Capperi, che gusto! La cucina afrodisiaca di Pantelleria

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Per qualcuno, quella di Pantelleria, è una cucina afrodisiaca. Merito probabilmente dei profumi, del colore e del sapore che stimolano davvero tutti i sensi. Già il mare azzurro che circonda l’isola, più vicina all’Africa che alla costa siciliana, sembra avvolgerti in un abbraccio speciale, ma la sorpresa arriva quando si esplora l’interno e si scopre un paesaggio imprevedibile.

 

(TurismoItaliaNews) Non solo la lava millenaria forgiata nelle forme più improbabili, non solo una miriade di vigne di uva zibibbo, ma anche una sterminata “piantagione” di piante di capperi, sparpagliate ovunque. Andare a Pantelleria e non comprarsi un vasetto di questo frutto dal sapore deciso, sarebbe un delitto. Anche perché la buona cucina isolana ruota intorno al cappero, le cui sfumature di verde si fondono con il rosso dei pomodori, il bianco dell’aglio, il verde dell’olio, l’aroma dell’origano. Tra fine maggio e l’inizio di settembre di ogni anno, il cappero inizia la fioritura ed è quello il momento buono per la raccolta dei bottoni fiorali, non ancora aperti e diventati fiore, e che debbono essere presi prima possibile, non appena germogliano. Piccoli o medio-piccoli sono il calibro migliore, il più gustoso.

E pure il più costoso. Riconoscere le piantine, che spuntano tra i muri a secco lungo i sentieri o sulla roccia a strapiombo sul mare, non è difficile: le foglie sono di un colore verde scuro, di forma ovale e addirittura carnose; i fiori attirano l’attenzione con quel delicato colore tra bianco ed il rosa, e riflessi violacei. Non tutte ovviamente nascono spontaneamente: a Pantelleria nel corso dei secoli sono stati creati dei terrazzamenti che appaiono come una vera conquista dell’uomo sulla Natura.

Un lavoro immane, pensato per creare nuovi spazi da destinare alla coltivazione: non solo zibibbo, assolutamente da proteggere contro il vento, ma anche per i capperi. Che a Pantelleria hanno il loro marchio Igp. Una volta raccolti vengono messi sotto sale marino grosso per una decina di giorni e continuamente mescolati. Quindi vengono tolti dalla salamoia e rimessi sotto altro sale grosso per altri dieci giorni. Alla fine i capperi sono pronti per essere gustati, magari su una pizza o chissà in quale altro modo. Davvero un invito al compacimento dei sensi.

 

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