Con la mostra su Raimondo Sirotti si riaprono con entusiasmo le porte della cultura genovese a Villa Croce

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Nessun artista poteva essere più adatto di Raimondo Sirotti a riaprire con entusiasmo le porte della cultura genovese, con il suo mondo di luce, colori, positività ed energia: il Comune di Genova riprende la sua attività culturale, con un importante appuntamento in un museo di primaria rilevanza come Villa Croce, restituito alla piena fruizione del pubblico. Dal 19 giugno al 13 settembre.

 

(TurismoItaliaNews) La forza delle opere di Sirotti quindi illumina l'estate di Genova, e trova nel verde del parco di Villa Croce la sua cornice ideale; il contenitore, un edificio storico con una propria personalità, viene trasformato in uno spazio completamente diverso e propone al visitatore un'esperienza inedita, in dialogo con le opere e con l'esterno. Come segnala Anna Orlando nel saggio che apre il catalogo della mostra, l'intento è di "accompagnare il visitatore da una Villa Croce letteralmente invasa dal profumo dell'opera di Sirotti al suo intimo universo creativo". Per questo riveste un ruolo centrale un allestimento basato fondamentalmente su esperienze immersive e coinvolgenti, spesso multisensoriali, che interpretano la grande forza emozionale dell'opera di Sirotti e di un linguaggio che, sia pure astratto, parte sempre da "una natura che si fa colore". La realizzazione dell'allestimento è stata condotta, in base alle idee curatoriali, con la collaborazione di Francesca Serrati, conservatore del museo, e con lo "Studio Sirotti architettura e design" del figlio del maestro, Riccardo Sirotti. L'esposizione, a cui molte famiglie genovesi partecipano prestando opere delle loro raccolte private, indaga le connessioni fra il mondo di Raimondo Sirotti e i maestri liguri del Novecento ma anche con i grandi protagonisti del barocco genovese a cui l'artista si è dichiaratamente ispirato, sia presentando esperienze nelle quali l'artista esplicitamente dialoga con autori e opere del passato, sia proponendo accostamenti richiamati da elementi comuni sul piano visivo, iconografico, cromatico.

Con la mostra su Raimondo Sirotti si riaprono con entusiasmo le porte della cultura genovese a Villa Croce

Il percorso si apre con una tela di grandi dimensioni di collezione privata, con una presenza preminente del colore verde: le grandi superfici dipinte diventano porte su un mondo emotivo nel quale lo spettatore è invitato ad entrare. Il verde caratterizza anche la salita del grade scalone di Villa Croce, animato da migliaia di fogli realizzati dai ragazzi delle scuole genovesi per il progetto "Fogli che diventano Foglie". Al culmine della scala monumentale, il verde lascia posto al giallo, con i tre grandi pannelli del trittico Brezza tra le ginestre (1996) a occupare lo spazio in una esplosione di luce. Dal lampo giallo delle ginestre si entra in uno spazio buio, dove la proiezione delle Ninfee di Monet dialoga con i dipinti di Sirotti dello stesso tema, esplicito omaggio al pittore francese. D'altro canto, il lavoro di Sirotti spesso richiama le suggestioni dell'Impressionismo e del post Impressionismo, soprattutto per il significato emotivo attribuito al colore.

Segue una sala che racconta la relazione fra Edoardo Sanguineti e Sirotti: il poeta dedica un sonetto al colore che più si identifica con l'opera del pittore, "Vedo Verde". Un'esperienza multisensoriale permetterà di ascoltare i versi della poesia, di vederne il manoscritto, oltre a una serie di oggetti reinterpretati da Sirotti sul tema del verde, come una curiosa, tridimensionale cravatta. Fra la fine del Novecento e l'inizio del nostro secolo, i dipinti di Sirotti e soprattutto i soggetti floreali godono di grande successo presso il pubblico; il pittore ne realizza molti, con una rapidità che evoca la produzione seriale: ecco quindi la sala intitolata "Sirotti Pop", dove una serie di tele dedicate ai fiori viene messa in relazione con l'opera dell'artista che seppe comprendere il potenziale espressivo della serialità nell'arte: Andy Warhol, presente in mostra con uno dei suoi Flowers.

Omaggio al Trionfo di David di Valerio Castello

Da qui, l'allestimento conduce alla serie di raffronti fra opere di Sirotti e i maestri della pittura genovese. Riguardo agli artisti del Novecento, quello di Sirotti è un omaggio esplicito in almeno un caso: il suo Il Castagno, infatti, ha come sottotitolo Omaggio ad Antonio Discovolo, che è presente con il suo dipinto del 1921 dello stesso soggetto proveniente dalle collezioni della Gam - Galleria d'Arte Moderna di Nervi. Il percorso espositivo però propone anche altri accostamenti, ad esempio a Sexto Canegallo o a Plinio Lomellini. Il rapporto fra Sirotti e i pittori genovesi del Seicento è invece dichiarato in una serie di reinterpretazioni di opere barocche: dalla rievocazione del 1995 degli affreschi perduti di Giulio Benso per la chiesa dell'Annunziata, agli omaggi ad Anton Maria Vassallo o Alessandro Magnasco, fino alla grande e scenografica tela di Sirotti dalle collezioni della Camera di Commercio con Trionfo di David da Valerio Castello (2006).

Sono tutti artisti che Sirotti sceglie per pura empatia: "All'artista interessa l'esuberanza e l'estro di alcuni, mentre resta del tutto indifferente dinnanzi alla buona pittura di altri", sottolinea Anna Orlando. In molti casi la mostra propone un inedito confronto tra l'opera originale e la rivisitazione di Sirotti. Un episodio noto sono i due grandi arazzi realizzati per il foyer del Carlo Felice, autentiche trasfigurazioni da due opere del Grechetto e di Bernardo Strozzi, la prima delle quali (2005) chiude il percorso della mostra. La mostra, prodotta dal Comune di Genova, fa parte di un progetto legato al ricordo del grande artista scomparso nel 2017, che la famiglia ha affidato ad Anna Orlando. La mostra di Palazzo Ducale Raimondo Sirotti - Una lettura retrospettiva è rinviata al 2021, così come le due iniziative espositive collaterali studiate per il Museo Diocesano e il Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti. Il catalogo, curato da Matteo Fochessati e Anna Orlando è edito da Sagep; accompagna l'evento espositivo e vede coinvolti, oltre ai curatori, altri storici dell'arte (Grazia Di Natale, Marco Goldin e Giulio Sommariva).

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