La Ruta del Barroco Andino, in Perù i capolavori dell’arte tra contaminazioni Inca e tradizioni di ogni tempo

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Giovanni Bosi, Andahuaylillas / Perù

E’ da sola un viaggio attraverso le meravigliose città delle Ande, dove percorrendo strade e piazze si può vivere l’esperienza della quotidianità della gente che vi abita, scoprendo al contempo autentici capolavori dell’arte e la storia che sta dietro alla loro realizzazione. Siamo in Perù e questa è la Ruta del Barroco Andino.

 

(TurismoItaliaNews) Dire che il Perù è un Paese straordinario è praticamente scontato: gli Incas, i condor, il lago Titicaca, il Machu Picchu sono luoghi conosciutissimi che rapiscono il visitatore anche più disincantato. Ma la nazione sudamericana è uno scrigno di eccellenze e di tesori culturali e naturalistici che non basterebbe una vita per scoprire ed apprezzare. Tra questi c’è sicuramente la Strada del Barocco andino, il percorso che tocca altrettante località rese preziose da quattro chiese barocche che documentano la contaminazione tra la cultura europea e quella della Cordigliera.

Dalla chiesa della Compagnia di Gesù a Cuzco alla chiesa di San Pietro Apostolo ad Andahuaylillas (la “Cappella Sistina d'America”), dalla Capilla de la Virgen Purificada de Canincunca di Urcos alla chiesa di San Giovanni Battista a Huaro è un fiorire di sculture, stucchi e dorature, imponenti soffitti decorati e cassettonati. Una maestosità che richiama molto da vicino gli edifici sacri spagnoli e portoghesi, così come quelli di alcuni luoghi latino-americani, come il Brasile.

La città di Cuzco, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, rappresenta inevitabilmente il punto di partenza: quando gli spagnoli l’hanno conquistata nel XVI secolo, hanno conservato l’assetto originario sviluppatosi sotto il sovrano inca Pachacutec, arricchendolo con chiese e palazzi barocchi realizzati sulle rovine della città antica. A 3.400 metri di quota, nel cuore delle Ande centrali, è l’espressione del Barocco per antonomasia: qui la storia pre-Inca ed Inca ha finito con il fondersi con i precetti religiosi importati dalle congregazioni arrivate al seguito dei Conquistadores, in particolare la Compagnia di Gesù, l’ultima giunta in Perù. Tanto che oggi a Cuzco si intrecciano per tutto l’arco dell’anno feste e celebrazioni legate alla tradizione, alla religione e alla patria, con danze e usanze tipiche della regione. Il festival più importante è l'Inti Raymi o Festival del sole, celebrato il 24 giugno in onore del Padre Sole, dio guardiano dell’Impero Inca. Inti è il sole, sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l’imperatore. Un altro evento di assoluto rilievo qui a Cuzco è il Festival del Corpus Christi, di solito a giugno, nel quale si rende omaggio a quattordici santi che richiamano gli altrettanti Inkas del Tawantinsuyo.

E’ nella cornice di Plaza Mayor che si stagliano e si distinguono la Cattedrale di Cusco e l’Inglesia della Compagnia di Gesù a doppio campanile (eretta sulla base dell’antico palazzo Inca Amaru Cancha) per l’impressionante qualità e ricchezza delle strutture e delle loro decorazioni. E’ però la seconda a monopolizzare lo sguardo, anche per la sua altezza (da queste parti i terremoti sono frequentissimi e una “regola aurea” vorrebbe che la base di ogni edificio fosse ben più ampia dell’altezza per opporre una maggiore resistenza alle scosse telluriche) ben diversa dalle strutture circostanti. Ma soprattutto perché è considerata uno dei più belli fra i Barocchi coloniali del continente americano: la sua facciata è in pietra tagliata ed il suo altare è in pietra rivestita di una lamina d’oro.

Ad Andahuaylillas, una piccola città a una quarantina di chilometri da Cuzco, a 3.000 metri di altezza, la Chiesa di San Pedro Apóstol è chiamata la “Cappella Sistina delle Ande” per i magnifici affreschi che arricchiscono le sue mura. Costruita probabilmente su un antico sito Inca alla fine del XVI secolo, è ricoperta da pitture murali, gran parte delle quali opera di Luis de Riaño, allievo di Angelino Medoro, negli anni Venti del XVI secolo. La tecnica utilizzata per la decorazione delle pareti interne ed esterne è quella della pittura a tempera, con l’acqua usata come solvente e una sorta di colla come legante. Di grande valore è il soffitto policromo in stile mudéjar costruito utilizzando un metodo preispanico chiamato kur-kur che mette insieme canna, paglia e fango al posto del legno.

A poca distanza da Andahuaylillas, circa 4 km, si trova Huaro, la cui chiesa bianca dedicata a San Juan Bautista è stata costruita dai Gesuiti alla fine del XVII secolo. Composta da un’unica navata, è in stile classico, con la facciata impreziosita da decorazioni tipiche del posto e un campanile a vela; all’interno l’altare rinascimentale è considerato tra i più antichi del Perù. E’ però la coppia di affreschi opera di Tadeo Escalante, ai lati del cancello d'ingresso, a costituire l’opera d’arte più affascinante della chiesa. Tra il 1675 e il 1699 gli artisti locali vennero incaricati di realizzare pitture murali e decorazioni che documentano una fusione di credenze e stili indigeni e coloniali.

Per anni, le nuove composizioni sono state dipinte una sull’altra: l’ultimo strato di questo lavoro in continua evoluzione è stato realizzato nel 1802 proprio da Tadeo Escalante, artista di discendenza sia Inca che europea. Scene dall'Antico e dal Nuovo Testamento si alternano su una superficie della parete di circa 575 metri quadrati; mentre la decorazione del soffitto raggiunge i 360 metri quadrati.

Infine la Cappella Canincunca nei pressi della città di Urcos, capoluogo della provincia di Quispicanchi. E’ dedicata alla Vergine della Candelaria ed è stata probabilmente costruita all’inizio del XVII secolo allo scopo di evangelizzare le popolazioni della zona, al di sopra della laguna di Urcos (precedentemente chiamata Qoyllurcocha e attualmente Qoyllururmana) su un importante sito preispanico. Il cimitero che si trova sulla collina dietro la cappella conserva resti risalenti all'Impero Inca.

L'interno della cappella contiene un'iconografia barocca andina come rappresentazioni di viscachas e una immagine della Vergine della Candelaria (o Vergine Purificata). Il 2 febbraio di ogni anno gli abitanti della zona celebrano la ricorrenza con balli e canti. Costruita interamente con la terra, è possibile vedere i rinforzi laterali che contrastano i carichi della sua copertura, realizzata in legno di ontano, una specie vegetale comunemente usata nella costruzione di edifici per la sua grande resistenza. A differenza degli altri monumenti della Ruta del Barroco Andino, la piccola Cappella di Canincunca non è conosciuta per la grandiosità delle sue forme o la ricchezza dei suoi interni, quanto piuttosto per la raffinatezza dell’arte murale del tempo.

Va detto che della Strada del Barocco andino esistono due percorsi, uno breve e uno lungo. Il primo attraversa Cuzco, Andahuaylillas, Huaro e Urcos verso il lago Titicaca e la Bolivia; quello lungo pur includendo le stesse tappe di quello breve, continua in direzione di Puerto Maldonado dopo aver raggiunto Urcos e passando attraverso Ccatcca, Ocongate e Marcapata.

Seguire l’itinerario della Ruta del Barroco Andino, al di là del valore artistico e culturale (ma persino umano visto che si può conoscere meglio la quotidianità della gente che vive da queste parti) consente di muoversi tra spettacolari catene montuose, passando dalla Valle di Cusco e muovedosi in direzione della catena montuosa Vilcanota, con la possibilità di ammirare perfino la neve immacolata dell’Ausangate.

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