L’Italia riparte, ma spende meno: come cambiano i viaggi degli italiani tra autunno e inverno
La voglia di partire non manca, ma il portafoglio pesa. È questa l’immagine che emerge dalla nuova indagine sulla stagionalità realizzata da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente di Arte – Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, che ha analizzato le scelte di oltre 1.000 turisti italiani in vista dei ponti autunnali e delle festività di dicembre. Un’Italia che continua a mettersi in viaggio – l’88% degli intervistati trascorrerà almeno una notte fuori casa – ma che seleziona, taglia, rinuncia: l’inflazione erode il potere d’acquisto e il turismo si adatta, ridefinendo priorità e desideri.
(TurismoItaliaNews) L’aumento dei prezzi è percepito come un freno dal 62% dei viaggiatori, mentre il 56% dichiara di disporre di un potere di spesa inferiore rispetto agli anni precedenti. Solo un italiano su quattro (26%) dispone oggi di un budget maggiore.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le esperienze gastronomiche:
il 21% rinuncerà a ristoranti di fascia standard, premium e fine dining;
il 15% inizierà a risparmiare proprio sul vino, spesso voce importante del conto.
Eppure il cibo resta centrale: il 66% dei turisti mette la scoperta gastronomica al primo posto, prima ancora delle attrazioni culturali. Una contraddizione solo apparente: la ricerca conferma una domanda matura e consapevole, che cerca autenticità, qualità e identità territoriale, ma è costretta ad adeguarsi ai nuovi limiti di spesa.
Viaggi brevi, mete vicine e città d’arte in testa alle preferenze
La durata media delle uscite si accorcia:
il 45% sceglie viaggi di 2-3 giorni,
il 33% di 4-7 giorni,
solo il 6% si muove senza pernottamento,
e un altro 6% rinuncia del tutto a partire.
A trainare la stagione autunnale sono soprattutto le città d’arte, scelte dal 63% degli intervistati. Il mare tiene (35%), la montagna sale al 33% – in particolare in vista del Natale – mentre borghi e aree rurali attirano il 25%, con picchi nel Centro Italia e nelle fasce d’età 35-54 anni. Una tendenza, questa, che favorisce la deconcentrazione dei flussi turistici, offrendo spunti utili per la programmazione territoriale.
Sul fronte delle destinazioni, l’Italia resta protagonista:
59% viaggerà solo entro i confini nazionali,
22% alternerà Italia ed estero,
19% sceglierà esclusivamente viaggi oltre frontiera.
Enogastronomia: il motore del viaggio resiste (ma si trasforma)
Nonostante i tagli, il desiderio di vivere esperienze legate al gusto rimane molto forte. Durante il viaggio:
il 52% farà degustazioni al ristorante,
il 40% visiterà cantine,
il 38% parteciperà a eventi enogastronomici,
il 27% visiterà frantoi o aziende olivicole,
il 27% abbinerà sapori e benessere con formule tra Spa e gastronomia.
Le esperienze attive – trekking nei vigneti, cicloturismo, mountain bike – crescono soprattutto tra i 25-44 anni, mentre l’approccio si fa più culturale e degustativo nelle fasce mature. L’enogastronomia si conferma così un vettore trasversale, capace di unire generazioni ma con modalità diverse.
Il commento dell’esperta: “Domanda vivace, ma più esigente. La chiave è accessibilità e autenticità”
Per Roberta Garibaldi, la fotografia scattata dall’indagine è chiara: “La domanda rimane forte, ma è molto più selettiva nelle scelte di spesa. Per gli operatori dell’enogastronomia sarà fondamentale mantenere prezzi trasparenti e accessibili, valorizzando al contempo la qualità e l’identità territoriale”.
Tre le direttrici principali evidenziate:
Polarizzazione economica: giovani e redditi alti aumentano il budget, famiglie e ceti medi lo riducono.
Ricerca di autenticità e low density: borghi, campagne e territori meno battuti acquistano appeal nei profili culturalmente più evoluti.
Evoluzione dell’esperienza enogastronomica: il cibo diventa pratica immersiva, intreccio di paesaggi, cultura e narrazioni.
Un autunno-inverno di viaggi più consapevoli
Gli italiani continueranno a viaggiare, ma con un occhio attento ai prezzi e una crescente attenzione per esperienze autentiche, sostenibili e di qualità. Città d’arte, piccoli borghi, cantine e paesaggi rurali diventano così le mete simbolo di una stagione fatta di scoperte, ma anche di scelte ponderate. Un turismo che cambia, ma non si ferma: segue il gusto, ma misura il conto.



