[ REPORTAGE ] Perù, esperienze incredibili nella regione di Puno e sul lago Titicaca: il patrimonio universale dei Taquileños sull’Isla Taquile
Giovanni Bosi, Puno / Perù
E’ una regione di storie, leggende, paesaggi indimenticabili e città ospitali. Il suo territorio è costellato di complessi archeologici, templi suggestivi e festival che hanno come cornice il Lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo. Siamo a Puno, nel sud del Perù, a due passi dal confine con la Bolivia. Considerata la capitale peruviana del folclore, è anche il luogo da cui raggiungere Isla Taquile: qui vivono i Taquileños, i creatori di una raffinata arte tessile dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall’Unesco. Ecco un viaggio che è un’esperienza di vita.
(TurismoItaliaNews) Parliamoci chiaro: il Perù è una di quelle destinazioni che nell’immaginario collettivo è una meta agognata ed imperdibile. Ricco di tradizioni e luoghi maestosi, il Paese svela un patrimonio intuibile ma persino inimmaginabile, dove personaggi meravigliosi tramandano una quotidianità che affonda le proprie radici nella notte dei tempi. Puno, il cui nome completo è San Carlos de Puno, è uno dei posti dove giocoforza si passa, riuscendo a conquistare il viaggiatore più attento.
Hub per il lago Titicaca, ha una storia antichissima, abitata da culture pre-incaiche. Ad oltre 3.800 metri, è il baricentro di posti eccezionali, come ad esempio il sito archeologico precolombiano di Jisk’a Iru Muqu. Non da meno il centro storico: la sua cattedrale è un tempio meticcio in stile barocco costruito nel XVII secolo dedicato alla Vergine dell'Immacolata Concezione; sulla facciata, scolpita in granito, predominano i motivi andini. Il tempio di San Juan Bautista è anche il Santuario della Virgen de la Candelaria: sull’altare di questa costruzione in stile repubblicano c’è l’immagine della Vergine patrona di Puno, una delle più venerate delle Ande meridionali. La festa che la celebra si svolge a febbraio ed è uno dei più importanti del Perù, tanto da essere stato dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Umanità per volontà dell’Unesco. Il Museo de la Coca y Costumbres in tre sale racconta la storia della foglia di coca e delle danze della regione di Puno, con i costumi più rappresentativi delle tradizioni della regione.
A un paio di chilometri di distanza c’è il Mirador Kuntur Wasi, parola quechua che significa “casa del condor”: dopo aver percorso una lunga scalinata si accede a questo punto panoramico da cui si ha una vista impressionante sulla città e sul Titicaca. Un altro punto di osservazione imperdibile è il Parque mirador Puma Uta, altro termine quechua che significa "casa del puma": sulla fontana che simboleggia il lago, c’è un’opera d’arte che simboleggia il puma quale protettore delle Ande. E poi c’è lui: il Titicaca, la cui sovranità è condivisa da Perù e Bolivia. Nella visione andina è strategico, perché oltre ad essere una fonte da cui le comunità ottengono le risorse naturali necessarie, secondo la leggenda dalle sue acque sono emersi Manco Cápac e Mama Ocllo, i figli del dio Sole e fondatori dell’Impero Inca. Sul versante peruviano si trovano le isole naturali Amantaní, Taquile, Tikonata, Suasi, Soto e Anapia, e alcune artificiali, come quelle di Uros, Uros Titino e Chimu. I canneti che emergono dal lago sono rifugio per uccelli e pesci autoctoni, come carachis, ispis, mauris e simili. Uno scenario mozzafiato.
Isla Taquile, minuscolo isolotto di 7 kmq su cui vivono circa 2.200 persone che parlano il Puno Quechua, si trova a 35 km ad est del porto di Puno (3 ore con una imbarcazione normale e un’ora e mezza con una veloce) e conserva la tradizione dei Taquileños, espressione della raffinata arte tessile dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco; il punto più alto dell’isola è a quota 4.050 metri sul livello del mare mentre il villaggio principale si trova a 3.950 metri. L’esperienza migliore è raggiungerlo a piedi dal punto in cui si sbarca, per cogliere gli scorci più suggestivi da fotografare e per godere la natura che la popola. Tra fiori ed ci sono il Kolle, l’albero utilizzato per realizzare la copertura delle case e per la legna da ardere, il Cantuta (il fiore nazionale del Perù), il Chukjo (usato come detersivo) e la Muña, usata come medicine naturali. A Taquile non si coltivano invece le foglie di coca.
I taquileiani sono conosciuti per aver creato un modello di turismo sostenibile innovativo e controllato dalla comunità, offrendo soggiorni in famiglia, trasporti, alloggio per gruppi, attività culturali, guide locali e ristoranti. Da quando il turismo ha iniziato ad arrivare a Taquile negli anni '70, la sua popolazione ha perso lentamente il controllo sul turismo giornaliero di massa gestito dai non taquileiani. La comunità ha comunque la propria agenzia di viaggi Munay Taquile, fondata proprio per riprendere il controllo locale sul turismo.
A tavola, Taquile offre una vasta gamma di piatti tipici: la colazione consiste in due frittelle con zucchero o pane con uova, con una tazza di tè a base di muña o coca; a pranzo i piatti sono una zuppa di verdure, pesce con riso e un'insalata di pomodori e cipolle. Per cena si serve una zuppa di verdure con pane. I cereali andini sono sempre presenti nelle pietanze come la pesque de quinoa (purea di quinoa servita con latte e formaggio), la quinoa mazamorra e il chairo (zuppa a base di chuño, manzo e agnello, chalona, patate, fave, zucca e grano); altri piatti rappresentativi sono il kancacho (agnello al forno marinato con peperoncino e olio), il chicharrón de alpaca (carne di alpaca fritta, accompagnata con chuño e patate) e il thimpu de carachi o trota (pesce, patate e chuño, il tutto sbollentato alle erbe e accompagnato con peperoncino). E come non sorseggiare il caffè biologico di alta qualità prodotto nella zona?
Non solo: l’isola Taquile è uno dei luoghi in cui si è sviluppato il Sikuri, una danza accompagnata dalle percussioni dei tamburi e dalla melodia dei siku (strumenti musicali a fiato). Ce n’è abbastanza, insomma, per farci un pensierino su un viaggio in Perù e nella zona di Puno, scoprendo ovviamente Taquile…
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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