Chagall e i mosaici della memoria: Ravenna riscopre il lato segreto di un maestro del Novecento
Ravenna celebra un incontro che appare quasi naturale: quello tra Marc Chagall e la città dei mosaici. Al Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 18 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026 apre la mostra Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, primo grande evento interamente dedicato al legame tra il genio russo e la tecnica musiva, un capitolo sorprendente e ancora poco conosciuto della sua ricerca artistica. L’esposizione inaugura la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo, appuntamento che per tre mesi diffonderà in città mostre, installazioni ed eventi dedicati a un linguaggio millenario capace di dialogare con la contemporaneità.
(Immagine in apertura: Marc Chagall, Le coq bleu, 1955-59, mosaico realizzato da Antonio Rocchi, Ravenna, Mar Museo d'Arte della città © Chagall ®, Siae 2025)
(TurismoItaliaNews) La mostra, coprodotta dal Musée national Marc Chagall di Nizza e dal Mar, curata da Anne Dopffér, Gregory Couderc, Giorgia Salerno e Daniele Torcellini, nasce in stretta collaborazione con gli Archives & Catalogue raisonné Marc Chagall. Non è un caso che Ravenna diventi teatro di questa ricognizione: fu proprio qui che nel 1954 Chagall rimase folgorato dalla luce dei mosaici bizantini, inaugurando un rapporto destinato a lasciare tracce decisive. Un anno dopo l’artista, su invito dello storico dell’arte Lionello Venturi e di Giuseppe Bovini, allora direttore del Museo Nazionale di Ravenna, partecipò alla storica Mostra di Mosaici Moderni insieme a nomi come Afro, Capogrossi, Guttuso e Vedova. Per l’occasione realizzò il suo primo mosaico, Le Coq bleu, divenuto una delle opere più iconiche della collezione ravennate e qui presentato in mostra nelle due versioni musive realizzate da Antonio Rocchi e Romolo Papa, accanto al bozzetto originale.
Il percorso espositivo si snoda attraverso quattordici progetti monumentali che Chagall concepì tra il 1958 e il 1986, provenienti da collezioni e istituzioni internazionali. Tra questi, spiccano Les Amoureux per la Fondazione Maeght, Le Char d’Elie custodito al Museo Nazionale di Nizza, Orphée per i giardini della National Gallery di Washington, The Four Seasons realizzato per Chicago e Le Mur des Lamentations destinato alla Knesset di Gerusalemme. Bozzetti, gouaches, disegni e mosaici raccontano il processo creativo, rivelando la mano del pittore-poeta che seppe reinventare il linguaggio musivo insieme a maestri ravennati come Lino Melano, sua moglie Heidi e, dagli anni Settanta, Michel Tharin.
Un’emozione particolare accompagna il ritorno in Italia di Le Grand Soleil (1965-1967), mosaico creato da Chagall con Melano come dono intimo alla moglie Valentina per la loro casa di Saint-Paul-de-Vence. Rimasto lontano dal pubblico per decenni, è stato restaurato per l’occasione da Benoit e Sandrine Coignard e restituito al suo splendore cromatico e simbolico. Un unicum che aggiunge ulteriore intensità al percorso ravennate.
La narrazione si completa con un focus dedicato al contributo dei mosaicisti di Ravenna, figure come Romolo Papa, Antonio Rocchi e lo stesso Melano, che collaborarono con Chagall e ne tradussero i bozzetti in opere musive, alimentando un dialogo fertile con la Scuola di Mosaico dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e con l’École d’Art Italien di Parigi guidata da Gino Severini
. Accanto alle opere, la mostra offre al pubblico anche un catalogo d’eccezione, edito da Silvana Editoriale, che raccoglie per la prima volta in maniera organica l’intero corpus musivo di Chagall, destinato a diventare un punto di riferimento per studiosi e appassionati.
Con Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, Ravenna non celebra soltanto un grande maestro del Novecento, ma riafferma il proprio ruolo di capitale mondiale del mosaico, in un intreccio di storia e innovazione che continua a rinnovarsi e a stupire.