Umbria, riapre il museo dei mammuth: la collezione di Pietrafitta è tra le più importanti in Europa di animali vertebrati del pleistocene Inferiore

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Il pezzo forte della collezione è il mammuth della specie Mammuthus meridionalis, che qui trova il sito più importante a livello europeo sia in termini di soggetti documentati che di dimensioni. Tra i perissodattili, spettacolari sono gli scheletri del rinoceronte Stephanorhinus etruscus, mentre piuttosto rari sono i resti di cavallo (Equus sp.), che evidentemente nel Pleistocene prediligeva ambienti più aridi rispetto a quelli, rigogliosi, presenti a Pietrafitta. In Umbria riapre a Pietrafitta il Museo paleontologico "Luigi Boldrini" che, con la sua collezione, figura tra le più importanti in Europa di animali vertebrati del Pleistocene Inferiore.

 

(TurismoItaliaNews) Ricchissima la collezione di artiodattili, con almeno due specie di cervi (tra cui la forma gigante Praemegaceros obscurus) e con una delle testimonianze più antiche d’Europa per il gruppo dei bisonti, rappresentati dalla specie arcaica Eobison degiulii, recentemente studiata dai paleontologi dell’Università di Perugia. Nella struttura museale, realizzata appositamente e che consta di oltre 3.000 metri quadrati, è esposta una delle maggiori raccolte a livello europeo di reperti fossili di mammiferi, rettili, anfibi e insetti risalenti al Pleistocene inferiore (1,6 – 1,4 milioni di anni fa). I resti dei mammiferi di grandi dimensioni sono esposti nelle “culle” (così vengono chiamati i nuclei che contengono i fossili nella giacitura di scavo), contornate da un allestimento pensato in modo comunicativo e didattico. I reperti sono stati restaurati solo in parte e si continuerà a farlo anche a museo aperto, dal momento che è previsto un laboratorio di restauro al suo interno.

Umbria, riapre il museo dei mammuth: la collezione di Pietrafitta è tra le più importanti in Europa di animali vertebrati del pleistocene Inferiore

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I fossili provengono da un grande giacimento di lignite che si trova a breve distanza dal museo e l’intitolazione del museo ricorda il dipendente della miniera che per primo raccolse e salvò dalla distruzione l’importante scoperta. L’attività mineraria sviluppatasi nel Bacino di Pietrafitta, con il suo bagaglio di "archeologia industriale", intesa non solo come storia delle opere e dei macchinari utilizzati dall'industria, ma soprattutto come vicende di quanti hanno lavorato nella miniera e quindi storia sociale di un particolare ambito industriale e geografico, costituisce un ulteriore elemento a riconferma dell'importanza culturale dell'area.

La nuova gestione è della Direzione regionale musei, che apre prospettive di sviluppo e ricerca per il polo di Pietrafitta, adesso parte integrante della rete regionale museale. Con questo nuovo percorso, il museo si apre ad "importanti" collaborazioni con le realtà del territorio, tra cui Enel , che ha realizzato in tempi recenti un impianto fotovoltaico da 32 kW sulla copertura dell'edificio per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, la sostenibilità e ridurre i consumi energetici della struttura con benefici economici ed ambientali. Il sito paleontologico di Pietrafitta, nel Comune di Piegaro, è considerato uno dei più significativi a livello regionale, sia per l'abbondanza dei fossili rinvenuti sia per il loro valore scientifico, riconosciuto a livello internazionale. Le ligniti di Pietrafitta sono parte della successione sedimentaria del bacino di Tavernelle - Pietrafitta, che si sviluppa in direzione est-ovest per 12 chilometri con un’ampiezza massima di 5 e che registra la presenza prima di un grande lago, poi di un sistema fluviale nel corso del pleistocene.

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Gli scavi della lignite destinata ad alimentare la centrale termoelettrica “Città di Roma”, creata nel 1959 sotto la gestione di Acea e dal 1963 proprietà di Enel, hanno portato alla luce migliaia di resti fossili di piante (36 specie identificate mediante frutti e semi, 11 specie mediante pollini), molluschi d’acqua dolce (cinque specie), insetti (almeno sei ordini) e soprattutto vertebrati (40 specie tra pesci dulciacquicoli, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi). Sono proprio i vertebrati a rendere unica la fauna di Pietrafitta, considerata dagli scienziati la più ricca d’Italia per l’intervallo di tempo chiamato unità faunistica di Farneta (circa 1,5 milioni di anni fa). Di rilievo è anche la presenza di un primate, la bertuccia Macaca sylvanus, e del castoro Castor fiber, entrambi presenti con record tra i più ricchi d’Europa. Tra i carnivori di Pietrafitta compaiono un ghepardo gigante (Acinonyx pardinensis), un orso di taglia medio-piccola (Ursus etruscus), un mustelide semiacquatico (Pannonictis nesti), oltre a testimonianze di frequentazione di iena rappresentate da escrementi fossili (coproliti). Gli uccelli, generalmente molto rari nel record fossile, sono invece molto abbondanti a Pietrafitta, con circa 200 resti scheletrici identificati. La maggior parte è riferibile a specie acquatiche o semiacquatiche simili a quelle oggi presenti nell’area mediterranea, ma con qualche eccezione. Ad esempio, spiccano alcune ossa di un grosso gallo (genere Gallus), che non era mai stato rinvenuto in nessun sito europeo del Pleistocene.

I vertebrati “a sangue freddo”, ossia gli ectotermi di Pietrafitta, sono stati oggetto recentemente di studi approfonditi. Rispetto alle precedenti conoscenze, il numero delle specie riconosciute è aumentato, con almeno quattro pesci d’acqua dolce, due anfibi (tra cui l’importantissima segnalazione europea del genere Latonia, una rana “gigante” che si credeva estinta milioni di anni prima), almeno tre serpenti (tra cui la rarissima segnalazione di una vipera orientale) e alcuni fossili di testuggine palustre e testuggine di Hermann. L’assidua attività di recupero prima di Luigi Boldrini, assistente capoturno di miniera e dipendente Enel, poi dei ricercatori dell’Università di Perugia ha consentito il recupero di questa enorme quantità di materiale che è tutt’ora in corso di studio. Le informazioni relative all’importante sito di Pietrafitta sono pertanto destinate ad aumentare con il progredire delle ricerche.

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