Villa Fabri, un’impresa romana di primo Seicento torna a splendere: un libro diffonde l’importanza di dimora gentilizia in Umbria

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''Villa Fabri a Trevi – Un’impresa romana di primo Seicento” è il volume, curato da Carlo Roberto Petrini, che ripercorre la storia della vicenda umana di Girolamo Fabri, capo notaio del Tribunale della Camera apostolica, a cui si deve lo straordinario edificio. Siamo a Trevi, in Umbria.

 

(TurismoItaliaNews) La pubblicazione vede l’introduzione di Simonetta Prosperi Valenti e i saggi di affermati studiosi: Bruno Toscano, Rosa Maria Giusto, Angela Magionami, Isabella Dalla Ragione, Stefania Petrillo, Attilio Turrioni, Bernardino Sperandio e Carlo Roberto Petrini. Ardua fatica, offerta alla città di Trevi e ai suoi cittadini, costata più di cinque anni d’instancabile lavoro e di ricerca presso gli archivi più importanti del nostro Paese, che ora trova la sua degna realizzazione in un volume ricco di utili informazioni e di splendide e interessantissime illustrazioni, realizzate dal fotografo Bernardino Sperandio.

Il corposo libro è formato da circa 250 pagine, i cui testi sono tutti corredati da un repertorio iconografico di prim’ordine e anche inedito. L’impaginazione grafica è stata affidata alla Quattroemme di Perugia, leader nel campo editoriale umbro. Il valore di questa pubblicazione è destinata ad avere un risalto extra regionale, poiché per la prima volta viene commentato in maniera dettagliata il ciclo di affreschi del piano nobile della Villa, realizzato tra 1602 e il 1604,  per il quale intervennero artisti di chiara fama: Antonio Circignani, detto il Pomarancio, Tarquinio Ligustri, Prospero Orsi e il senese Ventura Salimbeni.

“Altro momento significativo per la Villa Fabri, che nel corso dei secoli subì vari passaggi di proprietà, avvenne alla fine del XIX secolo – spiega il curatore Carlo Roberto Petrini - quando il nobile edificio fu acquistato dal Pontificio Collegio Boemo di Roma come residenza estiva per i suoi seminaristi. Ai Boemi si deve la presenza degli artisti della “Scuola di Beuron” Bohumil Cila e il monaco benedettino Pantaleon Mayor, i quali affrescarono,  tra il 1912 e il 1914,  la Cappella ad uso degli aspiranti al sacerdozio. Infine, la Villa costituisce un esempio di rilievo nel panorama delle abitazioni suburbane realizzate in Umbria a cavallo tra Cinquecento e Seicento, la cui struttura architettonica denota l’adesione ai temi del manierismo e in particolare all’ambiente gravitante intorno alla figura dell’architetto Galeazzo Alessi.

Un pezzo di Boemia nel cuore dell’Umbria: Villa Fabri a Trevi testimonial della scuola artistica benedettina di Beuron

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