Tradizione colturale tramandata di generazione in generazione: il Limone dell'Etna Igp nel Registro europeo delle indicazioni geografiche protette

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Giuseppe Botti, Catania / Sicilia

Il limone è tra le colture più radicate della zona etnea, presente da oltre due secoli con tradizioni colturali che vengono tramandate di generazione in generazione. Qui si possono leggere i cambiamenti sociali e culturali dell'evoluzione dell'agricoltura, fatta non solo di produzioni, ma anche di tradizioni e rapporti tra città e campagna. C'è una grande storia dietro al Limone dell'Etna che conquista il marchio Igp con l'iscrizione nel registro europeo delle indicazioni geografiche protette.

 

(TurismoItaliaNews) Una coltura che è anche cultura, quella del paesaggio: i limoneti etnei sono ancora coltivati su aree terrazzate che in passato ospitavano la coltivazione della vite. Le terrazze sorrette da muri in pietra lavica a secco contribuiscono a conservare l'assetto del terreno e a svolgere un'importante funzione di tutela idrogeologica, con l'area che rimane paesaggisticamente ed economicamente conservata. Ma cosa distngue il Limone dell'Etna? Intanto identifica i limoni coltivati nell'area alle falde dell'Etna e richiama le specificità qualitative e gli elementi di tipicità del territorio e della tradizione che vengono tramandati da generazione in generazione da oltre due secoli. La limonicoltura etnea vanta origini antiche documentate nella cultura e nelle tradizioni locali. L'avvio su larga scala della coltivazione del limone risale alla fine del Settecento grazie all'espansione del commercio via mare dai porti di Riposto e di Catania e all'utilizzo del succo di limone sotto forma di agrocotto per la prevenzione dello scorbuto.

Tradizione colturale tramandata di generazione in generazione: il  Limone dell'Etna Igp nel Registro europeo delle indicazioni geografiche protette

Catania

L'indicazione geografica protetta Limone dell'Etna è riservata alla cultivar Femminello e ai suoi cloni, nonché alla cultivar Monachello, riferibili alla specie botanica Citrus limon Burm, coltivati in impianti specializzati nel territorio etneo della provincia di Catania. La zona geografica di coltivazione del Limone dell'Etna è ubicata nella provincia di Catania lungo la fascia ionico-etnea e comprende il territorio di Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Acireale, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Mascali, Piedimonte Etneo, Riposto, Santa Venerina, San Gregorio di Catania, Valverde e Zafferana Etnea.

Ed è il clima oltre alla composizione del terreno a rendere speciale questo limone: i fattori che influenzano il clima dell'area di coltivazione sono infatti principalmente la latitudine, la conformazione orografica, le temperature dovute alla vicinanza del Mar Jonio e la presenza del complesso vulcanico dell'Etna. Grazie proprio alle temperature favorevoli la coltivazione del limone si è diffusa nei secoli lungo la fascia costiera etnea e sulle immediate pendici retrostanti in un'area compresa tra il fiume Alcantara, a nord, e il confine settentrionale del Comune di Catania, a sud. Gli elementi del paesaggio che caratterizzano il territorio sono la presenza di scarpate chiamate Timpe, repentini innalzamenti delle quote lungo la linea di costa e nelle aree a ridosso, oltre la sistemazione a terrazze sorrette dai muri a secco in pietra lavica, realizzate nel diciannovesimo secolo per la viticoltura sostituita poi dalla limonicoltura. Tanto che il riferimento al legame tra limonicoltura e ambiente è ancora oggi in uso con i toponimi Riviera dei limoni e Città del limone verdello che identificano alcune aree del comprensorio.

Tradizione colturale tramandata di generazione in generazione: il  Limone dell'Etna Igp nel Registro europeo delle indicazioni geografiche protette

Aci Castello

La spinta ulteriore ad impiantare limoni venne data dal presidente del Comizio agrario del circondario di Acireale, Paolo Calì Fiorini, che nel 1869 lanciò l'appello per coltivare il limone in quanto molto redditizio, consiglio accolto dagli imprenditori, soprattutto acesi, che diffusero la coltura del limone, dapprima nelle fasce vicine alla costa, eseguendo imponenti opere di bonifica e di spietramento, raggiungendo anche la quota di 300-400 metri.

E anche se la limonicoltura dell'Etna non ha più la valenza economica che aveva fino ai primi anni '80 del Novecento, quando la superficie coltivata era di 9.500 ettari, è rimasta una produzione solida e radicata nel territorio, con positivi riflessi sul mantenimento del paesaggio rurale, sulla prevenzione dal dissesto idrogeologico, sul mantenimento di una comunità rurale che conserva le antiche tradizioni. Il provvedimento del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che ufficializza l'iscrizione del Limone dell'Etna Igp nel Registro europeo delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette è datato 22 ottobre 2020.

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