Tra Apicio e il Carpe Diem: a Spello la Cena Imperiale fa ritrovare il gusto e lo spettacolo dell’antica Roma

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A Villa Fidelia un raffinato convivio di archeofood ha trasformato la tavola in uno spettacolo tra ricette romane, poesia, musica, danza e giochi di fuoco, anteprima di Hispellvm 2026

 

di Giovanni Bosi, Spello / Umbria

Per una sera il tempo si è fermato, in una cornice di grande prestigio e con antiche suggestioni. Le lancette della storia sono tornate indietro di duemila anni e Villa Fidelia si è trasformata nella dimora di un autorevole cittadino dell’antica Hispellum, dove il banchetto non era soltanto un momento dedicato al cibo, ma un raffinato rito sociale fatto di cultura, arte, convivialità e spettacolo. È stato questo il fascino della "Cena Imperiale. Alla mensa dei Romani", l’originale appuntamento promosso dall'Associazione Hispellvm come anteprima dell'edizione 2026 della celebre rievocazione storica, in programma a Spello dal 27 al 30 agosto.

 

(TurismoItaliaNews) L'elegante residenza settecentesca sorge proprio nell'area che in epoca romana ospitava l'antico santuario federale degli Umbri, uno dei luoghi simbolo della città che l'imperatore Augusto volle chiamare Splendidissima Colonia Julia. Una cornice carica di memoria che, grazie a un accurato lavoro di ricerca storica, ha restituito agli ospiti l'atmosfera autentica di un convivio dell'età imperiale. L'iniziativa ha saputo coniugare divulgazione, archeologia sperimentale e alta cucina attraverso un'esperienza di archeofood, riportando in tavola ricette ispirate ai testi di Marco Gavio Apicio, il più celebre gastronomo dell'antica Roma. Ogni portata è stata reinterpretata con sensibilità contemporanea senza tradire gli ingredienti, i sapori e gli equilibri gastronomici della tradizione romana. Ad introdurre l’evento è stato il presidente di Hispellvm, Sandro Vitali.

Tra Apicio e il Carpe Diem: a Spello la Cena Imperiale fa ritrovare il gusto e lo spettacolo dell’antica Roma

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Un menù che racconta duemila anni di storia

Protagonista assoluto della serata è stato il percorso gastronomico curato dallo chef Francesco Panfili, realizzato con la consulenza storica di Daniele Falchi dell’Accademia Italiana della Cucina. Il viaggio è iniziato con la Gvstatio, l’antipasto destinato a stimolare il palato. Sono arrivate in tavola le Ova cotvrnicis in cartilagine betae cvm cochleis anethatis et pvlvere olivarvm, delicate uova di quaglia adagiate su un croccante nido di bietola, impreziosite da un battuto di lumache aromatizzato all'aneto – una delle erbe aromatiche più apprezzate dai Romani – e completate dalla polvere di olive nere essiccate.

A seguire le Isicia de cammaris cvm ivre de beta, gvttis sinapis et defrvtvm, morbide polpettine di mazzancolle servite con crema di bietola, gocce di senape e il caratteristico defrutum, il mosto cotto che nell'antica Roma regalava alle pietanze il tipico equilibrio tra dolce e acidulo. Le Primae Mensae hanno proposto una raffinata interpretazione delle Lagana cvm ivre croceo, fvngis tostis, vrtica et caseo ovillo, considerate le antenate delle moderne lasagne già ricordate da Orazio: sottili sfoglie di pasta antica accompagnate da una vellutata allo zafferano, funghi tostati, clorofilla d'ortica e crema di pecorino romano.

Il secondo piatto ha riportato in tavola uno dei grandi classici della cucina di Apicio: Aper myrtatvs svper cremorem cvcvrbitae cvm porris glossatis et pvlvere rosarvm, teneri bocconcini di cinghiale marinati al mirto serviti su crema di zucca, con porri glassati al miele, erbe aromatiche e una delicata polvere di petali di rosa, capace di sorprendere per eleganza e profumi.

Per le Secvndae Mensae il viaggio si è concluso con il Panis mellitvs cvm globis, ivre persicorvm et tyropatina: un cestino di pane dolce al miele accompagnato dai celebri globi, le frittelle di ricotta e miele descritte da Catone, insieme alla riduzione di pesche e alla tyropatina, raffinato budino romano considerato l'antenato dell'odierno crème caramel, preparato con latte, uova, miele e una lieve nota di pepe.

Ad accompagnare il convivio non poteva mancare il Mvlsvm, il tradizionale vino aromatizzato con miele, spezie, frutta e fiori, immancabile apertura dei grandi banchetti romani.

Tra Apicio e il Carpe Diem: a Spello la Cena Imperiale fa ritrovare il gusto e lo spettacolo dell’antica Roma

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Letteratura, musica e spettacolo alla maniera degli antichi

Ma una vera cena romana non poteva limitarsi alla tavola. Tra una portata e l'altra il convivio è stato animato dalle recitationes interpretate dalla Compagnia Teatrale Hispellvm, che hanno dato voce ad alcuni dei più celebri autori della classicità. Sono risuonati i versi delle Satire e delle Odi di Orazio, dagli immortali richiami all'Aurea Mediocritas fino all'intramontabile Carpe Diem, insieme agli Epigrammi di Marziale e al celebre Carme XIII di Catullo, l'invito conviviale rivolto all'amico Fabullo.

Le letture sono state affidate alle lectrices Giulia Vitali, Ilaria Serpolli e Lucia Pallaracci, mentre l'eleganza delle danze antiche di Elena Marceddu ha restituito gesti e movimenti ispirati alla tradizione romana. A completare la suggestione hanno contribuito musiche, figuranti in costume storico e spettacolari giochi di fuoco che hanno accompagnato la fase conclusiva della Commissatio et Apophoreta, il momento finale dedicato ai brindisi, allo spettacolo e alla consegna dei doni agli ospiti, proprio come avveniva nei banchetti dell'antica Roma.

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I protagonisti del convivio

Ad animare la serata sono stati anche i personaggi storici e di fantasia interpretati dai figuranti dell'Associazione Hispellvm. Tra loro Gaio Matrinio Aurelio Antonino, realmente vissuto nell'antica Spello e interpretato da Paolo Zafarana, insieme a Licinia Victorina, anch'essa figura storicamente documentata e portata in scena da Roberta Sabatino. Con loro Granio (Raimondo Palazzi), Alfio (Maurizio Contilli), Cornelio (Simone Benedetti) e Volusia (Luana Ceccarelli), affiancati dai servitori Leonardo Contilli, Elisabetta Lilli e Maria Vittoria Imbriani, che hanno ricreato l'organizzazione di una vera casa patrizia romana.

La riuscita dell'allestimento è stata resa possibile dalla sceneggiatura e regia di Paolo Gramaccioni, con la consulenza storica di Giorgio Bonamente, Sabina Guiducci e Giulia Vitali. Le scenografie sono state curate dall’architetto Giovanni Bianconi, mentre audio e luci sono stati affidati a Filippo Apostolico. I costumi, realizzati dal Laboratorio di Hispellum, hanno contribuito a restituire autenticità e rigore filologico all'intera rappresentazione.

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Un'anteprima che apre le porte a Hispellvm 2026

La Cena Imperiale ha confermato come la valorizzazione del patrimonio storico possa trasformarsi in un'esperienza coinvolgente e multisensoriale. Non una semplice degustazione, ma un racconto dal vivo capace di intrecciare archeologia, gastronomia, teatro e divulgazione, offrendo ai partecipanti la possibilità di comprendere il mondo romano attraverso uno dei suoi riti più rappresentativi: il convivio.

Un viaggio tra sapori, versi e antiche consuetudini che ha riportato in vita l'identità di Hispellum e ha acceso i riflettori sulla prossima edizione di Hispellvm 2026, quando Spello tornerà ancora una volta a vestire i panni della sua gloriosa stagione imperiale.

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