L'arte dell'epicentro: da Guercino a Malatesta. Le opere salvate nell'Emilia ferita dal terremoto

Far conoscere i danni occorsi al patrimonio artistico - culturale dell’Arcidiocesi di Modena - Nonantola gravemente colpito dai terremoti del maggio 2012. Esporre le opere d’arte messe in salvo dalle chiese lesionate o crollate, valorizzandole quali emblemi della rinascita del popolo emiliano dopo i primi, dolorosi momenti del post-sisma. Questi sono i principali obiettivi della mostra “L'arte dell'epicentro: da Guercino a Malatesta. Opere salvate nell'Emilia ferita dal terremoto” allestita al Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra di Nonantola.

 

 

(TurismoItaliaNews) Sono esposte fino al 16 marzo 2014 una settantina di opere recuperate dalle chiese della Bassa danneggiate dal sisma: si possono ammirare una quarantina di dipinti tra cui capolavori di maestri della scuola emiliana, bolognese, ferrarese e modenese, quali Scarsellino, Giuseppe Maria Crespi, Simone Cantarini, Sigismondo Caula ed Adeodato Malatesta, accanto ad antiche sculture lignee e in terracotta, reliquiari, argenti e scagliole tra XV e XIX secolo.

L’opera maggiormente significativa e di straordinario valore artistico è la tela del Guercino raffigurante la Madonna col Bambino e San Lorenzo dipinta nel 1624, proveniente dalla chiesa del Seminario di Finale Emilia. Le opere sono disposte attraverso un percorso che, partendo idealmente dalle porte della città di Modena e percorrendo la zona nord della provincia, arriva a Finale Emilia, epicentro dei tragici fatti del maggio scorso. Una sala a parte è dedicata ad una selezione di opere del Museo Diocesano di Carpi, ospitato a Nonantola in segno di fratellanza tra Chiese sorelle, dopo che le scosse hanno reso inagibile la sua sede.


 

Chi ha curato la mostra

La mostra è stata ideata e curata da Simona Roversi e Jacopo Ferrari in sinergia con l’Ufficio Diocesano Beni Culturali di Modena, l’ArcheoNonantola, la Fondazione “Ora et Labora” e il Comune di Nonantola. L’iniziativa ha visto la stretta collaborazione della Diocesi di Carpi e del Museo Diocesano di Carpi, specialmente nella persona del direttore, Alfonso Garuti; della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia e dei Vigili del Fuoco. Un ringraziamento particolare va ai volontari del museo e del Gruppo “San Benedetto” di Nonantola, per la costante e grande disponibilità, la competenza e l’impegno.

La mostra non è una delle solite esposizioni tematiche: la visita non deve essere determinata soltanto da un interesse culturale, ma affettivo per le comunità che per diversi secoli hanno conservato e venerato queste opere di fede e d’arte. Suo scopo è lanciare uno sguardo più ampio su quanto è capitato tra Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Medolla e Cavezzo nel maggio 2012. Per questo la mostra delle opere d’arte è affiancata da una suggestiva galleria fotografica, allestita al piano terra del museo, che testimonia in modo diretto vari momenti vissuti dalla popolazione durante i giorni del terremoto e la grave distruzione causata dal sisma. In questo modo, insieme all’esposizione delle opere, si presentano al pubblico le comunità da cui le opere stesse provengono.
Le comunità parrocchiali e tutti i cittadini potranno nuovamente avere la possibilità di ammirare i dipinti che per secoli hanno ornato gli altari delle loro chiese ora distrutte o inagibili, davanti cui pregavano, celebravano i santi misteri, accendevano una candela, sostavano in silenzio…

 

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un volume, curato da Simona Roversi, Jacopo Ferrari e Alfonso Garuti ed edito da Artestampa di Modena: lungi dall’essere semplicemente un catalogo, vuol essere in realtà una memoria storica di quanto successo in Emilia nella primavera del 2012. Nella prima parte, il racconto di chi ha vissuto quei terribili momenti in prima persona mostra le ferite (purtroppo ancora aperte) ma anche gli aspetti positivi che quegli eventi hanno portato: l’ampia solidarietà che ha mobilitato tante persone in gesti grandi e piccoli, l’impegno delle istituzioni e degli enti che a vario titolo hanno dato il loro contributo, la forza d’animo e la dignità di una popolazione in ginocchio che non si arrende. Questo è quanto espongono la cronaca e la sezione fotografica del volume.

La seconda parte racchiude una descrizione storica delle chiese colpite dal terremoto, proposte in ordine alfabetico e raccolte per comune, mostrandone immagini sia precedenti che successive, a cui seguono le vere e proprie schede di catalogo delle opere esposte. L’approfondimento dello studio relativo ad alcune di esse ha portato ad interessantissime nuove ed inedite attribuzioni, tra cui quella attinente la tavoletta di San Felice con la Madonna e Gesù Bambino in cui Alfonso Garuti ha riconosciuto la mano di Fermo Ghisoni, uno dei più stretti collaboratori di Giulio Romano, a sua volta allievo di Raffaello.
La terza parte contiene una presentazione del Museo Diocesano e della Diocesi di Carpi, con le schede di catalogo delle opere provenienti da quel territorio così profondamente martoriato dal sisma.

In occasione della mostra “L’arte nell’epicentro. Da Guercino a Malatesta, opere salvate dall’Emilia ferita dal terremoto”, il museo offre:
-fino al 31 marzo ingresso gratuito per tutti i cittadini residenti nei comuni del cratere sismico.
-per tutta la durata della mostra ingresso gratuito con visita guidata per le parrocchie dei comuni del cratere sismico che si recano alla mostra in gita organizzata, previo accordi col museo. Agevolazioni per tutte le altre parrocchie dell’Arcidiocesi che decideranno di visitare il museo.

 


Biglietto d’ingresso: 5 euro; ridotti: 3 euro / 2 euro

 

 

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