Amore a prima vista: a Tivoli la straordinaria Villa Adriana racconta fasti e vizi dell’Imperatore che la ideò

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Angelo Benedetti, Tivoli / Lazio

Un capolavoro che riunisce in modo unico le più alte espressioni delle culture materiali del mondo antico mediterraneo. E di fatto combina i migliori elementi del patrimonio architettonico di Egitto, Grecia e Roma nella forma di una “città ideale”. Villa Adriana a Tivoli, vicino a Roma, è un eccezionale complesso di edifici classici sorti nel II secolo d.C. per volere dell’imperatore romano Adriano. Lo studio dei monumenti che la compongono ha avuto un ruolo cruciale nella riscoperta degli elementi dell’architettura classica da parte dei progettisti del periodo rinascimentale e barocco, fino ad influenzare profondamente anche molti designer del XIX e XX secolo.

 

(TurismoItaliaNews) Venti anni. Tanto c’è voluto per realizzare questo capolavoro assoluto iscritto dall’Unesco nel Patrimonio dell’umanità. Non potrebbe essere diversamente e non solo per la sua bellezza unica e irripetibile. Studiandola nel dettaglio, si è verificato che sono state impiegate tecniche avanzate di costruzione e di idraulica, ad ulteriore dimostrazione dei livelli raggiunti dai progettisti attivi nell’antica Roma. Eravamo tra il 117 e il 138 d.C. e cioè nel periodo di governo dell’imperator Caesar Traianus Hadrianus Augustus (Italica, Spagna, 76 - Baia 138).

Certo la scelta del sito in qualche modo ha contribuito: un pianoro tufaceo tra i due affluenti del fiume Aniene nella piana sottostante di Tivoli (all’epoca Tibur), a est di Roma, scelto da Adriano in persona per una serie di fattori. A partire dall’essere un luogo strategico, agevole e allo stesso tempo facilmente difendibile e controllabile per la sua posizione rialzata e panoramica, tanto che lì c’era una preesistente residenza di età repubblicana. E poi perché facilmente raggiungibile da Roma (appena 17 miglia romane, ovvero 28 chilometri) grazie al collegamento della via Tiburtina. Infine la grande ricchezza di acqua e vegetazione. Davvero Adriano dev’essersene innamorato a prima vista.

In realtà l’attuale estensione della Villa potrebbe addirittura essere inferiore a quella dell’epoca di Adriano, quando potrebbe aver superato i 200 ettari con i suoi giardini alternati a edifici e padiglioni. “I corpi di fabbrica che lo compongono, disposti secondo una rigorosa concezione spaziale in un'ampia area di almeno 120 ettari – sottolinea al riguardo la dottoressa Marina Sapelli Ragni, già soprintendente per i Beni archeologici del Lazio, autrice di libri in tema nonché ideatrice e curatrice di mostre su questo splendido sito - dovevano in origine essere più numerosi come provano recenti indagini di scavo, ad esempio nell’area antistante il Vestibolo, dove è venuto in luce un nuovo edificio, interpretato come Antinoeion, luogo della memoria in onore del favorito Antinoo morto tragicamente nel Nilo. La scoperta, in un'area marginale del complesso residenziale, dimostra come a tutt’oggi non siano certi i limiti della Villa, sicuramente assai più estesa di quanto suggeriscano gli attuali resti”.

Considerata la regina delle ville imperiali dell’antica Roma per l’imponente grandiosità dell’architettura, la Villa Adriana era concepita secondo un progetto architettonico teso a rappresentare una vera e propria città, divisa in quattro nuclei: gli edifici di rappresentanza e termali, il Palazzo imperiale, la residenza estiva e la zona monumentale. “La Villa riproponeva gli spazi della città romana ma anche le province dell’Impero, per questo viene definita come una città ideale – annota l’Unesco - in cui le parti si accordano in una grande descrizione simbolica del mondo mediterraneo dell’epoca di Adriano”. E così per celebrare i viaggi dell’imperatore nelle province, gli edifici monumentali sono dedicati alla Grecia, all’Egitto, alla Siria: il Pecile ripropone ad esempio la Stoà di Atene, il porticato sotto cui si discuteva di filosofia e scienza. C’erano poi templi, biblioteche, teatri, terme, ninfei, l’odeon, l’arena, l’accademia e parchi, magazzini e alloggi per la servitù e le guarnigioni. L’apparato decorativo e scultoreo era di altissimo livello: ovunque si trovano statue, giochi d’acqua, colonnati, marmi pregiati, affreschi, stucchi e mosaici policromi.

Per comprendere bene l’essenza di Villa Adriana non si può non tenere conto della personalità dell’imperatore: dissoluto, tormentato ed egoista, quanto ammiratore della civiltà greca, letterato, esteta, architetto, musicista. “Non conosciamo i nomi dei progettisti della villa tiburtina, ed è possibile che Apollodoro, a cui è stato attribuito il progetto del Pantheon, vi abbia partecipato – ha evidenziato la dottoressa Marina Sapelli Ragni (che ha anche firmato il Bollettino illustrativo del francobollo che l’Italia ha dedicato alla Villa Adriana nel 2011) - e comunque probabile che tra di essi vi fosse anche Decriano, abile architetto incaricato da Adriano di spostare la statua bronzea di Nerone ritratto come Helios - che per le dimensioni colossali aveva dato il nome di Colosseo all'anfiteatro Flavio - per far posto al nuovo Tempio di Venere e Roma”.

In ogni caso l’imperatore non è rimasto estraneo all’assetto e all’estetica: lui che possedeva una personalità poliedrica e si dilettava di diverse arti, era convinto della missione universalistica dell’impero. Con questa visione aveva stabilito per la sua Villa ampi spazi a giardino, in un’ottica di dialogo tra architettura, paesaggio, e giardino artificiale. La presenza di vigneti e oliveti, impiantati successivamente nei secoli seguenti, divenne parte dell’immagine della Villa e fornì da esempio per i giardini rinascimentali. L’uso di statue e il ruolo fondamentale dei giochi d’acqua, talvolta anche molto complessi, hanno costituito, inoltre, un modello per i giardini nobiliari rinascimentali, ispirati al gusto antico.

A partire dal Teatro Marittimo, una straordinaria intuizione che ha dotato la Villa di una costruizione concepita come un edificio “calato” su un’isola artificiale circondata da un canale e collegata attraverso ponti di legno girevoli ad un portico anulare sorretto da un colonnato ionico. Un nome, per la verità, del tutto arbitrario, che derva dalla forma e dalla decorazione architettonica, ispirata a motivi marini quali tritoni, nereidi, corse di amorini su cocchi trainati da vari animali. E’ questo, più di altre realizzazioni, l’emblema della Villa “in quanto riassume alcune tra le caratteristiche più salienti della progettazione del complesso residenziale, fra cui l'impiego insistito degli andamenti mistilinei, tanto cari aIl'imperatore. I portici curvilinei che caratterizzano l’architettura sull'isola presentano una trabeazione con raffinati fregi figurati riferibili alla corsa di eroti su carri e a soggetti marini - cui l’edificio deve il nome attuale - in cui eroti, tritoni e animali fantastici cavalcano in rapido movimento tra le onde” spiega la dottoressa Benedetta Adembri, grande studiosa del complesso archeologico.

Non solo: “L’isola ripete nei suoi elementi costitutivi lo schema tipico della domus, con atrio, cortile, portico per passeggiare, tablino, cubicula (riconoscibili per la presenza di un’alcova), impianto termale e, perfino, tre latrine singole, ubicate negli spazi di risulta; il quarto spazio era destinato al forno che doveva riscaldare il piccolo impianto termale privato dell’imperatore, realizzato sul lato occidentale dell’isola: la presenza di una scala in muratura, che mette in comunicazione la vasca per il bagno freddo del frigidarium con il canale anulare, prova che quest’ultimo svolgeva anche la funzione di natatio, o piscina per nuotare. Lo spazio interno, seppure ridotto e condizionato dalla pianta circolare, è stato sfruttato in maniera ottimale per realizzare tutti gli ambienti idonei alle esigenze dell’imperatore: in effetti, il Teatro Marittimo si configura come una ‘villa’ all’interno della Villa, in cui all’estrema funzionalità è associata la capacità di costringere e adattare lo spazio in senso estetico” conclude la dottoressa Benedetta Adembri (che ha firmato il testo illustrativo del francobollo che l’Italia ha dedicato alla Villa Adriana nel 2011).

Altro luogo di forte impatto è il Canopo, un altro complesso monumentale costituito da una piscina-canale e da una coenatio estiva, realizzato grazie ad una stretta e lunga depressione. “Allusivo il tentativo – spiegano gli studiosi – di ricreare, nella progettazione architettonica, una fra le famose località dell’impero, ed esttamente la città egizia di Canopo, collegata ad Alessandria mediante un canale artificiale e nota, in passato, per un grandioso tempo di Serapide”. A circa metà del colonnato, quattro cariatidi, copie di quelle dell’Eretteo dell’Acropoli di Atene, e dei Sileni, sostituivano le colonne, mentre sul lato curvo del canale, a nord, erano sistemati dei gruppi scultorei rappresentanti il Tevere, il Nilo, ed un coccodrillo che, insieme ad alcune sculture raffiguranti Ares, Athena ed Ermes, oltre a delle copie delle Amazzoni di Fidia e Kresilas, furono ritrovati in frammenti all’interno del canale. Alle due estremità interne del bacino erano sistemati due gruppi scultorei, sorretti da un basamento affiorante dall’acqua, rappresentante Scilla.

Con il declino dell’Impero, la Villa ha subito non poche razzie e per molti secoli è stata lasciata in stato d’abbandono e sfruttata come cava di materiali da costruzione. Il prodigioso patrimonio di statue venne spogliato via via da papi e cardinali, a partire dal Cinquecento. Oggi quei reperti sono in gran parte confluiti in collezioni pubbliche e private di Roma e delle principali città europee. Soltanto alla fine del XIX secolo, quando la Villa è entrata nel patrimonio del Regno d’Italia, sono iniziate le prime opere di recupero sistematiche, che si sono protratte per tutto il XX secolo, coinvolgendo specialisti archeologi internazionali. Ma ovviamente scavi, studi e sistemazioni sono sempre all’ordine del giorno per aggiungere nuovi tasselli alla storia di questo straordinario patrimonio storico.

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