A tu per tu con le Ninfee: al Palazzo Ducale di Genova 5 minuti soli con l'opera di Monet

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Un incontro diretto con un capolavoro, per mettersi all'ascolto di quanto l’arte, con grande capacità narrativa, riesce a dire di sé, ma anche di noi, per fare del distanziamento sociale messo in atto per proteggerci, un’autentica occasione di avvicinamento all’arte e all’esperienza estetica. Più di ogni altro è Claude Monet, che con la sua pittura fluida ed avvolgente, col suo narrare personale eppure universale, può permetterci di vincere questa sfida. Al Palazzo Ducale di Genova c'è “5 minuti con Monet. A tu per tu con le Ninfee”. Fino al 23 agosto.

 

(TurismoItaliaNews) Con questa iniziativa Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, in collaborazione con il Comune di Genova, intende far diventare il distanziamento sociale l’occasione per un’esperienza estetica immersiva ed emozionante. Questa mostra è una sfida alla riscoperta della contemplazione, del contatto e della forza espressiva di un’opera. La visita segue i protocolli di sicurezza anti Covid-19 che prevedono il rispetto della distanza interpersonale tra i visitatori, opportunamente segnalata in verde sin dallo scalone di accesso al piano nobile. È obbligatorio l’utilizzo della mascherina e la misurazione della temperatura all’ingresso della mostra. Il percorso espositivo inizia nel loggiato maggiore e prosegue all’interno dell’Appartamento del Doge, e nella grande sala espositiva è possibile ammirare le Ninfee in completa solitudine per cinque, magnifici, minuti. All’interno della sala inoltre è possibile scegliere se ammirare l’opera in silenzio oppure accompagnati dalla musica di Arvo Pärt Spiegel im Spiegel o, in alternativa, dalle parole che lo stesso Monet scrisse al critico François Thiébault-Sisson nel febbraio del 1918, lette da Luca Bizzarri. Tramite Qr code è possibile accedere agli audio oppure utilizzare il touch screen presente in sala.

A tu per tu con le Ninfee: al Palazzo Ducale di Genova 5 minuti soli con l'opera di Monet

A tu per tu con le Ninfee: al Palazzo Ducale di Genova 5 minuti soli con l'opera di Monet

Le Ninfee, storia di un sogno di luce
Nel 1883 Claude Monet, dieci anni dopo aver scandalizzato la critica parigina con l’opera Impression, soleil levant, divenuto ormai un artista affermato, decide di trasferirsi insieme alla moglie e ai figli a Giverny, piccolo e tranquillo paese immerso nella campagna della Normandia. È soprattutto la luce di Giverny che lo affascina, come scrive egli stesso «la luce è unica: non si trova uguale in nessun’altra parte del mondo». Successivamente acquista il casolare e comincia a realizzare il sogno di una vita: quello di creare un giardino ornamentale di ispirazione giapponese, come le stampe di cui era grande appassionato. Nell’estate del 1893 ottiene l’autorizzazione per deviare il corso del fiume Epte che costeggiava allora il villaggio di Giverny, creando un piccolo stagno colmo di ninfee attraversabile da un ponticello. Monet trasforma completamente il giardino e lo cura come un giardiniere e un botanico esperto: rose, iris, tulipani, glicini, campanule, salici piangenti sono solo alcune delle tante specie vegetali che ancora oggi sono visibili a Giverny.

Il giardino diventa così una costante fonte di ispirazione: le innumerevoli piante e il ponte giapponese diventano protagonisti delle sue opere. Poi, man mano che passano gli anni, Monet si concentra sempre di più sulle ninfee e sui giochi di riflessi dell’acqua. Le Ninfee che Monet ha realizzato negli anni della vecchiaia, fino alla morte nel 1926, sono all’incirca 250. Opere meravigliose, testimonianza di una ricerca artistica che non si è mai esaurita, e che si è sempre sviluppata intorno alla luce. E se nelle prime opere è ancora possibile distinguere i fiori che galleggiano e la cornice naturale dello stagno, più passano gli anni più il campo si restringe, lo spazio si annulla e l’orizzonte è aperto: nell’opera esposta a Palazzo Ducale, realizzata tra il 1916 e il 1919 e proveniente dal Musée Marmottan Monet di Parigi, non vi è né inizio né fine, solo le foglie e i fiori che, come scrisse Marcel Proust, «sembrano fiorire in pieno cielo».

A tu per tu con le Ninfee: al Palazzo Ducale di Genova 5 minuti soli con l'opera di Monet

Nel 1894 fu un pittore italiano a sollecitare la conoscenza di Monet in Italia. Oggi come allora è ancora Giovanni Boldini ad introdurci l’opera dell’artista francese: lo fa con un capolavoro, uno dei tesori artistici custoditi a Genova, il dipinto La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, proveniente dalle Civiche Raccolte Frugone di Nervi. La mostra vanta infatti anche il contributo del Comune di Genova, che per l’occasione ha concesso in visione, come introduzione alle Ninfee l’opera di Giovanni Boldini…. che esposto qui vuole strapparci un’altra promessa, quella di scoprire, con sempre maggiore profondità, il patrimonio culturale genovese.

A corredo della mostra è stata realizzata una pubblicazione, che si propone come un vero e proprio invito alla riscoperta della concretezza dell’esperienza estetica attraverso la contaminazione dei sensi. Una contaminazione resa possibile dal contributo di Carlo Cracco, Ivano Fossati, Sandro Veronesi, Leo Lecci, Marianne Mathieu, Rinaldo Psaro e Matteo Fochessati che hanno condiviso gratuitamente i loro saperi, lasciandosi ispirare dalle ninfee di Monet. Una contaminazione che apre la strada a un’autentica percezione della bellezza. Monsieur Monet è in vendita presso la biglietteria di Palazzo Ducale, al costo di 7 euro.

A tu per tu con le Ninfee: al Palazzo Ducale di Genova 5 minuti soli con l'opera di Monet

Per saperne di più

In apertura: Luca Bizzarri è il presidente del Palazzo Ducale di Genova

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