Riga, quei gatti sul tetto che “scotta”: la leggenda dei due micioni arrabbiati sulle torrette della Kaķu nams nella Capitale della Lettonia
Giovanni Bosi, Riga / Lettonia
Né sinuoso, né tantomeno amichevole. Che ci fa quel gattone con la schiena inarcata e il pelo dritto sul tetto del palazzo in perfetto stile Art Nouveau, al numero 10 di Meistaru Iela, nel centro storico di Riga, la capitale della Lettonia? I gatti per la verità sono due, entrambi nel medesimo atteggiamento e nella medesima posizione, la punta delle torrette che impreziosiscono il prospetto dell’edificio. Sono un paio le leggende che tentano di spiegare il perché di quelle curiose presenze. Di certo, sono un’attrazione. A due passi da Piazza del Duomo sono irrinunciabili da vedere nel cuore della città antica…
(TurismoItaliaNews) Visti di notte, con le luci ambrate che avvolgono la capitale, magari con un po’ di nebbia, sono ancor più affascinanti. E inquietanti. I due gattoni in atteggiamento decisamente arrabbiato e a dir poco rischioso per chi è destinatario di quel comportamento niente affatto amichevole, sono così veritieri e convincenti che potrebbero addirittura sembrare veri. A patto però di non sapere che quei felini neri sono sculture di rame e che sono finiti lassù per un motivo ben preciso. Gli abitanti di Riga amano raccontare la storia della Kaķu nams, la Cat House, la Casa del Gatto, ma con due versioni differenti.
Intanto va detto che il palazzo al numero 10 di Meistaru Iela è un perfetto testimonial di quell’Art Nouveau che ha donato a Riga, importante centro della Lega Anseatica, almeno un terzo di tutti gli edifici della capitale. Uno stile architettonico intrigante che connota l’immagine complessiva della città. Che anche per questo motivo è stata iscritta dall’Unesco nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, dato che in Europa è quella che possiede la più alta concentrazione di architetture di questo tipo, almeno una cinquantina di edifici in stile Art Nouveau. Lasciarsi ammaliare dal cuore della capitale significa conoscere da vicino i tre diversi paesaggi urbani: il nucleo medievale relativamente ben conservato, il semicerchio di viali del diciannovesimo secolo con una cintura verde su entrambi i lati del fiume cittadino e gli ex quartieri suburbani che circondano i viali con fitti agglomerati urbani, con una rete viaria ortogonale e architetture lignee del XVIII e XIX secolo.
Ma torniamo ai nostri gattoni sul tetto del palazzo di Meistaru Iela. La sua realizzazione risale al 1909 su progetto dell’architetto Friedrich Scheffel (considerato insieme ad Heinrich Scheel un pioniere dell’architettura Art Nouveau a Riga). In dettaglio lo stile prevalente dell’edificio è quello medievale, a cui si associano alcuni elementi di Art Nouveau, in particolare per quanto riguarda decorazioni e colorazione. E’ diventato famoso per la sua originalità e proprio per la presenza dei mici con le schiene arcuate e le code rialzate. Ma perché? Una delle due storie racconta che il proprietario, un ricco commerciante lettone, si fosse deciso a mettere i gatti con la coda rivolta verso la Casa della Grande Corporazione, la Tradesmen's Guild o più semplicemente la Great Guild, che si trova lì davanti, poiché serbava rancore nei confronti dei suoi associati, per non essere stato ammesso a far parte dell’organizzazione. E si può anche intuire perché i felini avrebbero dovuto essere messi in quel modo… Ma poi decise di posizionare in modo inverso i gatti, in modo da affrontare direttamente la Casa della corporazione. Come dire… vis-à-vis.
Una seconda leggenda, forse più antica, introduce una variante: il ricco commerciante avrebbe collocato le due statue di gatti dall’aria arrabbiata sui tetti delle torrette dell’edificio con la coda rivolta verso il Municipio di Riga a seguito di una disputa con il consiglio comunale. All’epoca il municipio si trovava infatti nella stessa direzione della Grande Gilda, ma durante la seconda guerra mondiale ha preso fuoco, è stato demolito nel 1954 e ricostruito nello stesso punto soltanto tra il 2000 e il 2001. Quale versione preferite? Comunque la si pensi, con quei gatti sulle torrette il palazzo dona una punta di sarcasmo all’insieme. E persino di eleganza nonostante l’aspetto bellicoso dei due micioni.
Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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