Dagli orti storici rinasce il Vino di Siena, alla scoperta di Castel di Pugna sulle tracce degli antichi vitigni tradizionali

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Giovanni Bosi, Siena

E’ negli orti degli antichi conventi e negli ampi spazi verdi tuttora esistenti all’interno delle sue mura, che Siena ha messo a punto il progetto scientifico ideato dal Laboratorio di etruscologia e antichità italiche dell'Università di Siena e promosso dall’Associazione Città del Vino con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi. Lo scopo è quello di arrivare alla produzione di un vino tipicamente senese grazie al ritorno alla coltivazione degli antichi vitigni autoctoni di cui si era persa memoria. Uno dei luoghi privilegiati in cui si sta portando avanti il progetto “Senarum Vinea” è l’Azienda agricola Castel di Pugna. Siamo andati a vedere.

 

(TurismoItaliaNews) Il momento migliore per arrivare a Castel di Pugna potrebbe essere di sera, quando le luci di Siena – con le inconfondibili linee della Torre del Mangia e del Duomo - donano al territorio un aspetto a dir poco suggestivo. Siamo in Toscana e in questa regione ogni metro quadrato di terra ha qualcosa da raccontare. Eppure questo antico complesso che la famiglia Fumi Cambi Gado, di nobile origine patrizio-orvietana, si tramanda da secoli, ha qualcosa in più e non solo per essere a soli tre chilometri dal centro storico della Città del Palio. Un valore aggiunto indiscutibile, al quale si uniscono storia e passione.

Partendo dal progetto “Senarum Vinea” si può subito dire che qui si custodiscono sette varietà autoctone, anticamente coltivate intorno alla città: gli antichi vitigni, cinque rossi, Mammolo, Gorgottesco, Canina, Prugnolo Gentile e Giacchè e due bianchi, San Colombano e Procanico, sono destinati a diventare, dopo accurate microvinificazioni, “Il Vino di Siena”. Che il luogo sia straordinario si intuisce immediatamente percorrendo il viale di cipressi che conduce al castello circondato da un parco storico e da un giardino all’italiana, su una collina nella valle tra il fiume Arbia e la città.

Ed è qui che incontriamo il conte Luigi Alberto Fumi Cambi Gado, figlio del fondatore dell’azienda agricola Carlo Alberto, e il giovane Emanuele Fumi Cambi Gado, esponente della terza generazione di questa famiglia impegnata da tempo nella produzione di vini di alta qualità. “Il luogo in cui è situato Castel di Pugna – ci spiega Luigi Alberto Fumi Cambi Gado - ha origini antichissime ed è menzionato per la prima volta nel 1189 in una bolla papale di Clemente III rivolta a Bono vescovo di Siena, con cui gli venivano conferiti i diritti sul castello di Pugna, incendiato e semidistrutto dai fiorentini nel 1259 prima della sanguinosa battaglia di Monteaperti”. Trovarsi qui, equivale ad essere in un libro di storia a cielo aperto, che rimanda agli scontri succedutisi nel corso dei secoli tra Senesi, Fiorentini e Aretini in un sito che dominando la Val d’Arbia ha una posizione strategica. Scontri che hanno segnato i destini del rapporto tra impero e papato in ambito europeo. La parola Pugna infatti deriva dal latino e significa battaglia.

“Il Castello fu teatro di frequenti combattimenti fin dal XII secolo, periodo a cui risale uno scudo in legno del XII secolo che raffigura una torre incendiata, diventata oggi l’emblema della nostra famiglia” aggiunge il conte Luigi Alberto. Oggi lui è sostenuto nella conduzione dell’azienda dalla moglie Erica e dai figli Emanuele e Valentina, il primo si dedica al marketing e all’accoglienza, la seconda è divenuta una chef di prim’ordine. E così Castel di Pugna oltre ad essere una cantina coi fiocchi, ha trovato una naturale vocazione all’ospitalità e all’accoglienza nella residenza d’epoca e nell’agriturismo ricavati nella struttura. L’azienda può contare su terreni che si estendono per 44 ettari, dei quali 14 coltivati a vigneto e 3 ad uliveto.

“Nella nostra cantina – ci spiega Emanuele Fumi Cambi Gado mentre ci accompagna nella visita - i vitigni autoctoni della zona, tra cui il Sangiovese, il Ciliegiolo e il Colorino, sono coltivati secondo le più moderne tecnologie. A sostegno dell’importante progetto ‘Senarum Vinea’, siamo poi custodi delle sette varietà autoctone, anticamente coltivate intorno a Siena. I vigneti sono collocati su terreni che grazie alla presenza di argille sono in grado di mantenere l’umidità necessaria a garantire una qualità costante nella produzione vinicola, consentendo la sopravvivenza delle piante anche nelle estati torride e senza pioggia”. Nella innovativa cantina (di fatto collocata sulle colline del Chianti senese) vengono invecchiati i vini in botti di rovere e in barrique di alta qualità. Nei sotterranei scavati nel tufo delle fondamenta del Castello di Pugna, ancora oggi, sono custodite alcune annate storiche della prima metà del Novecento.

In questa cornice si svolgono giornalmente visite guidate e degustazioni di vini Chianti grazie alla produzione aziendale di Chianti Colli Senesi docg, Chianti Superiore docg, Chianti Riserva e Super Tuscan Igt. Quest’ultimo rappresenta un punto di forza: ha colore rosso intenso, carico, con una notevole complessità aromatica e note di speziatura e frutti di bosco, morbido e suadente con struttura e tannicità importanti sul finale del retrogusto, dove lascia piacevolezza per lungo tempo. Oppure il Chianti Colli Senesi Docg Castel di Pugna, dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, note di floreale e di frutti rossi, ciliegia, ribes, lamponi e note balsamiche; sentori di frutta rossa con note balsamiche e presenza di tannino fine dolce e armonico. Degnissimo di nota è il Rosato Igt Castel di Pugna: fresco, molto fruttato e poco acidulo, vede prevalere l’armonia e la rotondità.

Ovviamente il progetto “Senarum Vinea” è un punto altamente qualificante. La scelta della città di Siena come campo di indagine sulla ricerca di antichi vitigni si fonda sulla persistenza di ampi spazi verdi coltivati all’interno delle mura e di coltivazioni promiscue di orti e vigneti nell’immediato suburbio, che ancora tra Ottocento e Novecento, mostravano significativi elementi di continuità con l’età medievale. L’indagine è stata condotta, in particolare, nelle clausure dei complessi conventuali, nei giardini delle Contrade e negli appezzamenti ortivi urbani e suburbani che recano ancora traccia di forme storiche della viticoltura senese. Gli antichi vitigni Gorgottesco, Tenerone, Salamanna, Prugnolo gentile, Rossone, Mammolo si distinguono dai vitigni più noti per la particolarità di avere da centinaia di anni il loro terroir d’elezione nella città di Siena.

Il progetto prevede – sulla base di una proposta avanzata dal Laboratorio di Etruscologia dell'Università degli Studi di Siena e accolta dal Centro Guide Turistiche Siena e Provincia – la creazione di itinerari guidati di enotrekking urbano e periurbano con soste di degustazione che conducano il turista alla scoperta di vigneti storici e forme tradizionali di coltivazione della vite negli spazi verdi interni a Siena e fuori delle mura. Oltre alla produzione vera e propria di vini.

In dettaglio sono stati individuati 20 vitigni, di cui 10 identificati e già segnalati come varietà minori rare e ad alto rischio di estinzione nella banca dati del Germoplasma Autoctono Toscano: Gorgottesco (podere La Vigna - strada di Certosa di Maggiano, convento di San Domenico e podere Ponticini - strada di Busseto), Tenerone (strada Cassia Sud), Salamanna (Orto de’ Pecci, convento San Domenico, podere La Vigna - strada di Certosa di Maggiano), Occhio di Pernice (istituto San Girolamo), Prugnolo Gentile (podere Badalucco - Porta San Marco), Procanico (strada del Linaiolo), Sangiovese piccolo precoce (strada di Istieto), Rossone (Orto de’ Pecci), Mammolo (strada di Istieto, strada Cassia Sud) e Moscatello nero (podere La Vigna - strada di Certosa di Maggiano); altri dieci campioni, invece, non hanno restituito, allo stato attuale, significative omologie con i vitigni inseriti per il confronto genetico.

Un motivo in più di valorizzazione per le Terre di Siena, che tradizionalmente già godono di una straordinaria notorietà grazie alle loro denominazioni di origine controllata e garantita famose in tutto il mondo.

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