A Venaria Reale “Ercole e il suo mito”, l'eroe della forza nei secoli: la leggenda dall’arte decorativa al cinema

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Il mito dell’eroe greco e dei temi a esso legati, con una selezione di oltre 70 opere, tra ritrovamenti archeologici, gioielli, opere d’arte applicata, dipinti e sculture, manifesti, filmati, provenienti da istituzioni pubbliche e da collezioni private, capaci di coprire un arco cronologico che, dall’antichità classica giunge fino al XX secolo. Dal 13 settembre al 10 marzo 2019, le Sale delle Arti della Reggia di Venaria (Torino) ospitano la mostra “Ercole e il suo mito”.

 

(TurismoItaliaNews) L’iniziativa acquista un particolare significato alla luce dei lavori di restauro in corso della Fontana d’Ercole, fulcro del progetto secentesco dei Giardini della Reggia, un tempo dominata dalla Statua dell’Ercole Colosso, e da cui inizia idealmente la visita. Il percorso alla Venaria si apre con una sezione che ripercorre l’origine del mito in epoca pagana, con una serie di ritrovamenti archeologici, come vasi, anfore, coppe, realizzate nella regione greca dell’Attica tra il 500 e il 300 a.C., provenienti dall’Antikenmuseum di Basilea, che raffigurano diverse imprese canoniche dell’eroe; tra queste spiccano l’anfora del Pittore di Berlino, una delle massime espressioni della ceramica ateniese e l’hydria (vaso) attribuita al Gruppo dei Pionieri.

La mostra prosegue con la parte che testimonia la diffusione della leggenda erculea in àmbito romano, con alcune statuette in bronzo o in terracotta, oltre a una testa colossale di Ercole in riposo, copia della seconda metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo risalente al 320/310 a.C. o ancora, il calco in gesso del gruppo bronzeo di Ercole con la cerva di Cerinea di Lisippo dalla Skulpturhalle di Basilea o due intonaci dipinti provenienti dall’Augusteum di Ercolano, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che raffigurano Eracle con il Cinghiale e con il Leone di Nemea.

La mostra di Venaria analizza quindi il passaggio tra il mito pagano di Ercole e il recupero che ne fece il cristianesimo nel Medioevo, quando la figura del semidio dalla forza straordinaria e dal carattere esemplare è associata a quella del Salvatore. In questa sezione s’incontra un cofanetto in avorio, prodotto da una bottega costantinopolitana nella prima metà dell’XI secolo, raffigurante l’eroe che strangola il leone e solleva Anteo, il gigante figlio di Poseidone e di Gea che perdeva la sua forza se non toccava terra, proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli (Udine).

Una sala della residenza sabauda è inoltre dedicata alla persistenza del mito di Ercole nell’arte decorativa, come ventagli, elmi, boccali, coppe, cassoni. La celebrazione dell’eroe invincibile prosegue in epoca moderna, attraverso le opere pittoriche e plastiche, a partire dal Rinascimento, come L’Apoteosi di Ercole (1539) del Garofalo, e proseguendo nel Seicento con la scultura di scuola romana Ercole Fanciullo con il serpente, pezzo della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli e nel Settecento con due manufatti in terracotta dorata di Lorenzo Vaccaro. Un focus speciale è riservato a Gregorio de Ferrari, pittore del barocco genovese, qui per la prima volta con tutte le cinque grandi tele raffiguranti Ercole durante le sue più celebri fatiche e il momento in cui viene accolto nell’Olimpo, provenienti dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova.

Chiude idealmente l’esposizione una sezione che, ricostruendo l’ambiente di un foyer cinematografico, testimonia il rifiorire negli ultimi decenni dell’interesse sul mito di Ercole, con i grandi film, cosiddetti del “peplo”, prodotti a Cinecittà negli anni Sessanta e poi ancora recentemente a Hollywood, oltre alla trasposizione in disegni animati di Walt Disney.

La mostra “Ercole e il suo mito” è curata da un comitato scientifico presieduto da Friedrich-Wilhelm von Hase e composto da Gabriele Barucca, Angelo Bozzolini, Paolo Jorio, Darko Pandakovic, Laura Pasquini, Gerhard Schmidt, Rüdiger Splitter, Claudio Strinati, Paola Venturelli e organizzata da Swiss Lab for Culture Projects e Consorzio Residenze Reali Sabaude.

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