[ Reportage ] Nel Castello di Bran sulle tracce del Conte Dracula: mito e leggenda si fondono in Transilvania fra suggestioni e inquietudini
Giovanni Bosi, Bran / Romania
La storia, il mito, gli intrighi e la magia di un luogo suggestivo ed emblematico della Romania. Tanti racconti aleggiano su questa imponente costruzione, location perfetta per imbastire una vicenda che il mondo intero conosce e che inquieta per i suoi contorni. Il modo migliore per esorcizzare queste narrazioni che comunque ci appassionano, è visitarlo e “perdersi” nei suoi meandri, cogliendo ogni dettaglio che le pietre “sussurrano” al nostro passaggio. E’ il Castello di Bran: ecco lo spirito che spinge ogni viaggiatore ad amarlo. Sulle tracce di Dracula…
(TurismoItaliaNews) Se dici Dracula, dici Transilvania, ovvero Romania. Ovvero Castello di Bran, E’ questa la cornice di tante inquietudini e di quel racconto dello scrittore irlandese Bram Stoker che ancora oggi ci fa venire la pelle d’oca. Come rinunciare dunque a venire da queste parti per vedere con i propri occhi e per saperne di più? Siamo a due passi da Brașov, sull’antico confine tra la Transilvania e la Valacchia. Proprio qui si erge maestoso il Castelul Bran, il castello di Bran, ai piedi dei Carpazi, uno dei luoghi più famosi della regione, nota per essere disseminata di roccheforti medievali in un territorio generosamente montuoso. Orgoglio del Paese, non a caso alla fine è diventato il contenitore ideale per un museo dedicato alla storia della Transilvania e alle collezioni della famiglia reale.
Beh, quando arrivi se conosci la storia di Dracula, sia per averla letta o magari per averla conosciuta attraverso il grande schermo, non puoi fare a meno di renderti conto che non poteva esserci luogo migliore per imbastirci sopra la storia del vampiro più famoso del mondo. E che ha finito con l’alimentare molte altre storie sanguinarie. Eppure pensate che Bram Stoker, l’autore del racconto noir-gotico, qui non c’è mai stato. Dopo aver appreso dell’esistenza del maniero grazie alle documentazioni disponibili nella Gran Bretagna di inizio secolo, è riuscito ad incardinarci il racconto. Con effetti sorprendenti: nell’acquaforte nella prima edizione di “Dracula” l’immagine del castello è sorprendentemente simile a quello di Bran e a nessun altro in tutta la Romania. È opinione diffusa che Stoker abbia utilizzato l’illustrazione del Castello di Bran nel libro di Charles Boner, "Transylvania: Its Product and Its People" (Londra: Longmans, 1865), per descrivere l’immaginaria residenza del suo Dracula.
Nel racconto il conte dai denti aguzzi dimora in un castello immaginario, la cui localizzazione è identificabile, in base alle indicazioni fornite da Bram Stoker, con il gruppo roccioso dei “Dodici apostoli” del massiccio dei monti Calimani, parte della catena dei Carpazi, nei pressi del passo di Bistrița. E’ a partire dalla seconda metà del XX secolo che la storia si trasforma in un formidabile attrattore turistico, connotando la Transilvania come la terra dei vampiri e il Castello di Bran come la dimora di Dracula. Il capitolo 2 descrive il castello del Conte “…proprio sull’orlo di un terribile precipizio… con occasionalmente una spaccatura profonda dove c’è un abisso [con] fili d’argento dove i fiumi si snodano in gole profonde attraverso le foreste”.
Anche se, attenzione, per Dracula vale quello che si legge nei titoli di coda dei migliori film: ogni riferimento a persone realmente esistite è puramente casuale. Nel senso che Bram Stoker ha inventato tutto, pur riuscendo a collegare il nobile vampiro e stregone con alcuni personaggi sanguinari come Attila, il capo degli Unni (considerati gli antenati dei Secleri ugro-finnici e iniziatori dello stato dell'Ungheria) e i Vichinghi di stirpe germanica. Ma si ritiene anche che il personaggio venga confuso con Vlad Tepes (Vlad l'Impalatore), talvolta conosciuto come Vlad Dracul, che era un principe valacco con un castello, ora in rovina, nel Principato di Valacchia. “Ma il nome Dracula, lungi dall’essere un termine spaventoso – ci spiegano ancora - deriva dall’Ordine Crociato del Drago al quale erano stati associati sia Vlad Tepes che suo padre. Il resto del mito deriva dalle leggende e dalle credenze popolari su fantasmi e vampiri diffuse in tutta la Transilvania”.
Per dirla tutta Vlad Tepes un collegamento con il Castello di Bran ce l’ha: il signore della Valacchia fu infatti coinvolto in diverse campagne per punire i mercanti tedeschi di Brasov che non rispettavano le sue disposizioni per il commercio nei mercati della Valacchia. Le dogane originali presso le quali venivano riscosse le tasse sulle merci che entravano in Transilvania si trovavano proprio (e ci sono ancora) alla base del castello di Bran. Tuttavia non esistono documenti che attestino un eventuale possesso del maniero da parte di Vlad l'Impalatore.
Ma com’è Bran? Semplicemente meraviglioso. Quando sei al suo cospetto, proprio di fronte alle possenti mura, devi chinare la testa tutta indietro per vedere la fortezza per intero. La sua origine risale al 1211, anno in cui Andrea II d’Ungheria assegna all’Ordine dei Cavalieri Teutonici una postazione strategica a guardia dell’antico limes tra Valacchia e Transilvania, dove per secoli è avvenuto il passaggio di mercanti e merci.
“Questo è un anfiteatro naturale – ci spiegano durante la visita - la sua storia è stata caratterizzata da due componenti principali: le rotte commerciali in questo crocevia e le ricorrenti invasioni militari. Sorvegliata a est dai Monti Bucegi e a ovest dal massiccio Piatra Craiului, la Gola di Bran offriva, grazie al suo spazio concavo, un ampio panorama sia sul Burzenland (Ţara Bârsei), sia sulle colline e sulla valle di Moeciu”. Torri, camminamenti di ronda, scalette ricavate tra le mura, affacci mozzafiato, stanze segrete, pozzi, sale di rappresentanza, abbondano nel Castello, al cui interno – tra ampliamenti, rifacimenti e modifiche – si è consumata la storia di oltre 800 anni di mutazioni sociali.
Per una storia incerta, ce n’è invece una più che certa e riguarda una donna ancora oggi amatissima in Romania: la regina Maria. Dopo il 1918 la Transilvania diventa parte della Grande Romania e nel 1920 i cittadini di Brașov donano il castello alla regina, descritta come “la grande regina che (…) diffonde la sua benedizione ovunque camminasse, conquistando così, con uno slancio irresistibile, il cuore dell'intera popolazione del Paese”. La fortezza diventa così la residenza preferita della monarca, che lo restaura e lo adibisce a residenza della famiglia reale.
“Questa donazione vuole, in primo luogo, essere espressione della sincera venerazione che la popolazione del nostro Paese nutre verso la grande Regina che asciuga le lacrime delle vedove e degli orfani, incoraggia gli abbattuti, offre sostegno e consolazione a chi soffre, e diffonde benedizioni ovunque vada, conquistando così irresistibilmente il cuore dell'intero Paese e della sua gente” si legge ancora nel documento approvato dal Consiglio comunale di Brașov. E il Castello, che ancora oggi è di proprietà degli eredi della famiglia reale, concesso in uso allo Stato, tratteggia la figura di questa amatissima donna.










