino alla punta opposta dove si trova il Faro. Questa condizione spiega l’integrità della sua bellezza paesaggistica, con acque limpide e incontaminate ideali per i subacquei e suggestive spiaggette di sabbia e rocce bianche che presentano numerose grotte. La più nota è la Grotta del Genovese, uno dei più importanti siti archeologici d'Italia, con le sue incisioni e pitture rupestri risalenti al paleolitico superiore, in cui molti hanno riconosciuto caratteristiche identiche alla descrizione omerica della caverna di Polifemo, che secondo i versi dell'Odissea si trovava un'isola nell'estremità occidentale del mondo antico. Il Faro di Capo Grosso, attivo dal 1858, appare lentamente all’orizzonte con la torre e le sue facciate bianche, percorrendo la mulattiera che attraversa l'isola e da cui si può godere uno splendido panorama.

 

Faro di Brucoli, Augusta
La fascia costiera di Brucoli, posta circa alla medesima distanza dalle città di Catania e Siracusa, è inserita in un ambiente geografico unico e si distingue per le sue particolari valenze storiche e naturalistiche, nonché per le testimonianze archeologiche di grande importanza. Il borgo di Brucoli nacque nel XV secolo da un primo nucleo di abitazioni di pescatori, su una lingua di terra circondata dalle acque del golfo e da quelle del canale scavato dal torrente Porcaria, il "Pantakyas" che secondo Tucidide nella sua Guerra del Peloponneso (VI,4) fu il luogo in giunsero i primi Greci da Megara. Il borgo marinaro è caratterizzato dalla presenza di un suggestivo porto-canale, il cui uso è attestato fin dal medioevo e che divenne nel tempo uno dei più vivaci centri commerciali della zona. Per questa ragione, la Regina Giovanna, che tra il 1462 e il 1466 aveva ricevuto il territorio di Brucoli dal marito Giovanni II d’Aragona, decise di far costruire un castello per proteggere il porto dalle incursioni dei pirati. Il Faro fu inserito nel complesso del Castello della Regina Giovanna nel 1911 e per la sua particolare posizione all’imboccatura del porto ha sempre svolto un ruolo di rilievo nel complesso sistema difensivo del territorio attorno ad Augusta. Nonostante le sue dimensioni contenute, infatti, è facilmente individuabile venendo dal mare e si riconosce con immediatezza perché occupa l’estremità sud del golfo di Catania.

 

Faro di Murro di Porco, Siracusa
Il Faro di Murro di Porco si trova nel cuore della penisola del Plemmirio, luogo cantato già duemila anni fa da Virgilio nel terzo libro dell’Eneide come punto di confine tra terra e mare lungo la costa di Siracusa, polo culturale del Mediterraneo da sempre distinto per storia e natura. Capo Murro di Porco (da "Mussu ri Porcu", muso di porco, per la forma caratteristica della punta della penisola) è oggi il centro dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, caratterizzata da scogliere che si presentano come vere e proprie sculture naturali e da grotte marine con importanti reperti archeologici, che si possono scoprire immergendosi negli stupendi fondali. L’infrangersi delle onde all’interno di queste fenditure della costa, inoltre, determina un fenomeno spettacolare in superficie, con spruzzi d’acqua simili ai «geyser» islandesi. Il Faro, risalente al 1859, anno in cui fu attivato dal Regno delle Due Sicilie, è visibile per buona parte della costa meridionale del siracusano e, per le sue specificità e la sua appartenenza ad una complessa ed efficace rete storica di riferimento per la navigazione, rappresenta uno dei principali fari marittimi della Sicilia orientale.

Faro di Punta Cavazzi, Ustica
Gli antichi chiamavano l’isola Ustum (bruciato), per il colore scuro della terra vulcanica, o Osteodes (ossario), per i resti di mercenari che vi trovarono la morte, oppure, secondo la mitologia, con riferimento agli sventurati naviganti che rimanevano incantati dall’ammaliante voce delle sirene, sedute sulle alture prospicienti al mare, il cui canto melodioso faceva perdere il senno agli incauti naviganti. Da alcuni viene ritenuta anche la dimora della potente maga Circe, che nell'Odissea trasformava in maiali i visitatori che osavano avvicinarla. In ogni caso, la grande quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott'acqua, testimonia insediamenti che risalgono al Paleolitico e la presenza di vari antichi popoli mediterranei: Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani. Divenne in seguito base dei pirati fino a quando, nel 1759, Ferdinando IV di Borbone impose una colonizzazione dell'isola e fece edificare due torri di guardia, tra cui la Torre Spalmatore, in prossimità del Faro di Punta Cavazzi. Il Faro fu costruito nel 1883 e sorge in un contesto pressoché incontaminato, all’interno dell’Area Marina Protetta «Isola di Ustica», una delle prime riserve marine italiane, istituita per tutelare e promuovere gli splendidi fondali dell’isola. L'isola è caratterizzata inoltre dalla presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, così come da numerosi scogli e secche presenti tutt'intorno al suo perimetro. Nei pressi del Faro, si trova la grotta Perciata, un cunicolo originato probabilmente da una colata lavica dal quale cui si arriva fino al mare, e il Fussazzu, una suggestiva piscina naturale.

 

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