Il kottabos, quel gioco che faceva impazzire gli Etruschi: all’Ipogeo dei Volumni si svela ogni segreto

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Giovanni Bosi, Perugia

Era il gioco più praticato nell’antica Etruria e negli scavi archeologici ne sono stati ritrovati numerosi esemplari, la maggior parte nel territorio perugino. In genere era posizionato nell'ambiente destinato ai banchetti e la gara consisteva nel provocare la caduta del dischetto dal proprio sostegno mediante un getto di liquido scagliato dalla coppa.

 

(TurismoItaliaNews) Ma di cosa si tratta? E’ il gioco del kottabos, mutuato dalla versione originaria, quella siciliana, che si giocava in piedi, mentre nell’Etruria i giocatori gareggiavano sdraiati sul fianco sinistro, alla moda attica. Per capire meglio di cosa parliamo, si può andare a visitare l’antiquarium dell’Ipogeo dei Volumni a Ponte San Giovanni (Perugia) dove è stato rinvenuto un kottabos in bronzo risalente alla prima metà del III secolo avanti Cristo, parte del corredo funerario deposto davanti alle splendide urne cinerarie contenute nella tomba etrusca scavata nel terreno. Ma andiamo per ordine.

Quando nel 1840 è stato casualmente scoperto il sepolcro ipogeo durante la costruzione della strada Cortonese, all’interno oltre a sette urne cinerarie - sei etrusche, di ottima fattura, in travertino stuccato, e una romana in marmo – è stato ritrovato anche anche un kottabos, ovvero una sottile asta metallica alta circa 1,80 metri, sulla quale sono collocati piattelli e, sulla sommità, una figurina di bronzo che sorregge un dischetto in equilibrio. Il giocatore doveva provocare la caduta del dischetto dal proprio sostegno mediante un getto di liquido scagliato dalla coppa: se colpito, il piattello cadeva lungo l'asta, precipitando sopra l'altro disco metallico posto a metà altezza.

“Le regole – ci spiegano gli esperti della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria - contemplavano un particolare modo di reggere la coppa, mantenendo le dita in ‘posizione simile a quelle del suonatore di flauto’ come scrive Dicearco da Messina. Il giocatore teneva il recipiente (kylix) con il dito indice infilato in un'ansa, facendo poggiare la base sulla parte esterna del polso. Un secco movimento catapultava il vino residuo, mirando al piattello in bilico. Alla riuscita del gioco erano legati gli auspici di ciascun convitato e del proprio futuro, soprattutto amoroso. Gli storici ritengono che il gioco sia originario della Sicilia e successivamente, verso il VI secolo avanti Cristo, introdotto in Etruria ed in Grecia.

Nell’Ipogeo dei Volumni una fedele riproduzione dell’originale conservato nell’antiquarium, è oggi collocato nella medesima posizione in cui è stato trovato nel 1840. Non solo: nello stesso antiquarium accanto a quello antico viene proposta anche una ricostruzione realizzata in base agli studi di Giancarlo Conestabile del 1856 e si apprende che sull’asta del kottabos erano applicate anche alcune borchie, che contribuivano al tintinnìo provocato dai dischetti durante il gioco. Ammirare il tutto da vicino è come essere di colpo accanto ad un antico etrusco e con la fantasia si può perfino immaginare mentre giocava con il kottabos.

La copia fedele collocata all'interno dell'Ipogeo dei Volumni e, in alto, l'originale nell'Antiquarium

Immagini di TurismoItaliaNews.it per gentile concessione della Soprintendenza Archeologia dell'Umbria

 

Arnth Velimna Aules: con gli etruschi nell’Ipogeo dei Volumni per un salto nel tempo di 2.300 anni

 

Ipogeo dei Volumni, le impressioni dell’architetto visitatore

 

Dove si trova Ipogeo dei Volumni
via Assisana, 53 - Ponte San Giovanni, Perugia
Orari di apertura: settembre-giugno: tutti i giorni 9.00-18.30
luglio-agosto: tutti i giorni 9.00-19.30

Il sito istituzionale della Soprintendenza Archeologia dell’Umbria

 

 

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