[ REPORTAGE ] Sulle tracce di Jean-Jacques Rousseau: a Les Charmettes il silenzio che cambia la storia del pensiero
A pochi minuti dal centro di Chambéry, la casa dove Jean-Jacques Rousseau ha vissuto con Madame de Warens conserva ancora oggi il paesaggio, gli oggetti e l'atmosfera che accompagnano la nascita delle idee destinate a influenzare la filosofia moderna, il Romanticismo e la Rivoluzione francese
di Giovanni Bosi, Chambéry / Francia
Non serve attraversare grandi saloni o castelli monumentali per comprendere dove nasce una rivoluzione culturale. A volte basta una casa di campagna immersa nel verde, il rumore del vento tra gli alberi, un sentiero che sale dolcemente lungo una collina e una finestra affacciata sulla valle. È qui, a Les Charmettes, alle porte di Chambéry, in Savoia, che Jean-Jacques Rousseau trova il luogo capace di cambiare per sempre la sua vita e, indirettamente, anche quella dell'Europa.
(TurismoItaliaNews) La visita inizia lungo un percorso che sembra voler rallentare naturalmente il passo. E non solo perché bisogna percorrere una dolce salita resa meno gravosa da alberi altissimi che ombreggiano il percorso. I tre ettari che circondano la dimora custodiscono una minuscola cappella, giardini e giganti verdi secolari. Tutto invita alla contemplazione. Non sorprende che proprio questo angolo di Savoia, in Francia, sia diventato il rifugio prediletto del giovane filosofo ginevrino, che nelle Confessioni ricorda questo periodo come “il breve periodo più felice della mia vita”.
Dal 1736 al 1742 Rousseau vive qui insieme a Madame de Warens, la donna destinata a segnare profondamente il suo destino. Dopo l'incontro avvenuto ad Annecy nel 1728, lei diventa molto più di una protettrice. È guida, punto di riferimento, figura materna e compagna. Lui la chiama affettuosamente “mamma”, lei ricambia chiamandolo “il mio piccolo”. Nella serenità di Les Charmettes il loro rapporto si intreccia con una stagione di intensa crescita personale e intellettuale.
Una casa che diventa luogo di pellegrinaggio
Costruita nel 1660, la dimora attraversa i secoli cambiando proprietari senza perdere la propria anima. Dal 1792 si trasforma in meta di pellegrinaggio filosofico e repubblicano, mentre nel 1905 entra a far parte del patrimonio della città di Chambéry. In seguito viene classificata monumento storico e, dal 2012, riceve il prestigioso marchio francese di Maison des Illustres, riservato alle dimore delle personalità che hanno lasciato un'impronta nella storia nazionale.
Entrando nelle stanze si percepisce subito come il museo abbia scelto di conservare non soltanto gli oggetti, ma soprattutto lo spirito del luogo. I restauri rispettano fedelmente l'identità originaria della casa, grazie anche all'opera di curatori come l'artista Marius Mars-Vallett.
Le decorazioni pittoriche in stile trompe-l'œil, realizzate alla fine del Settecento, impreziosiscono gli ambienti senza alterarne l'intimità. Ogni stanza restituisce l'impressione di una dimora ancora vissuta, più che di un museo tradizionale.
Dove nasce il "magazzino delle idee"
La camera da letto racconta meglio di qualunque libro il quotidiano di Rousseau. Il letto è sistemato in un'alcova sovrastata da un piccolo soppalco, probabilmente destinato alla servitù. Le pareti conservano una rarissima carta dipinta della fine del XVIII secolo, stampata artigianalmente e rifinita a pennello.
È proprio qui che Rousseau costruisce quello che lui stesso definisce il proprio “magazzino di idee”. Le letture si susseguono instancabilmente, alimentando riflessioni destinate a diventare il fondamento della sua futura filosofia. Nelle Confessioni racconta infatti di voler accumulare idee, vere o false, fino a possedere gli strumenti necessari per distinguerle e scegliere le più solide.
Tra queste pareti prende forma anche uno dei suoi primi scritti, Le Verger de Madame de Warens, composto nel 1737. La casa non rappresenta soltanto un rifugio, ma un autentico laboratorio intellettuale.
La grande mappa che racconta un territorio
Tra gli ambienti più sorprendenti compare una vasta carta geografica dipinta direttamente sulla parete. È la riproduzione della celebre Mappa Sarda, che raffigura Chambéry nel 1729 e il vallone delle Charmettes. Non si tratta di una semplice decorazione. La Mappa Sarda è considerata il primo catasto grafico europeo, realizzato tra il 1728 e il 1738 dall'amministrazione del Regno di Piemonte e Sardegna, allora governato da Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III con capitale Torino. Durante il soggiorno savoiardo Rousseau contribuisce personalmente alla redazione di questo straordinario progetto cartografico, aggiungendo un tassello poco noto alla sua biografia.
Il filosofo, il musicista e l'uomo curioso
Les Charmettes racconta anche un Rousseau diverso da quello che la storia della filosofia consegna ai manuali. Qui approfondisce la passione per la musica, sviluppando un originale sistema di notazione che sostituisce le note con i numeri. Negli anni successivi compone opere musicali e firma numerose voci dedicate alla musica per la grande Enciclopedia di Diderot e d'Alembert.
Nelle sale della casa si osservano un pianoforte risalente alla fine del Settecento, ricordato persino nei diari di viaggio di George Sand durante la visita del 1861, eleganti decorazioni di gusto cinese con uccelli, fiori e rami dipinti sopra le porte, oltre al busto di Georges-Marie Raymond, realizzato nel 1809 da Noubel. Raymond, conservatore del Museo di Belle Arti di Chambéry, apre la casa ai visitatori e nel 1810 istituisce il primo registro degli ospiti, trasformando Les Charmettes in un luogo di memoria condivisa.
Il ritratto della verità
Uno dei dipinti più significativi è il ritratto di Jean-Jacques Rousseau realizzato nel 1793 da Jean-Baptiste Peytavin. L'opera riflette l'enorme prestigio conquistato dal filosofo durante la Rivoluzione francese. Rousseau appare come uomo di pensiero, guidato dal motto latino Vitam Impendere Vero — consacrare la propria vita alla verità — mentre appoggia la mano sul Contratto sociale, pubblicato nel 1762, simbolo della sua idea di una società fondata sulla libertà e sulla sovranità popolare.
Il giardino dove un fiore diventa memoria
Se gli interni raccontano il filosofo, il giardino restituisce l'uomo. Passeggiando tra il giardino alla francese, ordinato secondo il gusto del XVIII secolo, e l'attuale orto botanico ricco di piante medicinali, aromatiche e orticole, diventa facile comprendere quanto la natura influenzi Rousseau. Qui coltiva la botanica, passeggia, legge, osserva il paesaggio e scopre il piacere delle cose semplici. È proprio tra questi sentieri che nasce il suo profondo legame con il mondo naturale, destinato a diventare uno dei cardini del suo pensiero.
Tra tutte le piante, una assume un significato particolare: la pervinca. Rousseau racconta nelle Confessioni che durante la prima salita a Les Charmettes è Madame de Warens a fargli notare una pervinca in fiore. Quel piccolo episodio diventa un ricordo indelebile, capace di riemergere improvvisamente molti anni dopo con la stessa forza emotiva che Marcel Proust attribuirà alla celebre madeleine. La pervinca diventa così il simbolo stesso della felicità vissuta in questo luogo.
Un rifugio che continua a parlare
Lasciando Les Charmettes si comprende come questa visita vada ben oltre la scoperta della casa di uno scrittore. Ogni stanza, ogni sentiero, ogni finestra aperta sulla valle racconta il momento irripetibile in cui un giovane in cerca del proprio destino trova finalmente il tempo di osservare, studiare, leggere e immaginare.
È qui che Rousseau costruisce il patrimonio di idee destinato a influenzare la filosofia moderna, il Romanticismo e il pensiero politico europeo. Ed è forse proprio questo il fascino più autentico delle Charmettes: dimostrare che alcune delle pagine più importanti della storia delle idee non nascono nei palazzi del potere, ma nella quiete di una casa di campagna, circondata dal verde della Savoia.
Per saperne di più
www.explore-savoie.com
www.chamberymontagnes.com
www.france.fr/it
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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