Ospiti al Museo, Maestri veneti dal XV al XVIII secolo

“Ospiti al Museo. Maestri veneti dal XV al XVIII secolo tra conservazione pubblica e privata” è il titolo dell’esposizione che a Padova fino al 17 giugno 2012, ai Musei Civici agli Eremitani, propone una sessantina di opere tra dipinti, sculture e bronzetti di grandi artisti, fra i quali Jacopo da Montagnana, Andrea Briosco, Alessandro Vittoria, Paolo Veronese, Palma il Giovane, Padovanino, i Liberi, Giulio Carpioni, Francesco Guardi e molti altri.
(TurismoItaliaNews) Accanto ai lavori che il Museo di Padove custodisce e tutela, tramandandoli ai posteri, evitando la dispersione e talvolta l’oblio e consentendo la formazione di un’identità collettiva, ecco esposte opere che, per destino o scelte differenti, si muovono in ambito privato, ma che permettono uno stimolante confronto e offrono nuove occasioni di riflessione e conoscenza.


In mostra c’è l’Ecce homo, che rappresenta, secondo Bernard Aikema, “un apice del tardissimo periodo di Paolo Veronese …, eccellente esempio della pietas della fase tarda del pittore”; splendida è la statuetta in ottone raffigurante un Caprone attribuita al Riccio, che rimanda ai capolavori dell’artista presso la Basilica del Santo.
L’opera appare di grande importanza, trattandosi (come svelano le radiografie effettuate) di un originale creato autonomamente e non ottenuto con procedimenti di calco, tanto che - se l’invenzione fosse proprio del Riccio - ci troveremmo di fronte al prototipo della altre varianti più famose (quelle di Vienna al Kunsthistorishes Museum e di Roma al Museo di Palazzo Venezia).
Di Francesco Guardi è la piccola tela devozionale con la Madonna orante, riferibile alla piena maturità del Maestro e caratterizzata da una pennellata ricca ed elaborata, ma stesa con incredibile velocità.Potranno affascinare alcune rarità come il Profilo di figura femminile in marmo bianco di Antonio Minelli, in relazione con quell’ambiente erudito veneziano che amava i ritratti classici, ideali (ricordiamo i lavori dello scultore per la cappella dell’Altare del Santo a Padova, in collaborazione con il padre, o il Mercurio del Victoria and Albert Museum di Londra, eseguito per il celebre umanista veneziano Marcantonio Michiel) o come la placchetta in argento dorato, realizzata dal Moderno, raffigurante la Madonna con il Bambino e santi: unica altra redazione antica oggi nota di questo soggetto, oltre all’esemplare conservato al Kunsthistorishes Museum di Vienna.
E poi i ritratti: quello di Giuseppe Nogari raffigurante - secondo l’intuizione di Federico Zeri - Cristoforo Colombo e proveniente dalla collezione di Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone I, e quello interessantissimo di Marco Bembo attribuito al friulano Sebastiano Bombelli. Bombelli aveva ottenuto immediatamente uno straordinario successo nella ritrattistica e, avendo già raffigurato il Bembo in un quadro ufficiale destinato a Palazzo Ducale nel 1667-78, non è improbabile che il nobiluomo abbia affidato a lui anche il ritratto privato.
“L’importanza dei pezzi presenti sul mercato” - ricorda Davide Banzato - “attira, oltre che l’interesse dei collezionisti, anche quelli del ricercatore e del conoscitore, per valutazioni e confronti. Così anche la proprietà privata concorre alla ricostruzione di fisionomie artistiche o alla creazione di complessi tipologici. L’accostamento fornisce elementi utili alla conoscenza delle opere e di chi le ha create, il raffronto permette di istituire una scala di valori, sulla scia aperta dall’attenzione dei curiosi”.
Così, se la presenza del ritratto di Bembo consente indirettamente di confermare l’attribuzione al Bombelli del Ritratto di giovane gentiluomo dei Civici Musei di Padova, una bella tela del Padovanino, raffigurante Ecuba e Priamo - collocabile agli inizi del quarto decennio del Seicento, in una fase di libera rielaborazione dell’artista dei modi tizianeschi - viene accostata in questa occasione alla Sacra Famiglia dei Musei Civici che si pone a conclusione di questa evoluzione stilistica del pittore. E ancora, la Salomè con la testa del Battista di Pietro o Marco Liberi - sempre delle collezioni museali patavine - ha un riscontro interessante nell’Allegoria della Pittura degli stessi artisti, attualmente sul mercato, per gli elementi di maniera e il gusto pittorico che sembra ormai volgere in entrambi verso il barocchetto del figlio Marco.
Nel Museo le opere sono inserite in un contesto totalmente diverso da quello per cui erano nate. Ordinate, studiate e sistematizzate, diventano portatrici di valori estetici e storici e concorrono alla formazione di quei grandi contenitori di memoria specificamente legata a un luogo, che sono i nostri musei.
Per saperne di più
Musei Civici agli Eremitani
Piazza Eremitani, 8 – Padova
tel. 049 8204551
http://padovacultura.padovanet.it
Orari di apertura: da martedì a domenica, 9 – 19
Chiuso i lunedì non festivi
Biglietti: intero € 10, ridotto € 8; ridotto scuole € 5; gratuito: bambini fino a 5 anni e portatori di handicap, possessori biglietto Cappella degli Scrovegni, Padovacard, Cartafamiglia, Musei tutto l’anno.

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