Nowruz, il Capodanno dell’Iran: le tradizioni della festa più amata dagli iraniani. Benvenuti nel 1395

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Giovanni Bosi, Teheran / Iran

Benvenuti nel 1395. Quella che tra il 20 e il 21 marzo 2016 vive l’Iran è sicuramente la festa civile più amata dal popolo iraniano: il Capodanno. Una festa che se da un lato fa ritrovare alcune tradizioni analoghe con veri e propri riti propiziatori che mettiamo in pratica anche noi italiani sulla scorta di un antico retaggio, dall’altro si configura come un momento da vivere diversamente dalle modalità occidentali. Ma di certo il momento giusto per rinsaldare gli affetti familiari, le amicizie e anche per riscoprire i luoghi della storia di questo grande Paese.

 

(TurismoItaliaNews) Capodanno dunque. Ma non pensiamo a fuochi artificiali, brindisi augurali o movida notturna come siamo soliti immaginare il Capodanno occidentale. Quella che gli iraniani chiamano Nowruz (e che dal 2010 le Nazioni Unite hanno voluta riconoscerla come Giornata di rilevanza internazionale) è una festa che a ben guardare il profondo intimo familiare e la riaffermazione di valori importanti in un momento in cui si parla di “rinascita”, di un “nuovo inizio”. E’ infatti la tradizionale ricorrenza che celebra l’inizio del nuovo anno e che accomuna all’Iran anche alcuni Paesi dell’Asia centrale come Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan. In questi giorni sono molti gli iraniani che vivono e lavorano all’estero che rientrano nella loro patria per riunirsi alle famiglie e vivere insieme una celebrazione che dura ben 13 giorni, periodo nel quale molte attività si fermano (come le scuole) o si riducono (come l’apertura degli uffici pubblici).

La Torre Azadi, simbolo della capitale Teheran. In apertura: la tavola imbandita secondo la tradizione di Capodanno

I mesi del calendario persiano

Farvardin (marzo 21-aprile 20)
Ordibehešt (aprile 21-maggio 21)
Xordād (maggio 22-giugno 21)
Tir (giugno 22-luglio 22)
Mordād-Amordād (luglio 23-agosto 22)
Šahrivar (agosto 23-settembre 22)
Mehr (settembre 23-ottobre 22)
Ābān (ottobre 23-novembre 21)
Āzar (novembre 22-dicembre 21)
Day (dicembre 22-gennaio 20)
Bahman (gennaio 21-febbraio 19)
Esfand (febbraio 20-marzo 20)

Il calendario. Scoprire e vivere insieme agli iraniani i rituali che affondano nella notte dei tempi per la festa del Nowruz è straordinario, perché fa comprendere la vera essenza di questo popolo colto e rispettoso. E particolarmente incline allo studio e alla ricerca. Da sempre. Del resto il Nowruz è unito a doppio filo all’antichissimo calendario solare persiano, che gli esperti considerano il più esatto dal punto di vista scientifico, in base al quale il nuovo anno che inizia è il 1395 con il mese chiamato Farvardin (in onore del Fravashi, angelo custode del mazdeismo). L’anno 0 è il 622 d.C. (l’anno dell’egira, lo spostamento di Maometto dalla Mecca a Yathrib, poi chiamata Medina) ma rispetto al calendario lunare musulmano quello persiano ha più giorni e stabilisce quali sono gli anni bisestili sulla base dell'osservazione dell'equinozio di primavera, tanto che il margine di errore è di un giorno ogni 141.000 anni. Il calendario gregoriano che utilizziamo noi ha invece un giorno di errore ogni 3.226 anni.

Un po’ di storia. Una festa antichissima dunque, visto che secondo la tradizione iraniana il Nawrūz risale a circa 15.000 anni fa, ai tempi del leggendario re persiano Yima, figura mitica dello zoroastrismo, ideatore della festività che allora celebrava l’arrivo della primavera. L’inizio del nuovo anno, in ogni caso, non cade automaticamente sempre lo stesso giorno, ma varia di volta in volta oscillando tra il e il 21; la reintroduzione di questo calendario è avvenuta in Persia nel 1922 grazie a Kay Khosrow Shah Ruh. I primi 6 mesi sono di 31 giorni, i successivi 5 mesi sono di 30 giorni l'ultimo mese è di 29 giorni negli anni normali e di 30 giorni in quelli bisestili.

Nel 487 a.C. l'imperatore persiano Dario fece celebrare il Nawruz nel suo palazzo reale a Persepoli; in quell'anno, infatti, il sole cadde esattamente al centro dell'osservatorio astronomico costruito nel palazzo; questo evento eccezionale, previsto dagli astronomi persiani, venne visto come un segno di buon auspicio per il regno.

La tradizione. Il Capodanno in Iran è preceduto da due momenti salienti: l’Khane Tekani, ovvero la pulizia della casa, e lo Chahârshanbe Sûrî, la festa del fuoco che si vive l’ultimo mercoledì dell’anno. Il fuoco, da sempre simbolo della purificazione, con il suo colore rosso, il calore e la vivacità serve a ravvivare il pallore e il buio della notte. E poi c’è la preparazione dell'Haft Sîn: è una tavola imbandita con almeno sette elementi accomunati dall’iniziale del loro nome con la lettera “S” allo scopo di assicurare alla casa e alla famiglia prosperità, purezza spirituale, salute, lunga vita e fortuna. Sette è considerato un numero magico e richiama i sette arcangeli con l’aiuto dei quali, quasi tremila anni fa, Zarathustra ha fondato la sua religione. Si mettono sabzeh (chicchi di lenticchie, orzo o frumento, germogliati a simboleggiare la rinascita), samanu (un impasto di orzo germogliato e tostato, l'abbondanza), senjed (frutti secchi di oleastro, a simboleggiare l'amore), sîr (aglio, la salute), sîb (mele rosse, la bellezza), somaq (bacche di Sommacco, l'asprezza della vita), serkeh (aceto, la pazienza e la saggezza). Ma non mancano neppure i fiori, le candele accese, la bandiera tricolore persiana (verde bianco e rosso in orizzontale, vale a dire patria, fede, il sangue versato dagli eroi), acqua di rose, alcune famiglie per rispetto mettono un libro sacro (l'Avesta, il Corano o Kitáb-i-Aqdas) o anche un libro di poesie (Shahnameh o il Divan di Hafiz). Ma questa è in realtà una festa assolutamente civile e non religiosa.

“Il Capodanno è un momento molto importante per noi iraniani – ci racconta Arhas, un giovane iraniano che vive in Italia – è il momento per riunire la famiglia, ritrovare il calore degli anziani, scambiarci dei doni come eyde, cioè banconote rigorosamente nuovissime donate dagli anziani ai più giovani, oppure degli indumenti nuovi che si indossano il giorno della festa. E poi si vanno a trovare parenti ed amici, che a loro volta ricambiano la visita; in ogni caso non si va all’ora di pranzo o di cena, insieme si può bere un tè e mangiare frutta secca, noci, pistacchi, noci, pinoli. In tutto tredici giorni: l’ultimo – ci spiega ancora Arash – deve essere trascorso all’insegna del relax e divertimento all'aria aperta, un po’ come la vostra Pasquetta per una gita fuori porta. Si organizza un picnic in un parco, l’importante è stare fuori casa…”.

Ma c’è anche un’altra usanza: in questi 13 giorni gli iraniani si spostano tantissimo e vanno a visitare siti straordinari come Persepoli o città come la belissima Shiraz, Esfahan o Yadz per la riscoperta della propria, antichissima storia.

 

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