Moroder: otto generazioni di vino tra mare, vigne e silenzi del Parco del Conero, Marche
Dal ‘700 ai primi Tre Bicchieri delle Marche: la lunga storia di una famiglia arrivata dalle Dolomiti e diventata simbolo del Rosso tra cantina, ospitalità ed enoturismo
di Giovanni Bosi, Ancona / Marche
Il tempo, per la famiglia Moroder, non è soltanto memoria. È materia viva, tramandata attraverso vigne, botti e gesti ripetuti da quasi tre secoli sulle colline affacciate sull’Adriatico. Una storia che parte dalle Dolomiti e approda lungo la Riviera del Conero, attraversando generazioni, guerre, raccolti e trasformazioni del vino italiano fino a diventare una delle realtà più rappresentative del panorama enoturistico marchigiano. Siamo andati a conoscerli.
(TurismoItaliaNews) “Tutti dicono che il tempo sia la cosa più preziosa che abbiamo. Forse per questo la nostra famiglia lo dedica al vino dalla metà del Settecento” racconta Marco Moroder (nella foto in apertura), mentre osserva le vigne che scendono verso il mare nel territorio del Parco Naturale del Conero. “Il Rosso Conero è un vino che sa attraversare il tempo e trasportarti fin qui, nella nostra tenuta”.
La vicenda dei Moroder inizia infatti molto lontano dalle Marche. Originari della Val Gardena, gli antenati della famiglia erano intagliatori di legno specializzati nell’arte sacra. Intorno al 1750 lasciarono il Trentino per spostarsi verso sud, stabilendosi ad Ancona. La viticoltura sarebbe arrivata alcuni decenni più tardi, fino alla fondazione ufficiale dell’azienda agricola nel 1837, anno che segna l’inizio della produzione vinicola destinata a tramandarsi per otto generazioni.
La vera svolta moderna arriva però nel 1979, quando Alessandro Moroder e la moglie Serenella decidono di cambiare prospettiva, puntando con decisione sulla qualità e sull’identità territoriale del Rosso Conero. “Fino a qualche decennio fa il vino di queste zone veniva venduto a cisterne, senza valorizzazione e senza racconto – spiega ancora Marco Moroder – noi abbiamo scelto di credere che il Conero meritasse un destino diverso”.
Una scelta che si rivelerà decisiva. Nel 1968 viene impiantata la vigna destinata al Dorico, destinato a diventare il vino simbolo della cantina. Vent’anni dopo, con la vendemmia 1988, proprio il Dorico entra nella storia dell’enologia regionale ottenendo i prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso: il primo riconoscimento assoluto assegnato a un vino marchigiano dalla celebre guida nazionale.
La tenuta Moroder si estende oggi su 38 ettari immersi nel paesaggio del Conero, a poco più di un chilometro dal mare. Una vicinanza che influenza profondamente il microclima e permette pratiche agricole a basso impatto ambientale culminate nel 2010 con la certificazione biologica. Nel 2021 è stato inoltre innestato un nuovo vigneto di Montepulciano utilizzando il clone della storica vigna del Dorico, a testimonianza di una continuità produttiva che guarda al futuro senza spezzare il legame con le origini.
“Nelle nostre botti nascono vini da un monte che affonda nel mare – racconta Marco – qui il tempo scandisce il ritmo della natura e del nostro vivere quotidiano. Per molti il Conero significa spiagge o boschi. Per noi è terra madre, una presenza silenziosa che accompagna ogni vendemmia”. Accanto al celebre Dorico, la produzione comprende etichette che raccontano differenti sfumature del territorio, come l’Aiòn Rosso Conero Doc, dai profumi intensi di visciola, oppure lo Zero Rosso Conero Doc, senza solfiti aggiunti, espressione contemporanea di un approccio sempre più attento alla naturalità del vino.
Fra i filari convivono Montepulciano, Sangiovese, Trebbiano, Malvasia di Candia e Moscato. Vitigni che raccontano secoli di contaminazioni mediterranee e una viticoltura profondamente legata al paesaggio marchigiano. La Malvasia, secondo la tradizione, sarebbe arrivata da Creta, mentre il Moscato regala profumi di rosa gialla che accompagnano le brezze marine provenienti dall’Adriatico.
Negli ultimi anni la dimensione agricola si è naturalmente allargata all’ospitalità. L’agriturismo e il ristorante della tenuta completano oggi un’esperienza immersiva che unisce vino, cucina e paesaggio. Il casolare ottocentesco restaurato accoglie gli ospiti con ambienti eleganti e autentici; durante la bella stagione la terrazza affacciata sulle colline del Conero diventa uno dei luoghi più suggestivi per vivere il tramonto accompagnato dai vini aziendali. La cucina segue rigorosamente il ritmo delle stagioni e valorizza materie prime quasi interamente prodotte in azienda: pasta fresca fatta in casa, pane, ortaggi dell’orto, olio extravergine, tartufo della tartufaia aziendale e animali di bassa corte. Un modello agricolo completo che trasforma il soggiorno in un racconto sensoriale del territorio.
Fra botti conservate in profondità, filari accarezzati dalla brezza marina e storie tramandate da otto generazioni, la Tenuta Moroder continua così a rappresentare una delle espressioni più autentiche dell’enoturismo marchigiano. Una realtà capace di custodire la memoria del Rosso Conero trasformandola, vendemmia dopo vendemmia, in esperienza contemporanea.
Per saperne di più
Azienda Agricola Alessandro Moroder
Frazione Montacuto 112, Ancona
www.moroder.wine














