Un gigantesco Mappamondo per turisti ante-litteram: a Fermo il capolavoro manoscritto settecentesco di un monaco silvestrino

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Giovanni Bosi, Fermo / Marche

Un gigantesco mappamondo che non solo mostra il pianeta del suo tempo, ma che finisce col diventare attrazione ed espressione della curiosità umana. Come non immaginare volti stupiti del passato protesi sul globo terracqueo artisticamente disegnato alla ricerca di luoghi esotici di cui si poteva sentir parlare soltanto nei libri? Quando evidentemente non esistevano i social né altro modo di comunicare immagini? Nella Pinacoteca Civica di Fermo, nella sala più antica e famosa c’è il Mappamondo dal diametro di quasi due metri. Impossibile perderselo…

 

(TurismoItaliaNews) Diciamo pure che è una delle star di Fermo, che pure ha tantissimo da proporre ad un visitatore attento e curioso. Siamo nelle Marche, a due passi dalla riviera, nella città che per storia è un luogo di studi e per tradizione un centro di scambi culturali nell’Adriatico, da sempre votata all’accoglienza e all’ospitalità. Nella serie di itinerari costellati di chiese (tra cui la Cattedrale dalla splendida facciata gotica), palazzi nobiliari, cortili e portali artistici, Piazza del Popolo tra le più belle delle Marche grazie al suo impianto urbano rinascimentale, le Cisterne Romane, il settecentesco Teatro dell’Aquila, cè anche la Pinacoteca Civica ricca di tavole tardogotiche, celebre per la famosa “Adorazione dei Pastori” di Pieter Paul Rubens. E pure questo meraviglioso Mappamondo che campeggia nella sala più antica e famosa, un tempo nota con il nome di Sala delle Commedie, realizzata per volere del cardinale fermano Decio Azzolino per ospitare il lascito del patrizio Paolo Ruffo, e opera dell’architetto fermano Adamo Sacripante.

Fermo

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Quando arriviamo a Fermo - meta indiscussa del Grand Tour delle Marche promosso da Tipicità - si capisce subito che c’è un grande orgoglio nel mostrarci questa Terra in miniatura. Che poi definirla “miniatura” è un eufemismo date le sue dimensioni. Tecnicamente, ci spiegano, è un globo terrestre manoscritto, dal diametro di 194 centimetri, realizzato in carta reale montata su un castello di legno, cinto da anello di ferro. Meraviglioso! La sua realizzazione risale al 1713 e si deve alla cartografia di Amanzio Moroncelli (Fabriano 1652-1719), un monaco silvestrino, autore di due celebri carte geografiche dell'Umbria e delle Marche centro-meridionali. Un vero e proprio artista specializzato nel genere: è infatti l’autore di ben 11 globi manoscritti di varie dimensioni, terrestri e celesti (oltre quello della Biblioteca Comunale di Fermo se ne conservano esempi alla Biblioteca Marciana di Venezia e all’Accademia Etrusca di Cortona), costruiti tra il 1676 e il 1714.

Non solo: è pure l’autore anche della sacrometria, ovvero quella nuova onomastica da seguire nelle costellazioni, in omaggio alla religione cristiana, il cui manoscritto è conservato sempre all’Accademia Etrusca di Cortona. La struttura portante si deve invece a Filippo Antonio Morrone. Ma come è arrivato qui questo mappamondo artistico? Grazie alla donazione della famiglia Morrone. L'interrogativo in realtà è un altro: come hanno fatto a portare in questa sala l'enorme globo artistico? La porta è stretta e non ha potuto passare di lì, tantomeno dalla finestre. Si tratta peraltro di un pezzo unico ed integro, che non può essere smontato. L'ipotesi più accreditata è che abbiano smontato una parte del tetto per calarlo all'interno.

Un gigantesco Mappamondo per turisti ante-litteram: a Fermo il capolavoro manoscritto settecentesco di un monaco silvestrino

Un gigantesco Mappamondo per turisti ante-litteram: a Fermo il capolavoro manoscritto settecentesco di un monaco silvestrino

Se questa vera e propria opera d’arte è un’attrazione, non da meno è la sala che lo accoglie. Intato va detto che la Biblioteca Civica “Romolo Spezioli” è tra le più note in Italia per il suo patrimonio librario antico, e la secentesca Sala del Mappamondo ne è il cuore. “Sulla porta di ingresso un medaglione contiene una dedica: ‘Cristina’ – ci spiega la nostra guida – questo è l’unico riferimento diretto alla singolare figura della regina (senza trono) Cristina di Svezia, diventata particolarmente amica del cardinale fermano Azzolino che ha voluto omaggiarla con questa opera”.

La struttura della sala è interamente rivestita in legno ed è divisa in un doppio ordine con ballatoio; la scaffalatura in noce, il soffitto in abete intagliato e le antichissime poltrone rendono la sala davvero affascinante. La collezione comprende circa 3.000 manoscritti, 127 codici, 300.000 volumi tra i quali 681 incunaboli, oltre 15.000 edizioni del Cinquecento, 23.000 edizioni in raccolte, numerosissimi esemplari di Sei e Settecento e stampati musicali. Sono inoltre disponibili più di 800 testate di riviste storiche, 5.000 disegni e 6.500 incisioni, monete, sigilli e cimeli di varia natura. Come è facile intuire, si tratta davvero di un patrimonio inestimabile, una preziosa fonte di cultura. E al centro, l’imperdibile mappamondo.

Un gigantesco Mappamondo per turisti ante-litteram: a Fermo il capolavoro manoscritto settecentesco di un monaco silvestrino

Un gigantesco Mappamondo per turisti ante-litteram: a Fermo il capolavoro manoscritto settecentesco di un monaco silvestrino

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