La città che muore? Civita di Bagnoregio, mai stata così viva nella splendida Valle dei Calanchi

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Angelo Benedetti, Civita di Bagnoregio / Lazio

Si può volare fino al Grand Canyon senza aver mai visto la Valle dei Calanchi che circonda Civita di Bagnoregio? Ancora oggi questo indomito paese in provincia di Viterbo - che dà la sensazione di essere un’isola in un mare improvvisamente prosciugato - suggestiona e affascina con il suo mix di mistero e di rischio perenne. Di certo la definizione più bella, divenuta un mantra, l’ha data Bonaventura Tecchi, finendo con il creare un mito inossidabile: il paese che muore. Ma Civita di Bagnoregio è più viva che mai…

(TurismoItaliaNews) Beh, inutile rimarcare che per quanti si affacciano per la prima volta al belvedere che offre uno spettacolo unico su Civita di Bagnoregio, le parole non bastano ad esprimere le sensazioni che si provano. Gli occhi corrono sul grappolo di case che resiste all’erosione infinita, poi sulla valle circostante con la sua varietà di colori, quindi sul lungo ponte che collega l’abitato alla “terra ferma”, poi di nuovo a quelle antiche vestigia che se potessero parlare, avrebbero di che raccontare. Non si può non pensare ad una visita a Civita come ad una sorta di pellegrinaggio finalizzato a vedere e capire come e perché un così vasto territorio abbia subìto una così profonda trasformazione. Anche perché al di là dell’appellativo che gli calza a pennello, questo paese fa di tutto per rimanere vivo. A dimostrarlo ci sono le frotte di turisti, i ristorantini…

Il Museo geologico e delle frane

Il Museo Geologico e delle Frane di Civita di Bagnoregio si pone come luogo di sintesi ed esposizione dei pregi naturalistici della zona compresa tra il Lago di Bolsena e la Valle dei fiumi Paglia e Tevere, e come centro di studio e di interazione per coloro (accademici, professionisti, o semplici appassionati) che spaziano su diverse discipline quali ingegneria, archeologia, agronomia, e scienze della Terra: geologia applicata, geomorfologia, idrogeologia, geologia stratigrafica, vulcanologia, mineralogia, paleontologia dei molluschi e dei vertebrati. Il Museo si trova a Palazzo Alemanni, in piazza San Donato.
 

Certo, la situazione è complicata, i crolli che si sono succeduti nel tempo parlano chiaro e Civita di Bagnoregio ha finito con il diventare una vera e propria osservata speciale, nessuno vuol rassegnarsi a perderla definitivamente. Già, ma cos’è successo? Anzi, cosa sta succedendo? La spiegazione non può che essere scientifica: i tufi, le ceneri e i lapilli eruttati per millenni dai vulcani Volsini, sovrapponendosi alle argille plioceniche lasciate dalle acque marine, hanno profondamente condizionato la storia di questo paese, costruito sulla roccia e dalla roccia stessa consumata, vittima dell’erosione e delle frane. Del resto la sua storia è antichissima e questo contribuisce a renderla un luogo in cui si coglie un fascino misterioso: vestigia non ancora interpretate, una vasta rete di cunicoli sotterranei, la sua stessa posizione geografica hanno dato spunto ad analisi ed ipotesi sulle sue origini e sui suoi riti fino ad individuarvi una delle possibile sedi del Fanum Voltumne, il santuario della nazione etrusca.

Civita significa “la città”, termine che conserva memoria di un antico passato – ci spiega la guida che ci accompagna durante la visita - e che affonda le proprie radici alla fine dell’età del bronzo (XII-X secolo avanti Cristo) quando una piccola comunità si insedia sull’ultimo lembo della rupe di Bagnoregio, attraversa l'età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) e si espande in epoca etrusca sul resto del pianoro, dove nel Medioevo avrebbe avuto vita l'abitato di Rota (l'attuale Bagnoregio). All'Alto Medioevo sembrano risalire le fondazioni sia della Cattedrale, trasformata nell'XI secolo, sia della chiesa di San Pietro, andata completamente distrutta nel terribile terremoto del 1695. Nel corso del XIV secolo Civita è in possesso dei Monaldeschi della Cervara, che l'avevano difesa contro l’assalto dei Ghibellini; subisce notevoli danni verso la fine del Quattrocento, quando viene bombardata dalle truppe di Carlo VIII. Nel corso del Cinquecento, mentre in piazza San Donato si ampliano la Cattedrale e il palazzo Comunale e si avvia la costruzione di palazzo Alemanni, il fenomeno delle frane ai margini della rupe si fa sempre più grave e si moltiplicano le notizie dei lavori per il consolidamento della strada che univa Bagnoregio a Civita. A partire dal XVIII secolo il processo di erosione accelera, le argille cedono e si scava un enorme solco tra Bagnoregio e Civita che, nonostante l'ardito viadotto inaugurato nel 1965, diventa per tutti e per sempre “il paese che muore”.

Quando ci si trova all’interno, le dimensioni di Civita sembrano moltiplicarsi e non c’è affatto la sensazione di trovarsi nel cuore di qualcosa di instabile. Di notte i coraggiosi che vi abitano sono comunque pochi, mentre durante il giorno la situazione è completamente diversa. L’accesso avviene attraverso Porta Santa Maria, sulla quale campeggia una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Sulla piazza del Vescovado si affaccia la romanica chiesa di San Donato, rimaneggiata nel XVI secolo e le cui opere d’arte esprimono la ricchezza del passato, mentre la cornice sono i palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni che si alternano lungo le stradine con basse case dotate di balconcini e scalette esterne chiamate “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del medioevo. Quando si arriva sul lato opposto del paese rispetto a Porta Santa Maria, lo scenario sulla valle dei calanchi si apre a 180 gradi e la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di grandioso quanto temibile, aumenta.

La Valle dei Calanchi (corrispondente alle valli del Rio Torbido e del suo affluente Fosso di Bagnoregio) rappresenta un’area di interesse paesaggistico straordinariamente rilevante da valorizzare e salvaguardare, con caratteristiche che la rendono unica a livello nazionale ed internazionale. “Tali caratteristiche – spiega il geologo Giovanni Maria Di Buduo – sono la varietà, la rapidità e l’elevata densità areale dei fenomeni di instabilità dei versanti; la possibilità di ricostruire con rara precisione il susseguirsi nel corso degli ultimi 300 anni delle modificazioni indotte sul nucleo urbano dall’evoluzione geomorfologica, attraverso l’esame di documenti e mappe;  la struttura urbanistica e architettonica di Civita di Bagnoregio, rimasta inalterata nei secoli (ad eccezione ovviamente dei manufatti lesionati o distrutti dalle frane); e poi  l’alto valore faunistico – vegetazionale e la straordinaria bellezza panoramica della Valle”. Insomma, uno stupore a tutto tondo.

Una straordinaria testimonianza degli eventi geologici del passato
Le forre sono stretti valloni con pareti a strapiombi che l'acqua ha scavato nel corso dei millenni nel tufo e nelle lave. Queste sono rocce vulcaniche effusive eruttate dal complesso vulcanico vulsino (cratere di Bolsena) tra un milione e 300.000 anni fa, che ricoprirono con uno strato omogeneo tutti i materiali preesistenti. Sotto di esse infatti troviamo, dal basso verso l'alto, e quindi dalle rocce più antiche a quelle più recenti, prime le argille, depositate tra 1,7 e 0,7 milioni di anni fa (Miocene) in ambiente marino, poi le ghiaie. Tra le zone dove questa stratigrafia è particolarmente evidente ci sono quelle di Civita di Bagnoregio e di Civita Castellana, dove il paesaggio è modellato anche dalle caratteristiche forme dei calanchi, che si presentano come dei profondi "tagli" nei fianchi dei versanti sui quali non riescono a crescere le piante per la continua erosione. I calanchi si sono originati, presumibilmente, nel periodo post glaciale, durante il quale i fiumi avevano maggiore portata e maggiore forza e quindi innescarono fenomeni erosivi nelle argille per la loro scarsa resistenza. Tale erosione prosegue ancor oggi, per cui i calanchi continuano ad offrire una straordinaria testimonianza degli eventi geologici del passato.

Come arrivare. Bagnoregio si trova al confine fra Lazio e Umbria. Vi si arriva percorrendo la statale Cassia fino a Montefiascone e poi dirigendosi verso Orvieto (Statale Umbro-Casentinese), per incontrare dopo 10 km il bivio da cui, a destra si dirama la strada per Bagnoregio. Si può anche raggiungere da Viterbo, per mezzo della Provinciale Teverina, parallela al corso del Tevere, o anche con l'Autostrada del Sole (A1 Firenze-Roma) uscendo al casello di Orvieto.

Per saperne di più
www.comune.bagnoregio.vt.it
www.promotuscia.it
www.borghitalia.it

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