I Bronzi di Riace sono tornati a casa, i capolavori del passato danno un nuovo futuro alla Calabria

Eugenio Serlupini, Reggio Calabria
Rappresentano il reperto più sontuoso e affascinante. Opere d'arte eccezionali uniche per la ricercata raffinatezza dei particolari anatomici delle sculture. Le dimensioni, circa due metri, il loro aspetto solenne e la nudità eroica riconducono in un ambito di rappresentazioni mitiche della cultura greca, in cui la figura del corpo umano nudo risponde al modo ideale, oltre che ad una concezione religiosa, di umanizzare la divinità e dunque gli uomini elevati dalle proprie virtù al livello delle divinità, cioè gli eroi o gli atleti. Sono i famosi Bronzi di Riace, finalmente tornati a Reggio Calabria per diventare la punta di diamante del Nuovo Museo Archeologico Nazionale.
(TurismoItaliaNews) Un restauro infinito, ma in fin dei conti l’attesa è valsa la pena. Rinvenute nel 1972 nelle acque del Mar Jonio a Riace, le grandi statue di bronzo raffiguranti due eroi con elmo, scudo e lancia databili al V secolo avanti Cristo, sono ancor più straordinarie. Dopo un’assenza di quattro anni, i Bronzi sono stati esposti in una sala appositamente concepita ed allestita, dotata di un avanzato sistema di controllo e filtrazione dell'aria per assicurare le migliori condizioni di conservazione alle statue, esposte su basi antisismiche realizzate in marmo di Carrara dai ricercatori dell’Enea, che ne garantiscono la massima sicurezza.

“Il Museo di Reggio Calabria è stato restaurato - ha sottolineato il ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray - e credo dimostrerà l'importanza e la bellezza di un'opera fatta insieme a giovani ricercatori dell'Enea ai quali non solo abbiamo dato fiducia, ma dobbiamo dire grazie. Come grazie dobbiamo dire a tutti quelli che hanno collaborato per un trasferimento fatto con passione e con cura”. Il ritorno dei Bronzi di Riace e la riapertura del Museo, il cui riallestimento completo terminerà entro l'aprile 2014, è un obiettivo importante per Reggio Calabria e l’affermazione della città in campo turistico e culturale.
Anche perché il Museo reggino (realizzato tra il 1932 ed il 1941, noto anche come Palazzo Piacentini, dal nome dell'architetto che l'ha progettato, Marcello Piacentini) è uno dei più importanti in Italia grazie alle splendide testimonianze della civiltà della Magna Grecia tornate alla luce in scavi e ricerche effettuati in Calabria in più di cento anni, e sorto dall’eredità delle collezioni del vecchio Museo Civico per la tenace volontà dell’archeologo Paolo Orsi.

Un pezzo eccezionale esistente nel Museo è la testa marmorea dell'Apollo Alèo, del V secolo avanti Cristo, proveniente da Crimisa, l'odierna Ciro, una delle poche sculture prodotte nella Magna Grecia. Così come gli importanti reperti sempre della fine del V secolo avanti Cristo, rinvenuti su una nave greca ritrovata a Porticello, nello stretto di Messina, che trasportava frammenti di statue di bronzo fra i quali una magnifica Testa del Filosofo di straordinaria forza espressiva, oltre alla cosiddetta Testa di Basilea. E di certo non sono da meno i reperti delle colonie greche di Locri, Reggio, Medma, Metauro, Ipponio, Crotone, Caulonia, Crimisa, Sibari, Lao. Locri in particolare, le cui terrecotte e i corredi funerari mostrano gli aspetti culturali delle popolazioni originarie del territorio. Anche Reggio greca è documentata da resti di un tempio dedicato ad Hera del VI-V secolo avanti Cristo, da una terracotta dipinta raffigurante due figure femminili danzanti, dal Korous di Reggio, una statua in marmo di giovane nudo caratterizzato da una capigliatura raffinata con trecce di colore rosso.
C’è poi il periodo dell'ellenismo sino all'età romana documentato da numerose terrecotte del III e I secolo avanti Cristo a corredo delle tombe. In una di queste, scoperta a Tresilico nel reggino, sono stati rinvenuti due orecchini d'oro e una coppa vitrea decorata in oro. Inoltre Medma, Metauro ed Ipponio, le tre colonie locresi sul Tirreno, sono raccontate da ceramiche, terrecotte e bronzi ritrovati negli scavi di Rosarno, Gioia Tauro e Vibo Valentia. Fra queste Medma, detiene il posto d'onore nel Museo, per le sue magnifiche terrecotte votive tutte databili VI-V secolo avanti Cristo. Insomma se i Bronzi di Riace sono la punta di diamante del ritrovato Museo Archeologico di Reggio Calabria, tanti altri tesori sono pronti a raccontare la storia di questa straordinaria regione protesa nel Mediterraneo.


L'entrata al Museo è a pagamento: 5 euro il biglietto intero, 3 euro il biglietto ridotto per i visitatori dai 18 ai 25 anni. I visitatori di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65 anni entrano gratuitamente. L'orario di apertura va dalle 9 alle 19 tutti i giorni. L'accesso alla Sala dei Bronzi di Riace è consentito solo a gruppi di venti persone alla volta ed è soggetto a limitazioni di tempo, secondo il seguente programma: sosta di circa 20 minuti nella sala pre-filtro, durante i quali un video intratterrà il pubblico con aggiornamenti sullo stato della ricerca sui Bronzi di Riace; sosta di circa 3 minuti nella sala filtro; visita ai Bronzi di circa 20 minuti; uscita.
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