Gusto antico e tradizione per il Marrone di Serino: arriva l’Indicazione geografica protetta
GUSTO E’ ottimo come caldarrosta e per la produzione di marron glacé e ciò lo rende molto favorito dal punto di vista commerciale oltre ad essere un vero e proprio simbolo del territorio in cui nasce. E’ il Marrone di Serino Igp, la cui specialità è legata nientemeno che alla genesi dei Monti Picentini occidentali e all'influenza determinata dalle ceneri e lapilli delle eruzioni del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Una coltura antichissima da queste parti.
(TurismoItaliaNews) E’ in dirittura d’arrivo il riconoscimento dell’indicazione geografica protetta per il Marrone di Serino, la cui proposta è stata pubblica sulla Gazzetta Ufficiale del 23 aprile 2016 dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Ma com’è esattamente? Intanto va detto che la denominazione Igp designa i frutti allo stato fresco, pelati, essiccati in guscio ed essiccati sgusciati interi, provenienti dalla specie Castanea Sativa Miller o Castagna Europea, varietà Montemarano detta anche Santimango o Santomango o Marrone di Avellino o Marrone avellinese e varietà Verdola o Verdole autoctone della zona di produzione. Il Marrone di Serino è un frutto con raggiatura stellare medio-grande, ha una pezzatura medio-grossa e raramente presenta settature; la forma è generalmente rotondeggiante, per lo più asimmetrica.
La zona di produzione comprende il territorio dei Comuni di Serino, Solofra, Montoro, San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Chiusano San Domenico, Cesinali, Aiello del Sabato, Contrada e Forino ricadenti nella provincia di Avellino e i Comuni di Giffoni Valle Piana, Giffoni Sei Casali, San Cipriano Picentino, Castiglione del Genovesi e Calvanico in provincia di Salerno.

La presenza di castagneti coltivati in Campania e in particolare in questa zona, risale all'epoca dei Romani, anche se gli studi archeologici hanno dimostrato che già nel Paleolitico c’era nella valle del Serinese una presenza diffusa del castagno che presentava caratteristiche molto simili alle varietà oggi coltivate. Già nel 1532 vi sono atti che comprovano rapporti giuridici inerenti i castagneti da frutto nel Serinese, così come nel 1548 sono avvenute cessioni di castagneti a Santo Stefano del Sole. Nel medioevo, grazie all'opera sia dei monaci di Cava dei Tirreni che di quelli di Montevergine, la coltura del castagno diventa l’elemento caratterizzante di tutto il territorio di produzione.
I frutti freschi vengono utilizzati prevalentemente per ottenere Marroni bolliti, caldarroste e per la preparazione di marmellate. I frutti pelati sono utilizzati prevalentemente per i Marroni lessi, il castagnaccio e le crostate. I Marroni essiccati, in guscio o senza, vengono consumati per lo più sotto forma di “Marroni del Prete”. Tutte le tipologie possono essere utilizzate invece per realizzare, anche fuori stagione, minestre, zuppe e altre pietanze a base di Marroni. Di conseguenza le piante di Marroni da sempre vengono curate con passione e professionalità dai castanicoltori tanto che anche nelle parti più montane, non raggiungibili da mezzi agricoli, si realizzano lunette, si eseguono potature cadenzate e c’è un'ampia testimonianza e tradizione di professionalità del settore, raramente riscontrabili in altre zone. E la raccolta del Marrone di Serino avviene prevalentemente ancora in modo manuale, come in passato.


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