Il nobile Palazzo nell’antica Abbazia cistercense: a Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra arte, architettura, fede, tradizioni e persino paesaggio

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Eugenio Serlupini, Abbazia di Chiaravalle di Fiastra

Un palazzo nobiliare di fine Settecento nell’Abbazia medievale. E’ uno straordinario connubio di arte, architettura, fede, tradizioni e persino paesaggio quello che lega indissolubilmente l’Abbazia di Fiastra e Palazzo Giustiniani Bandini. Un unicum che si rivela una gemma preziosa fra le colline delle Marche, con l’architettura cistercense che rispecchia la spiritualità dell’Ordine. Siamo andati a visitarlo.

 

(TurismoItaliaNews) Non sempre è possibile guardare dall’interno Palazzo Giustiniani Bandini, con le sue decorazioni pittoriche a trompe l’oeil, i suoi paesaggi immutati immortalati sulle pareti, le sue finestre affacciate sul chiostro dell’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, rubandone scorci imperdibili. E dunque la visita è un’occasione preziosa da non perdere.

La Fondazione Giustiniani Bandini è retta da un Consiglio d’amministrazione di cui fanno parte 5 membri, nominati dal vescovo diocesano, dalle Università di Macerata e Camerino, dai conduttori delle aziende agricole e dalla Regione Marche. La proprietà comprende un bosco di 100 ettari e una settantina di case coloniche, di cui alcune piuttosto antiche e molte ancora abitate, da generazioni, da famiglie di agricoltori che coltivano la terra circostante.

La creazione di un Palazzo nobiliare quale parte integrante di un’abbazia può apparire insolito, ma ciò si deve alla storia del complesso religioso diventato di proprietà dei nobili Bandini, che a partire dalla fine del XVIII secolo decidono di stabilire qui la loro residenza con la realizzazione di un edificio consono al loro rango. Situazione che andrà avanti fino al 1977, anno di morte di Maria Sofia Giustiniani Bandini, ultima discendente della famiglia, con il ritorno nel 1985 di una piccola comunità cistercense proveniente da Chiaravalle di Milano. Un ritorno alle origini, come avvenuto nel 1142.

Oggi l’Abbazia, il palazzo e gli edifici che formano l’Abbadia di Fiastra (frazione dei comuni di Tolentino e Urbisaglia) con circa 1.800 ettari di territorio circostante, sono di proprietà della Fondazione Giustiniani Bandini, il cui scopo è tutelare, preservare e valorizzare il patrimonio lasciato dalla famiglia come stabilito dal principe Sigismondo morto nel 1918 a 32 anni.

Il Palazzo sorge nell’ala sud del chiostro dell’Abbazia e l’ultimo allestimento è quello riconducibile al restauro curato da Ireneo Aleandri, l’architetto dello Sferisterio di Macerata, chiamato da Sigismondo Giustiniani Bandini (1818-1908), principe dal 1863. “Oggi è sede della Fondazione – ci spiegano – e gli spazi si sviluppano su tre piani presentando molte stanze con ricche decorazioni. La prima che si incontra, affacciata sul giardino, è la Sala delle Tenute, così chiamata perché mostra, riprodotte sulle pareti, le proprietà dei Giustiniani Bandini, che sono poi tutti monumenti ben conosciuti: oltre all’Abbazia di Fiastra, anche i Castelli di Lanciano e Rustano (Castelraimondo), il Castello della Rancia (Tolentino), la Rocca Da Varano (Camerino) e le tenute terriere di Sarrocciano (Corridonia) e di Santa Maria in Selva (Treia), mostrate così come praticamente sono ancora oggi. Entrando dal chiostro si trovano interessanti reperti romani provenienti dal sito della vicina Urbs Salvia.

“Notevole il Salone Pompeiano dove si ascoltava la musica – ci spiega ancora la nostra guida – l’ultimo principe Sigismondo portò a termine i lavori di sistemazione del Palazzo, facendo abbellire la Sala delle Tenute e lo scalone nobile con decorazioni pittoriche a trompe l'oeil”. Già, ma come è arrivata l’abbazia in proprietà alla famiglia? “Fu ceduta dal Papa in enfiteusi nel 1773 al marchese Alessandro Bandini-Collaterali e nei primi anni del XIX secolo la famiglia ottenne la proprietà versando alla Santa Sede 100.000 scudi d'argento. Nel 1863, in seguito al matrimonio tra Carlo Bandini e Cecilia, figlia dei Principi Giustiniani di Roma, la famiglia aggiunse al casato il titolo di Principi. Il suo ultimo esponente Sigismondo morto nel 1918 a 32 anni, è sepolto in chiesa e una lapide prossima al transetto ricorda il suo attaccamento all'Abbazia e ai contadini. Nel l977, dopo la morte di sua sorella Maria Sofia, tutti i beni della famiglia sono passati, in ossequio al testamento del Principe, alla Fondazione Giustiniani Bandini”.

Tutto il complesso è un insieme di tesori artistici e architettonici. “L’Abbazia di Fiastra fondata da San Bernardo tramite l’Abbazia di Chiaravalle Milanese, esprime in modo nitido le caratteristiche di povertà, semplicità, essenzialità con evidenti analogie alle chiese cistercensi di Lombardia, da cui provenivano i monaci di Fiastra” spiega la comunità monastica tornata a vivere in alcuni spazi. La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate e riceve la luce da 8 semplici monofore centinate, oltre che dal rosone della facciata. La base del nuovo altare maggiore è un’ara pagana proveniente dall’antica Urbs Salvia, da dove i Cistercensi asportarono molto materiale. L’ara ha una particolarità: vi è scolpita una croce circondata da raggi solari, caratteristica propria delle croci dei Cavalieri Templari che farebbe pensare ad una loro presenza per l’accoglienza di viandanti e pellegrini. Un’ipotesi avvalorata da alcuni graffiti rappresentanti cavalli e cavalieri individuati negli archi della foresteria.

Da vedere è anche la raccolta archeologica sapientemente allestita in un interrato e frutto dei primi scavi archeologici condotti alla fine del XVIII secolo a Urbs Salvia. I reperti - frammenti di statue, colonne e capitelli - sono collocati nella Sala delle Oliere insieme ad una serie di iscrizioni funerarie ed epigrafi; a completare la raccolta due teste di statua, di cui una raffigurante Ottaviano Cesare Augusto. Completa il percorso il Museo del Vino allestito nelle cantine dell’Abbazia e promosso dalla Fondazione Giustiniani Bandini (con il contributo della Regione Marche) con l’obiettivo di arricchire gli spazi abbaziali di un ulteriore approfondimento culturale. Le grotte, accessibili dalla scala presente nell’atrio, ampliano il percorso di visita poiché storicamente destinate alla conservazione di alimenti come vino e olio.

L’antico complesso fa parte della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, territorio in cui rivive lo straordinario spirito che ha animato le cose del passato e dove la natura conserva ancora un inequivocabile segno della sua splendente bellezza. Un territorio che offre ai visitatori la possibilità di riscoprire i delicati e inscindibili legami che tengono uniti l'uomo e l'ambiente e di immergersi in una suggestiva atmosfera di spiritualità. Un bene che va quindi vissuto, ma anche salvaguardato e gelosamente custodito, quale retaggio da tramandare alle future generazioni.

 

Per saperne di più
www.abbadiafiastra.net
www.monacifiastra.it
www.turismo.marche.it

 

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