Calabria, il Castello Federiciano di Roseto Capo Spulico: è davvero questo il maniero del Sacro Graal?

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Giacomo Celletti, Roseto Capo Spulico / Cosenza

Mare, storia, misteri. Roseto Capo Spulico - tra la costa jonica, la foce del Sinni e la Piana di Sibari - è uno dei luoghi della Calabria dove la scoperta è il filo conduttore della quotidianità. Un centro storico che è il sancta sanctorum delle radici della comunità, e più in basso - saldamente arroccato sulla scogliera che sovrasta l’azzurro Jonio – c’è l’antico Castello Federiciano risalente agli inizi del Mille. Con un segreto al suo interno ancora tutto da decifrare: è davvero questo il maniero del Sacro Graal?

 

(TurismoItaliaNews) Sussurri, ipotesi affascinanti, interrogativi. A Roseto Capo Spulico, neanche a dirlo, se ne parla e come, ma con estrema prudenza. Per prima la famiglia Cosentino, proprietaria del Castrum Petrae Roseti sorto nell’undicesimo secolo ad opera dei Normanni sui ruderi di quel convento che avrebbe fondato San Vitale da Castronuovo e che la storia riconduce successivamente ai Cavalieri Templari. Vicende affascinanti, suffragate dai documenti passati attentamente al setaccio, compreso il testamento di Federico II che aveva particolarmente a cuore le sorti di questo castello, il "templare Petrae Roseti", assegnato a quei figli legittimi che saranno anche Re di Gerusalemme.

Ma a ben guardare è lo stesso castello – che oggi, dopo accurate opere di restauro da parte della proprietà, risplende come classico esempio di architettura federiciana di derivazione templare – è un vero e proprio libro aperto: le sue pietre, le sue decorazioni, la sua simbologia raccontano un passato che se da un lato è fin troppo chiaro, dall’altro è anche tutto da capire.

Ma perché si parla di Sacro Graal? Andiamo per ordine. L’ampio cortile del Castello cinto da mura merlate, è chiuso da un arco sui quali sono incastonati stemmi alchemico - templari come la Rosa, i Gigli che fanno del Castrum Petrae Roseti, tempio dell'Ordine. A completare la complessa indagine storica basata su studi degli Archivi Zaristi e grazie alle ricerche della principessa Yasmin Aprilis Von Hohenstaufen, diretta discendente di Federico II e di Isabella d'Inghilterra, si è avuta la conferma che nel Castello è stata custodita dall’imperatore nientemeno che la Sacra Sindone. La scoperta è avvalorata dagli studi sui lapicidi del castello che hanno portato alla lettura del segno del grifone appartenuto a Federico II e al Sigillo di Salomone che riproduce quello del Tempio di Gerusalemme, o della “rosa” simbolo alchemico dell'Ordine religioso-militare degli Ismaeliti e dei Rosacroce.

Nel castello di Roseto Capo Spulico, in base a questi studi Federico II ha celebrato riti esoterici sotto il segno della Rosa - sub rosa - ossia nel mistero, come sotto il simbolo della Rosa l’imperatore ha presieduto ad Acri, in Terra Santa nel 1228, la Tavola rotonda riunendo tutti gli ordini cavallereschi cristiani e musulmani in Siria. A testimonianza dell'intesa segreta di Federico II con l'Islam, vi sono i lapicidi dei gradini e del portale su cui è decifrabile l'Inno a Dio degli Ismaeliti: "Non a noi, ma al tuo nome, a te solo Dio, o Supremo, noi diamo gloria di Eternità in Eteternità". E allora spiegano gli studiosi: non solo il castello riproduce il Tempio di Gerusalemme, per la sua disposizione rivolta insistentemente verso Oriente (Gerusalemme), ma tutto il territorio circostante ha dei riferimenti toponomastici inconfutabili come il piano di Salomone (nord-ovest), Montegiordano Nord- Est (valle del Giordano) e il piano di Orlando (sud) che allegoricamente riproducono il territorio di Gerusalemme.

Il castello stesso, inoltre, con la sua pianta trapezoidale e il Sigillo di Salomone, ancora visibile al suo interno è la testimonianza della volontà alchemica di ripetere il tempio di Gerusalemme. Sul pavimento di una delle stanze c’è, realizzato in pietra, il sigillo di Salomone, ossia la stella di Davide ovvero la stella a sei punte degli ebrei. Ma c’è di più: sul portale nella saletta della torre (stanza della Sacra Sindone) sono stati decifrati dalla principessa Yasmin Aprilis Von Hohenstaufen i lapicidi del Grifone che testimoniano l'antico motto federiciano "In Hoc signo cum grifo vinces" dove, il Grifone è simbolo di Cristo e, nella sua duplice valenza ghibellina, rammenta l'origine davidica di Federico II "Unto del Signore" discendente di Clodoveo e del principe franco Grifone Aprilis di Lanslebourg Heristal.

E poi arriva il pezzo forte: durante la ristrutturazione del castello, all’interno di un muro, è stato rinvenuto l’Onfale, una pietra perfettamente ovale che secondo le ipotesi più suggestive potrebbe contenere il Sacro Graal. La pietra è stata sottoposta ad una serie di analisi, i cui esiti sono tuttavia rigorosamente top secret, la quale al momento non è visibile. Sull’Onfale sono incisi la Croce, il Giglio, l'Agnus Dei e i Pesci-Ixtùs (sigla del nome di Cristo), lapicidi che caratterizzano l'architettura federiciana e che sembrano testimoniare la sacralità del castello come contenitore di sacre reliquie e del Sacro Graal rappresentato dall'Onfale stesso. E’ davvero così?

Oggi il Castello federiciano si propone come cornice di eventi e cerimonie. Le antiche torri, le mura maestose illuminate dalle torce, il mare azzurro, gli assolati terrazzi che dominano per miglia lo Jonio si rivelano scenografia di un servizio molto curato. A tavola i menù adeguati al luogo vengono serviti nei saloni imperiali al ritmo di musiche oppure semplicemente ascoltando lo sciabordio del mare sulle rocce sottostanti.
Per saperne di più
www.castellofedericiano.it
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tel. 0981-913479 / 913634 / 392-9776443
 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più
www.comune.rosetocapospulico.cs.it
www.rosetocapospulico.info

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