La città che giurò alla Libertà: la Pinacoteca Civica di Ancona, scrigno d’arte e memoria verso il 2028
di Giovanni Bosi, Ancona / Marche
Tra capolavori del Rinascimento, eroi della storia cittadina e testimonianze di un’identità millenaria, la Pinacoteca Civica racconta l’anima di Ancona mentre la città si prepara al grande appuntamento di Capitale Italiana della Cultura 2028. La città dorica guarda all’evento con l’ambizione di raccontarsi al Paese non soltanto come porto dell’Adriatico e crocevia di popoli, ma come hub d’arte, di cultura e di memoria. La nomina che la vedrà protagonista, rappresenta infatti un’occasione straordinaria per valorizzare un patrimonio che affonda le proprie radici in oltre duemila anni di storia.
(TurismoItaliaNews) In questo percorso, uno dei luoghi simbolo destinati a diventare protagonista è la Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”, custodita negli storici Palazzi Bosdari e Bonomini, autentico scrigno di tesori artistici nel cuore della città. “Visitare la Pinacoteca si rivela un viaggio attraverso secoli di civiltà, seguendo le tracce di quella Ancona che il grande viaggiatore umanista Ciriaco Pizzecolli contribuì a far conoscere al mondo – ci dice Marta Paraventi, assessore alla Cultura, Fondazioni Culturali, Politiche Comunitarie e Macroregione Adriatico Ionica (nella foto in apertura) - non è un caso che il percorso museale accolga il visitatore con un invito ideale a scoprire i tesori della città e a ripercorrere la straordinaria fioritura delle arti che, nel corso dei secoli, ha caratterizzato il capoluogo marchigiano”.
La sede stessa della Pinacoteca racconta una storia affascinante. Palazzo Bosdari, antica dimora della nobile famiglia di origine croata costruita sulle mura cittadine e su una porzione di torre medievale, ospita il museo dal 1973. Negli ultimi anni il percorso espositivo è stato ampliato all’adiacente Palazzo Bonomini, elegante residenza settecentesca restaurata e integrata con soluzioni contemporanee. Il risultato è un complesso museale in cui architettura storica e linguaggi moderni dialogano armoniosamente, offrendo un’esperienza culturale immersiva e coinvolgente.
Il nucleo originario della collezione nasce dalla generosa donazione del pittore anconetano Francesco Podesti, figura centrale dell’arte italiana dell’Ottocento. Attorno a questa raccolta si è sviluppato un patrimonio di straordinario valore che consente di attraversare alcuni dei momenti più significativi della storia dell’arte italiana. Salendo lungo le suggestive scale sospese che collegano i due edifici, il visitatore incontra opere di maestri assoluti come Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Carlo Crivelli, Sebastiano del Piombo, Andrea Lilli, Olivuccio di Ciccarello, Carlo Maratti, Guercino e Sassoferrato, in un dialogo continuo tra scuole, epoche e sensibilità artistiche.
Tra i capolavori più preziosi spiccano le due celebri opere di Tiziano, testimonianza del profondo legame tra Ancona e i grandi circuiti culturali del Rinascimento. Realizzate a quasi quarant’anni di distanza l’una dall’altra per importanti chiese cittadine, la Pala Gozzi e la Crocifissione permettono di osservare l’evoluzione stilistica e umana del maestro veneziano. Nella prima, la luce diventa protagonista assoluta, amplificando emozioni e gesti dei personaggi; nella seconda, appartenente alla piena maturità dell’artista, il colore si fa più energico e drammatico, coinvolgendo lo spettatore nella potenza narrativa della scena sacra.
Ma la Pinacoteca non custodisce soltanto opere d’arte: conserva anche il racconto dell’identità civica di Ancona. Ne è esempio il monumentale “Giuramento degli Anconitani” di Francesco Podesti, una delle tele più emblematiche dell’intero museo. Realizzata in un periodo in cui la città viveva ancora sotto il controllo dell’Impero austriaco, l’opera rilegge un episodio cruciale del 1173, quando la Repubblica marinara di Ancona resistette all’assedio condotto dalle truppe di Cristiano di Magonza, luogotenente di Federico Barbarossa, e dalla flotta veneziana.
Podesti trasforma quell’evento medievale in una potente allegoria patriottica. Al centro della scena emerge la figura dell’anziano senatore Bonifacio Faziolo che, cieco ma determinato, invita i cittadini a resistere giurando sul vessillo dorico. Attorno a lui prendono vita le figure eroiche che appartengono alla memoria collettiva anconetana: la giovane vedova Stamira, che incendia una torre mobile nemica sacrificando la propria sicurezza per salvare la città, e il sacerdote Giovanni da Chio, protagonista di una leggendaria impresa nel porto assediato. Sullo sfondo si riconoscono l’Arco di Traiano e il Duomo di San Ciriaco, simboli monumentali che ancora oggi definiscono il profilo urbano della città.
L’opera assume un significato ancora più attuale nel contesto di Ancona 2028. La candidatura vincente della città si fonda infatti sulla capacità di coniugare memoria e futuro, patrimonio storico e innovazione culturale. In questo scenario, la Pinacoteca Civica rappresenta molto più di un museo: è il luogo in cui si conserva il racconto della comunità anconetana, dalle radici medievali alle grandi stagioni artistiche del Rinascimento, fino alle espressioni dell’arte moderna e contemporanea ospitate nella Galleria d’Arte Moderna, con opere di Luigi Bartolini, Enzo Cucchi, Corrado Cagli, Edgardo Mannucci, Carlo Levi e Valeriano Trubbiani.
Mentre Ancona si prepara ad assumere il ruolo di Capitale Italiana della Cultura, la Pinacoteca Civica si candida a diventare uno dei principali punti di riferimento del programma culturale. “Non soltanto una raccolta di opere d’arte, ma un luogo capace di raccontare il carattere di una città che nei secoli ha saputo dialogare con il Mediterraneo, accogliere influenze diverse e trasformarle in cultura” evidenzia Alberto Monachesi, project manager di Tipicità. “Un patrimonio che oggi, alla vigilia del 2028, si offre come una delle chiavi più autentiche per comprendere l’identità di Ancona e il suo straordinario percorso attraverso la storia” chiosa Angelo Serri, direttore di Tipicità.








