Al Brennero l'architettura che non ti aspetti: al posto della vecchia dogana il Plessi Museum è la porta alla nuova Europa
Giovanni Bosi, Brennero
All’indomani della fine della prima guerra mondiale era diventato il simbolo di divisione tra Italia ed Austria, non solo segno di confine politico tra due stati ma persino elemento di separazione culturale tra il mondo mediterraneo e quello mitteleuropeo. L’entrata in vigore degli Accordi di Schengen ha finito con il ribaltare il suo significato, facendogli assumendo al contrario un nuovo ruolo di connessione e di incontro tra le comunità della nuova Europa. Il confine del Brennero, perché di questo si parla, è oggi un luogo deputato all’arte, proprio là dove una volta sorgeva la dogana. Ecco perché.
(TurismoItaliaNews) Il museo che non ti aspetti. Anzi, la società Autostrada del Brennero che ne ha promosso la realizzazione, è ragionevolmente sicura che questo sia un unicum nel panorama delle aree al servizio di un’infrastruttura autostradale in Europa e probabilmente del mondo. E a ben guardare, non ha proprio l’aspetto di un’area attrezzata a servizio della mobilità (anche se poi svolge anche questo compito). Adesso è uno scenografico museo ed un vero e proprio pezzo di architettura, che riflette con le sue pareti riflette il meraviglioso paesaggio alpino che lo circonda e che lo “assorbe”. Il Plessi Museum, che ammicca al visitatore già dall’esterno, racchiude la vera sorpresa negli spazi interni, dove accoglie opere ed installazioni di uno dei protagonisti dell’arte contemporanea internazionale: Fabrizio Plessi.
Il museo - la cui superficie misura circa 13mila mq, per una lunghezza di 55 metri ed una larghezza di 30 - si configura come una grande teca di cristallo sovrastata da un’ampia copertura capace di mettere in relazione l’architettura con il paesaggio circostante. La grande sala a tutt’altezza (12,90 metri) è immaginata come un vero e proprio spazio museale, mentre la sala conferenze è destinata a diventare la sede privilegiata per incontri culturali e istituzionali che riguardano le relazioni tra mondo italiano e mondo germanico. Di fatto, è un’architettura dalle forme contemporanee, inserita in un contesto paesaggistico di grande impatto, pensata come una vera e propria “porta” per chi transita su questo valico alpino.
Quello c’è dentro è poi un altro motivo per entrarvi dopo essere stati colpiti dalla bellezza dell’esterno. Lo spazio museale ospita video, disegni e installazioni di Fabrizio Plessi, tra i protagonisti dell’arte contemporanea internazionale che, oltre alle opere, ha anche curato gli allestimenti interni della struttura. Nell’ampio open space centrale, è stata collocata la grande scultura “L’anima della natura” realizzata da Plessi in occasione dell’Expo 2000 di Hannover per essere ospitata nello stand dell’Euregio, progetto comune di collaborazione transfrontaliera tra Tirolo, Alto Adige e Trentino. La scultura è composta da tre triangoli, a simboleggiare i tre territori che compongono l'Euregio, e da una serie di schermi che ne simulano l’immersione nell'acqua. L’acqua è l’elemento dominante dell’opera, a rappresentare tre condizioni di questo elemento che caratterizzano i tre territori: i ghiacciai tirolesi, i torrenti altoatesini e i laghi trentini. Proprio per questi suoi significati, l’opera è stata acquisita dalla società Autostrada del Brennero con la volontà di collocarla simbolicamente al Passo del Brennero, chiedendo all’artista veneziano d’adozione di arredare il manufatto, approntando installazioni video, sculture, presenze grafico-pittoriche.
Il rapporto con l’esterno è stato risolto dall’ingegner Carlo Costa (direttore tecnico generale dell'Autostrada del Brennero, che ha firmato il progetto della struttura) mediante la predisposizione di pareti vetrate che garantiscono una perfetta compenetrazione visiva tra elemento naturale e quello artificiale. La grande vasca centrale diventa così come uno spazio totalizzante fatto di suoni e di immagini: una vera e propria piazza coperta, una moderna agorà sensoriale entro la quale la fruizione dell’opera di Fabrizio Plessi (nato a Reggio Emilia nel 1940) diventa un’esperienza non solo estetica ma anche sociale ed ecologica.
Già dalla fine degli anni Sessanta uno dei temi principali delle opere di Fabrizio Plessi è proprio l’acqua e in seguito anche il fuoco e le primordiali forze della natura: le sue videoinstallazioni e le sue videosculture combinano monitor con strutture di legno, ferro, pietra, oggetti o materiali diversi, dando luogo a soluzioni di forte impatto emotivo. Dopo aver insegnato all’Accademia di Belle Arti di Venezia è stato docente nella Kunsthochschulefur Medien di Colonia. Le sue opere monumentali sono state esposte in musei e gallerie più importanti del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi al Guggenheim di New York al Gropius Bau di Berlino.






