Abbadia San Salvatore, sulle pendici dell’Amiata il medioevo continua a vivere nell’Abbazia fondata da un re longobardo

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Eugenio Serlupini, Abbadia San Salvatore / Toscana

La tradizione vuole che all’origine della fondazione della sua famosa Abbazia ci sia stato un evento miracoloso, che vide protagonista un re longobardo. Ancora oggi, in un’atmosfera tipicamente medievale e carica di suggestioni, Abbadia San Salvatore è un luogo che sa farsi amare per le sue tradizioni che legano indissolubilmente al suo passato. La cittadina sorge sulle pendici orientali dell’Amiata, in provincia di Siena.

 

(TurismoItaliaNews) Il cuore antico di Abbadia San Salvatore ha la capacità di proiettare chi lo attraversa, direttamente nella sua storia, sviluppatasi all’ombra dell’Abbazia benedettina di San Salvatore che ne caratterizza l’assetto urbanistico. Una storia davvero antichissimo, se si considera che la possente struttura è stata fondata da Erfo, nobile longobardo del Friuli che aveva abbandonato intorno all'anno 762 la sua patria in obbedienza alla “profetica voce” del salmo 44 “Dimentica il tuo popolo e la casa del padre tuo”.

Grazie soprattutto alla sua collocazione strategica (sorge in una zona di confine fra il regno longobardo, e successivamente il Sacro Romano Impero, e lo Stato dei Papi, nei pressi della via Francigena) l’abbazia è diventata un importante centro di evangelizzazione e di organizzazione di un vasto territorio, uno dei principali protagonisti della storia alto-medioevale della Toscana meridionale. I primi documenti relativi all'espansione patrimoniale di San Salvatore risalgono al 770 – 775: a seguito delle donazioni imperiali i suoi possedimenti si sono estesi in tutto l’Amiata, nel senese meridionale, in Maremma e nell’alto Lazio, grazie anche ad un governo del territorio che ha portato alla fondazione di una fitta rete di borghi, castelli e celle nei suoi possedimenti.

Un’organizzazione che ancora oggi si ritrova in questo lembo di Toscana e che rappresenta un patrimonio artistico e urbanistico di grande pregio: numerosi castelli e chiese romaniche, sparsi per tutta la Toscana meridionale e nell’alto Lazio, testimoniano l'intervento secolare di bonifica e di organizzazione del territorio di San Salvatore. Al pari del patrimonio culturale: nella biblioteca di San Salvatore si è conservata per secoli la "Bibbia Amiatina", uno dei più antichi codici completi della Sacra Scrittura; il fondo di pergamene, raccolto nell’Archivio di Stato di Siena, è uno dei più ricchi e importanti, per l’alto medioevo, dell'Italia centrale.

La visita al centro storico e poi all’Abbazia riserva davvero emozioni: la chiesa conserva gran parte dell'edificio protoromanico consacrato nel 1035, in particolare la facciata a due torri, l'eccezionale cripta e la pianta a croce latina; la arricchiscono numerosi beni artistici, una ricca raccolta di reliquiari, cicli di affreschi e un crocefisso ligneo del XII secolo. Le date e gli eventi hanno scandito l’affermazione del potere religioso (e temporale) dell’abbazia: al culmine della loro potenza gli abati ricostruiscono la chiesa, consacrata il 13 novembre 1035 alla presenza di diciannove fra cardinali e vescovi.

Nel 1228 San Salvatore viene concessa dal Papa ai monaci cistercensi, finché logorata dalle continue lotte con gli Aldobrandeschi e con i Comuni di Orvieto e Siena, per San Salvatore si apre un periodo di lenta decadenza politica e l’Abbazia viene così progressivamente inglobata dalla Repubblica Senese. Gli abati continuano, però, a possedere il patronato di decine di chiese, vasti possedimenti e diritti feudali fino alla soppressione dell’Abbazia da parte del granduca Pietro Leopoldo di Lorena. San Salvatore ritorna ai monaci cistercensi nel 1936. Ancora oggi a testimonianza della grande storia dell'Abbazia di San Salvatore restano la chiesa e il fondo di pergamene, il “Codex diplomaticus Amiatinus”.

Inevitabilmente Abbadia San Salvatore con la sua abbazia ha avuto un rapporto diretto con Via Francigena. La sua fondazione sul monte Amiata, sottolineano gli storici, va infatti inquadrata in quella politica delle comunicazioni attuata dai Longobardi: “Non la sola devozione a determinarne la nascita, ma evidentemente anche la necessità di controllare la strada che si snodava nella valle. I monaci di San Salvatore garantivano sicurezza e prosperità agli abitanti del villaggio, quando spostarsi da Firenze a Roma richiedeva ben sei giorni di cammino e proteggere i viandanti che attraversavano il loro territorio era uno degli obblighi dei signori feudali - ci spiegano dal Comune di Abbadia San Salvatore - oggi dell’antica statio sulla Francigena, nella quale molto probabilmente si fermarono personaggi illustri, santi, pellegrini, astuti mercanti, cavalieri erranti e ambasciatori, non resta traccia se non in un tratto del selciato dell’antica via”.

Con la ripresa del pellegrinaggio lungo la via Francigena, della quale sono stati segnalati molti tratti e intorno alla quale sono nate molte iniziative a livello internazionale lungo il suo percorso, anche l’antico tratto che dalla valle saliva all’Abbazia costeggiando il corso del torrente Pagliola punta ad essere reso di nuovo agibile per i tanti pellegrini che a piedi tornano a visitare lo storico edificio.

 

Per saperne di più
www.comune.abbadia.siena.it
www.abbaziasansalvatore.it

 

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