Ben 4.606 Bandiere del Gusto nella Mappa tipicità

Il numero è impressionante e la dice lunga sulla qualità del mangiare nel Bel Paese. Sono infatti 4.606 i prodotti agroalimentari italiani ottenuti secondo tradizioni antiche tramandate nel tempo censiti dalle Regioni nel 2011, che rappresentano il motore del turismo enogastronomico che in Italia vale 5 miliardi. È quanto emerge dall’indagine della Coldiretti sull’Elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Regioni pubblicato con decreto nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

(TurismoItaliaNews) Una ricchezza nazionale che comprende, sottolinea la Coldiretti, i prodotti ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e metodiche praticate sul territorio in modo omogeneo. Un lavoro, si precisa, finalizzato a proteggere dalle falsificazioni e a conservare anche in futuro nella sua originalità il patrimonio regionale delle tipicità ma anche per disegnare la mappa enogastronomica del territorio per le vacanze 2011. Per più di un italiano su tre infatti dipende dal cibo il successo della vacanza che per essere perfetta non deve mai far mancare la degustazione delle specialità enogastronomiche locali, secondo l’indagine Swg. 

Nella mappa delle regioni che con più bandiere del gusto si classifica al primo posto la Toscana con 462 specialità seguita sul podio da Lazio (374) e Veneto (368) tallonato dal Piemonte (363), ma ottimi posizionamenti si riscontrano per Campania (354). A seguire ci sono Liguria (295), Calabria (271), Emilia-Romagna (257), Lombardia (242) che con 33 nuove denominazioni ha stabilito il record di incremento quest’anno, Sicilia (233), Puglia (226), Sardegna (174), Molise (159), Friuli-Venezia Giulia (151), Marche (151), Abruzzo (147), Trento (109), Bolzano (92), Basilicata (77) Umbria (69) e Val d’Aosta (32).

 

A prevalere tra le specialità salvate dall’estinzione, precisa la Coldiretti, i 1.387 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.285 verdure fresche e lavorate, 765 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 472 formaggi, 158 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 151 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.) e 146 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei e altro.

 

In undici anni, rispetto al luglio 2000 quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, i prodotti censiti dalle regioni, rileva la Coldiretti, sono più che raddoppiati grazie all’impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni. 

 

Nell’ultimo anno l’elenco è cresciuto complessivamente di 95 prodotti e sono stati messi sotto tutela tra gli altri la cipolla bianca di Fara filiorum petri (cipolla bianca, piatta e arrotondata abruzzese, tipicamente estiva, dal gusto morbido e dall’aroma delicato), il rappascione di Viggianello (zuppa lucana di cereali e legumi), il tabaccante di Casalbuono (fagiolo nano bianco campano), la mariola (salame di grossa pezzatura tradizionale della Bassa Parmense e del Piacentino), l’oliva cellina di Nardò in concia tradizionale. Ma, secondo la Coldiretti, ci sono anche regioni che hanno invece visto ridursi il patrimonio dal momento che alcuni prodotti sono usciti dall’elenco per essere riconosciuti a livello comunitario come Dop o Igp. 

Ad esempio, la Patata della Sila Igp (Calabria), la Farina di Neccio della Garfagnana Dop (Toscana), il Farro di Monteleone di Spoleto Dop (Umbria), il Piacentinu ennese o la Vastedda della Valle del Belice Dop (Sicilia). L’Italia - conclude la Coldiretti - può contare sul record comunitario con ben 228 denominazioni di origine riconosciute a livello europeo, mentre sono 509 i vini a denominazione di origine. 

 

 

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