I segreti svelati dell’Assisi romana: la città underground torna a vivere con i suoi colori e la sua raffinatezza

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Giovanni Bosi, Assisi / Umbria

C’è un’Assisi meno conosciuta della città francescana, ma allo stesso modo di grande rilevanza per la storia. E’ l’Assisi romana, la città underground del Foro e delle domus tornate alla luce dalle viscere della terra, in un centro che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel corso dei millenni. E che continua a riservare ancora sorprese. Perché gli scavi proseguono.

 

(TurismoItaliaNews) C’è una città intera sotto la città che tutti conosciamo. Complicatissimo farla riemergere, ovviamente, ma ad Assisi come si mette mano ad uno scavo, le sorprese non mancano. Le stratificazioni succedutesi nel corso dei secoli stanno pian piano restituendo testimonianze incredibili, straordinarie, pressoché integre e per questo preziosissime dal punto di vista documentario, culturale ed artistico. L’Assisi romana è ammaliante quanto quella medievale, anche perché è qui che secondo la tradizione ha avuto i suoi natali Properzio, uno dei massimi poeti elegiaci del tempo. Dal Foro romano al di sotto di Piazza del Comune sino alla domus di Palazzo Giampè, la città di San Francesco riscopre le sue antichissime origini. E la visita nei luoghi riemersi è a dir poco suggestiva.

La ricostruzione opera di Ugo Tarchi della terrazza centrale sulla quale si affacciava il tempio della Minerva. In alto, l'attuale assetto della Piazza del Comune. In apertura: un dettaglio della decorazione parietale della cosiddetta domus di Properzio e un interno della domus del Lararium

Sono almeno cinque le tappe da non perdere: dalla cripta gotica dell’ex chiesa di San Nicolò si entra in un’altra dimensione, quella del Foro e del tempio romano della Minerva (ma più verosimilmente di Castore e Polluce) databile al primo secolo avanti Cristo. E poi l’Anfiteatro posto nella parte alta della città, la domus del Lararium e la casa romana “di Properzio”, sotto alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Camminando in superficie neppure si immagina cosa riserva il sottosuolo e chissà quanto altro ancora aspetta di svelare. Il risvolto più straordinario è poter “rivedere” e far “rivivere” quelle case in cui si sono intrecciate le storie delle antiche famiglie, si sono dipanati progetti e intimità; quei luoghi in cui sono state assunte decisioni per il governo della città, quelle testimonianze espressione del gusto del tempo e della quotidianità, come nel caso delle tabernae, i negozi del Foro.

Testimonianze che l’attività della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria in collaborazione con il Comune di Assisi, permette di tutelare, valorizzare e divulgare. Certo, non è facile perché si va ad operare in condizioni tecniche estremamente complicate e dunque anche costose. Giocoforza, in uno scenario di questo tipo, si rivela essenziale anche il ruolo dei privati, come nel caso del Palazzo del Cardinale, all’interno del quale un ristorante è stato ricavato in una domus patrizia risalente al 75 a.C., con un muro ciclopico, archi e colonne che ne componevano il peristilio e nella parte seminterrata un pavimento con tappeto in cementizio a base litica del I secolo a.C.

La cripta di San. Niccolò: l’ambiente è quanto resta della chiesa documentata a partire dal 1097 e parrocchia dal 1227

E allora iniziamo questo viaggio nel passato. “Il Foro oggi è un museo archeologico a tutti gli effetti, con testimonianze che abbracciano un lasso di tempo fra il III secolo avanti Cristo e il secondo – terzo secolo dopo Cristo” ci spiega Francesca Dominici, l’archeologa e guida turistica che ci accompagna in questo straordinario tour nell’Assisi romana. Ritrovato nel corso di scavi compiuti nel 1836, al Foro si giunge attraverso la cripta romanica dell’ex chiesa di San Nicolò, dove sono esposti sarcofagi, urne cinerarie, capitelli e iscrizioni rinvenuti nella zona. Ma il bello arriva quando attraverso uno stretto passaggio ci si trova catapultati indietro nel tempo di 2.000 anni, camminando al fianco del muro di sostruzione della Minerva, che domina con il suo colonnato la piazza sovrastante. Realizzato in opera quadrata in travertino, con due scale simmetriche che permettevano l'accesso al livello del tempio, il muro conserva nella parte alta un’iscrizione con i nomi dei magistrati che ne curarono la costruzione.

Trovarsi lì è come essere proiettati nel luogo più importante della città del passato, dove si svolgevano manifestazioni politiche, religiose, commerciali, giudizi e dibattiti, come se tutto si fosse cristallizzato: è ancora al suo posto gran parte della pavimentazione a grandi lastre in calcare locale su cui corre per tutta la lunghezza una canaletta di scolo a sezione semicircolare; nel lato corto orientale si sono conservate le tabernae e le colonne doriche del porticato che circondava la piazza su tre lati; e in perfetta simmetria con l’asse centrale del tempio sovrastante ci sono il basamento e l’epigrafe del tetrastilo dei Dioscuri, un’edicola costituita da quattro colonne, in calcare rosa, databile alla prima metà del I secolo d.C., che completa il progetto urbanistico del terrazzamento centrale così come visivamente restituito con grande veridicità da Ugo Tarchi, architetto e storico dell'arte fiorentino vissuto fra il 1887 e il 1978 cui si deve peraltro l'intervento di ripristino della tomba di San Francesco nella cripta della Basilica assisiate. Gli studiosi hanno ipotizzato che il Foro poteva misurare 104,3 per 48 metri e l’allestimento multimediale del percorso museale contribuisce a ricostruirne con efficacia l’ambientazione, stimolando suggestioni dei visitatori.

Tornati in superficie, attraverso un dedalo di stradine dell’Assisi medievale si arriva in via Sant’Antonio, dove si affaccia Palazzo Giampè. Qui si “nasconde” il più recente fortuito ritrovamento, che in qualche modo ha fatto assimilare la città serafica a Pompei: lo scavo ha portato alla luce i resti di una domus romana databile tra la seconda metà del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C., composta da ben 3 stanze e da un peristilio, con importanti mosaici pavimentali e pareti che raggiungono l’altezza di oltre 4 metri, decorate con tinte forti in rosso pompeiano e ocra e da quadretti con scene di vita familiare. E’ stata chiamata la Domus del Lararium in quanto in un ambiente è stato ritrovato un lararium in terracotta, ovvero il dio protettore della casa, forse il dio Silvano.

Qui gli scavi ancora proseguono e con mille accorgimenti tecnici si prosegue a liberare le stanze dal terreno che le aveva riempite consentendo la costruzione del soprastante palazzo. La sensazione è che questa domus, proprio per il ritrovamento del dio protettore (che in condizioni normali non sarebbe mai stato abbandonato lì) sia stata precipitosamente evacuata forse per un evento traumatico come un terremoto, che da queste parti si fanno sentire ciclicamente.

L’aspetto più interessante, spiegano dalla Soprintendenza Archeologica, è la presenza dell'alzato delle murature che costituiscono l’edificio, conservate per oltre quattro metri in tutti gli ambienti. E’ visibile un peristilium con le quattro colonne di un lato in laterizio, rivestito di stucco, le stesse sono conservate per tutta la loro altezza e poggiano sul basamento originario costituito da lastroni in calcare rosa; un altro ambiente importante è il tablinium che presenta nella muratura in alto una decorazione parietale con una fascia superiore di colore bianco con la rappresentazione di due elementi architettonici in prospettiva e al centro della scena un bellissimo tripode. O ancora la sala di soggiorno, usata anche per banchettare, alla quale l’affaccio al peristilio era garantito da una finestra con davanzale in marmo e da una porta: “Mirabile è la decorazione  pittorica delle pareti – spiegano gli esperti della Soprintendenza umbra - in particolare della parete nord, dove sullo sfondo di color rosso pompeiano è raffigurata al centro in un pinax una coppia sdraiata su una kline. Di particolare interesse risulta la fascia inferiore dell'affresco costituita da uno zoccolo di colore nero nella cui parte centrale corre un fregio narrativo costituito dalla rappresentazione di cinque figure femminili”. La stanza ha una pavimentazione a mosaico con tessere bianche e nere a decorazione geometrica costituita da esagoni neri che all'interno presentano fiori stilizzati di colore bianco a sei petali.

“La fattura del mosaico mostra un’esecuzione accurata uniforme con una elegante composizione geometrica di grande effetto” evidenzia la dottoressa Luana Cenciaioli, archeologa della Soprintendenza umbra. I padroni di casa insomma avevano buon gusto. Gli scavi sono proseguiti nei sotterranei dell’attiguo Palazzo del Cardinale, dove sono stati trovati mosaici con decorazioni geometriche in tessellato relative all’atrio e al triclinio della stessa domus raggiungendo un’estensione totale di 400 metri quadrati (considerando anche la parte della Locanda).

Non troppo distante, sulla piazza del Vescovado, si affaccia la Chiesa di Santa Maria Maggiore, di epoca paleocristiana e fino all’XI secolo cattedrale della città. La bella facciata a capanna in pietra del Subasio è del XII secolo, mentre la parte absidale è del XIII secolo. La scoperta di una domus romana al di sotto è del 1864 ma i successivi scavi e l’approfondimento delle indagini tecniche hanno continuato a svelare un mondo straordinario: tre ambienti comunicanti tra loro, due dei quali con il pavimento originario a mosaico e resti della decorazione parietale; e un criptoportico che in origine doveva circondare uno spazio aperto centrale forse adibito a giardino. “Il criptoportico presenta le pareti rivestite di una finissima decorazione pittorica a fondo giallo ripartita in tre fasce orizzontali – sottolineano dalla Soprintendenza Archeologica - in basso è dipinto un alto zoccolo su fondo nero con elementi stilizzati ricco di motivi floreali e animali marini.

La cripta della chiesa di Santa Maria Maggiore: si passa attraverso di essa per scendere ancora più in basso nella domus di Properzio

La parte centrale è divisa verticalmente da palme alternate a candelabri legati in alto da festoni e nastri. Nella parete sono dipinti piccoli quadretti sovradipinti a tempera ciascuno contraddistinto da un epigramma graffiato in lingua greca che ne illustra il contenuto. Solamente due quadretti rimangono leggibili: uno rappresenta il carro di Apollo tirato da grifi, nell’altro è raffigurato un mito di età ellenistica: quello del ciclope Polifemo innamorato di Galatea. Degli altri quadretti ormai svaniti, si può desumere il soggetto dal testo dei versi greci graffito sotto di essi”. Ma sulle pareti sono incisi anche numerosi graffiti con versetti poetici, uno dei quali nomina una domus Musae; da qui l’attribuzione alla musa della poesia e l’appartenenza (azzardata) della casa al poeta Properzio.

In una stanza adiacente il pavimento è a mosaico a fondo nero e presenta resti di decorazione parietale su fondo rosso scuro, con un singolare motivo geometrico di fiori e stelle che formano una trama di piccoli quadrati nei quali si inseriscono motivi di carattere zodiacale, pesci, scorpioni, granchi, stelle, delfini affrontati. Le pitture molto raffinate ed eleganti appaiono stilisticamente inseribili in una fase avanzata di III stile pompeiano e si collocano nei primi decenni del I secolo dopo Cristo. Nella stessa stanza il pavimento è formato da piccole tessere di mosaico nero nelle quali sono inserite scaglie di marmi policromi, tra cui il giallo antico, il porta santa e l'africano, alcuni dei tipi più pregiati e richiesti nel mondo romano. Le scaglie di marmo sono inserite in modo piuttosto regolare, e formano un reticolo di linee rette che si intersecano perpendicolarmente. Sui lati dell'ambiente il pavimento è incorniciato da due fasce di colore bianco. Questo tipo di pavimento era molto diffuso nel mondo romano ed esempi si trovano a Pompei, Roma e in molte altre zone d’Italia.

Di grande interesse è pure il pavimento della stanza che entrando si trova immediatamente a sinistra e formato da riquadri di marmi colorati (cipollino, porta santa, africano, bigio venato); all'interno di alcuni quadrati sono inseriti diagonalmente altri riquadri di colore diverso con una tecnica definita comunemente “opus sectile”.

"Ma l’Assisi romana è ancora di più di tutto questo – chiosa Francesca Dominici – in piazza Matteotti i resti dell’anfiteatro romano sono inglobati in un centro benessere che fa rivivere il culto degli antichi romani per le terme”. E la storia torna a vivere.

 

Per saperne di più
www.visit-assisi.it
www.archeopg.arti.beniculturali.it
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.lalocandadelcardinale.com
www.nunassisi.com

Si ringrazia per la collaborazione la Soprintendenza Archeologia dell’Umbria e il Comune di Assisi. Immagini di TurismoItaliaNews.it concesse con autorizzazione Mibact-Sopr.Arch. prot.8129 del 29.10.2015 e del Comune di Assisi prot.39033/2015.

 

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