Umbria, sotto il castello di Collelungo le antiche gallerie della Cantina svelano il gustoso mondo dei Conti Faina
Giovanni Bosi, Fratta Todina / Umbria
Si può ben dire che la storia abita qui. Anzi, tante storie: di grandi personaggi, di tradizioni, di luoghi dal forte valore architettonico e paesaggistico, di uve e vini blasonati. Lo scenario è l’Umbria, la cornice è quella del castello di Collelungo, nel territorio di Fratta Todina, uno dei lembi del cuore d’Italia tra i più intonsi e per questo romantici ed affascinanti. Come romantica ed affascinante si rivela la visita alla cantina dei Conti Faina di Civitella de’ Conti. Al di sotto del fortilizio del tredicesimo secolo si snoda un imprevedibile percorso vocato alla produzione di vini di qualità. Siamo andati a scoprirlo.
(TurismoItaliaNews) Collelungo ci accoglie con tutto lo smalto di un borgo che ha tanto da raccontare. La torre, le mura, la chiesa, il portale d’ingresso svelano l’identikit di un alfiere orgoglioso del suo passato. E in qualche modo misterioso. Perché qui tutto potresti aspettarti, persino un fantasma, meno che un labirinto scavato nella roccia al di sotto del castello. E’ il sancta sanctorum della Cantina dei Conti Faina, tralcio dell’Azienda Agricola Faena che si estende su vallate e dolci colline punteggiate di uliveti e vigneti. Da generazioni la famiglia si tramanda il dominio esteso nei comuni di Fratta Todina, Montecastello di Vibio e San Venanzo, lungo il corso del Tevere e tra capisaldi del calibro di Todi e Perugia. Da queste parti la qualità della vita è palpabile, lifestyle che fa pendant con un invidiabile ritmo slow. Ovviamente siamo in Umbria.
Così varcare il grande portone della cantina è come attraversare una stargate. Il primo approccio è con grandi immancabili “cilindri” di acciaio per il completamento della maturazione del vino, ma la vera sorpresa è quando si comincia a scendere. Ma andiamo per ordine: la cantina dal 1876 (la sua lunga storia è attestata da una botte con la data 1883, custodita in cantina a ricordo dei molti vini storici che ha affinato) è stata fondata sull’impostazione del modello francese. Ed è presto detto perché: Zeffirino Faina nel 1870, al rientro dalla Francia, decide di espiantare dalla proprietà di Fratta Todina i vigneti a tendone e introduce viti basse, con densità tra i 7.000 e i 10.000 ceppi per ettaro. “Numeri impensabili per l’Umbria in quell’epoca – ci spiega Federico Billera durante il nostro wine tour – è nato così, per la prima volta, il concetto di viticoltura specializzata. E questa è stata solo la prima ‘rivoluzione’ di Zeffirino, frutto della profonda conoscenza del modello toscano, sviluppata grazie all’amicizia con il Barone Bettino Ricasoli, e di quello francese, avvenuta durante la sua permanenza in Francia”.
Oggi l’azienda è seguita con passione dai fratelli Sebastiano e Alessandro Faina ed è gestita in prima persona da Angelica Faina e dal marito Stefano. La proprietà (un tempo appartenuta ai Principi Borghese) si estende su più di 415 ettari occupati da boschi, vigneti, noceti, seminativi e olivi, il cui fulcro è proprio il Castello di Collelungo, sede della cantina Conti Faina. Il pezzo forte sono le meravigliose cantine-gallerie che hanno rappresentato il “marchio d’origine” della produzione vitivinicola, per la quale è stato adottato il sistema di caduta del mosto per gravità grazie alla progettazione su tre livelli. I locali di affinamento, estesi su 200 metri, consentono una climatizzazione naturale e una temperatura costante, estate e inverno. Una leggenda in realtà c’è davvero: le lunghe gallerie in cui avviene l’affinamento creano un vero e proprio percorso tra archi su tre piani sotterranei, che si narra fungessero da passaggio segreto della “bella Imperia”, personaggio leggendario del Medioevo. Inevitabilmente qui il passato dialoga con il presente attraverso molte testimonianze della storia, come ad esempio gli antichi strumenti legati alla produzione enologica. E naturalmente le irrinunciabili botti di rovere.
“Qui prendono vita i vini Pinot Nero 1883, Villa Murelli, Maltempo, Macchia della Torre, Montione e lo spumante Senatore Zeffirino. La cantina si avvale della consulenza di Maurilio Chioccia, nome noto dell’enologia umbra, che ha sposato con entusiasmo il progetto” sottolinea Federico. I vitigni? Pinot nero, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Sagrantino, Sauvignon Blanc, Chardonnay, ma persino il Verdicchio, spalmati su circa 24 ettari. “Se in cantina molto si è mantenuto dell’antica impostazione, nei vigneti sono stati apportati profondi cambiamenti. Oggi si trovano ad un’altitudine tra i 400 e i 530 metri sul livello del mare, su terreni di medio impasto argilloso, con presenza di scheletro e prevalentemente esposti a nord est” aggiunge la nostra guida. Non solo: l’azienda “firma” anche l’extravergine di oliva Rocchio Oliva, mix di cultivar Frantoio, Leccino, Moraiolo, Ascolata, Don Carlo e Fs-17, un fruttato ricco di note vegetali di erba e carciofo. All’appello non manca neppure l’agriturismo. Del resto, siamo in Umbria.
Il percorso che abbiamo compiuto è entusiasmante: un Wine Tour che è una vera e propria visita guidata della storica cantina al di sotto del Castello di Collelungo, attraverso il quale apprendere il percorso produttivo del vino attraversando le fasi salienti della vinificazione e dell’affinamento, con un immancabile degustazione finale di vini che nascono qui. Il Castello diventa in tal modo non solo un luogo di produzione, ma anche di scoperta. Visite guidate, cene a tema, degustazioni, concerti sono tra le iniziative promosse ogni anno. Gli eventi culturali rappresentano infatti solo una parte dell’impegno di questa azienda nella valorizzazione delle diverse espressioni artistiche. La Cantina Conti Faina promuove, infatti, manifestazioni a livello nazionale dal cinema al teatro, dalla pittura alla letteratura. Sono tanti insomma i buoni motivi per fare un salto a Collelungo di Fratta Todina.
Il Castello Medievale
Il paese ha perduto molto del suo aspetto medievale a causa delle trasformazioni urbanistiche avvenute alla fine dell'Ottocento quando il conte Faina trasformò la sua vecchia casa padronale in una elegante villa con giardino, acquistando e demolendo numerose abitazioni medievali. L'antico castello era dotato di una cinta muraria intervallata da una decina di torri e da due porte di accesso chiamate "Porta Perugina" (o de Sopra) e "Porta Orvietana" (o de Sotto). Al suo interno c’era la chiesa dedicata al patrono risalente al XIII secolo, rifatta nel Settecento, ma in parte demolita nei primi del Novecento dai conti Faina che la trasformarono in una piscina privata lasciandovi delle rovine secondo l'estetica tardo romantica. Dell'antico castello, esistente almeno dal 1292, oggi rimane anche la torre principale e brevi tratti di mura.








