Zimbabwe: dalla grande diga sul lago Kariba al villaggio di Maokobe con i pescatori di kapenta

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Giovanni Bosi, Maokobe – Kariba / Zimbabwe

Nel porticciolo gli improbabili quanto efficaci “catamarani” completamente in ferro ondeggiano lentamente. Dopo una notte di lavoro i pescatori sono rientrati alla base e quando arriviamo stanno scaricando le casse di kapenta appena pescati. Sul Kariba - il lago nato dallo sbarramento sul fiume Zambesi con la più grande diga artificiale dell’Africa, al confine tra Zimbabwe e Zambia - l'attività della pesca è secondo la Fao fondamentale per la popolazione, sia dal punto di vista del cibo che del reddito. E la diga è stata costruita dagli italiani… Ma Kariba è anche molto di più.

 

(TurismoItaliaNews) Il lago è immenso e il colore blu dell’acqua dovuto al cielo che vi si specchia, è rassicurante. Se non fosse per i cartelli che invitano a non immergersi per la pericolosa presenza di coccodrilli ed ippopotami. Con i suoi cinquemila chilometri quadrati di superficie e 280 km di lunghezza, il Kariba - con dimensioni più o meno come il Galles, tra i 4 più grandi laghi artificiali del mondo e il secondo più grande in Africa - ha finito con il diventare un’autentica attrazione turistica nello Zimbabwe, Paese che si rivela sorprendente e ancora autentico. L’imponente diga che unendo le due sponde del fiume africano collega anche i Paesi frontalieri (che ne sono comproprietari) è uno spettacolo della tecnologia, ma riserva inevitabilmente anche storie che vale la pena di toccare con mano.

Storie come quella dei pescatori del villaggio di Maokobe, o come quella della popolazione Batonka: 57.000 persone costrette nella prima metà degli anni Cinquanta a spostare gli armenti e ad abbandonare i propri villaggi per consentire l’invaso dell’acqua. Un evento “traumatico” a cui si legano leggende che rimandano alle tradizioni locali: si racconta che i Batonka, per impedire la costruzione della diga, abbiano invocato l’intervento della divinità del fiume Nyaminyami, con testa di pesce e corpo di serpente, e che durante i cinque anni di lavoro numerosi incidenti e piogge incredibilmente copiose violente abbiano rallentato notevolmente la progressione del cantiere. Iniziata nel 1954, la diga è stata ultimata nel 1959 e la popolazione è persuasa che Nyaminyami sia sempre nei paraggi, tanto che ogni anno a settembre si tiene un festival con cui si venera il dio del fiume.

Il popolo Batonka stanziato oggi sulle sponde del lago, vive di pesca, di allevamento e di agricoltura di specie montane. Gli indiscussi benefici economici che la costruzione della diga ha portato al territorio ha di fatto modificato radicalmente la vita tradizionale determinando la ricerca di nuovi equilibri esistenziali nella mutata realtà geografica. La città di Kariba è stata costruita per i lavoratori edili sul diga del lago, mentre alcuni altri insediamenti come i villaggi Binga e Mlibizi in Zimbabwe e Siavonga e Sinazongwe in Zambia sono cresciuti per assicurare una casa alle persone sfollate a causa dell’innalzamento del livello delle acque. Col tempo sono arrivati anche gli alberghi, i villaggi turistici, i traghetti per crociere sul lago.

Comunque la si pensi, la diga progettata dal francese Andre Coyne e costruita dall’italiana Impresit, è immensa e notevole: con la sua omonima centrale elettrica di Kariba Sud, è stata realizzata da un consorzio di imprese italiane e nel 1977 l’opera è stata completata con la creazione della nuova turbina di Kariba Nord. Affacciandosi dai suoi parapetti (a cui si accede dopo un rigoroso controllo dei passaporti da parte delle autorità di confine) ci si rende subito conto della quantità di acqua sbarrata – 180 chilometri cubi - e del notevole dislivello tra il pelo dell’acqua del lago e quello dello Zambesi. Sul lago si specchiano i 338.000 ettari del Parco Nazionale Matusadona, dal nome della regione Matuzviadonha Hills. Il paesaggio è caratterizzato da aspre montagne, boschi, sorgenti e corsi d'acqua, e da un’incontaminata vegetazione fluviale. Un habitat in cui si è ricollocata la grande varietà della fauna grazie all’Operazione Noè lanciata poco dopo il completamento della diga e il conseguente allagamento di parte della valle dello Zambesi e lo spostamento di grandi branchi di elefanti, bufali, antilopi d'acqua, zebre e impala, leoni (il maggior numero per chilometro quadrato di qualsiasi riserva nel continente africano), leopardi, ghepardi, iene e ovviamente anche varie specie di uccelli acquatici. Di fatto il lago è un paradiso della fauna selvatica soprattutto in acqua, con coccodrilli, ippopotami e il pesce tigre. Ma l’immagine più iconica del lago Kariba è quella delle aquile di mare, “appollaiate” tra gli alberi fossilizzati in attesa di cacciare i pesci e il cui inquietante grido è un suono che non si dimenticherà mai.

Si diceva dei pescatori di kapenta, una sorta di sardine di cui il lago è ricco. Basti pensare che ogni anno se ne pescano 20.000 tonnellate e la maggior parte viene salata, seccata al sole e commercializzata in confezioni di plastica di diverso formato, condizione che consente di raggiungere in buono stato anche le zone più isolate del Paese. Andiamo a conoscerli nel villaggio di Maokobe: quando arriviamo i pescatori sono appena rientrati dalla notte di lavoro e si sta scaricando il pesce, avviato alla pulizia e selezione sopra grandi e lunghe reti di colore nero. “Per pescare usiamo reti a bilancione – ci racconta Takuna Mifune, uno dei pescatori – partiamo intorno alle 22 e torniamo alle 7 del mattino successivo. Qui nel porticciolo ci sono 11 barche e ciascuna pesca sui 400 kg di pesce. In genere lavoriamo per 22 notti, poi ci fermiano una settimana e riprendiamo. Ci fermiamo anche quando c’è la luna piena”. Ma come si mangia il kapenta? “In genere fritto” ci svela Takuna. Lungo le sponde del lago il rituale è lo stesso: le barche escono nel tardo pomeriggio e sono pronte per iniziare la pesca quando diventa buio. Non appena i kapenta vengono tirati fuori dall'acqua sono messi direttamente in ceste vuote (ciascuna può contenere circa 30 kg di pesce fresco) dove vengono immediatamente salati o congelati freddo a seconda che l'azienda di distribuzione venda il suo prodotto essiccato o congelato. La salatura arresta l’ulteriore deterioramento batteriologico, che rischia di essere molto alto considerando le temperature di Kariba che in media si attesta sui 27 °C fino a raggiungere i 40°.

La conoscenza dei pescatori e del loro lavoro è importante per conoscere meglio questo angolo di Zimbabwe, che giorno dopo giorno si rivela l’Africa più vera.

E perché si chiama Kariba?

Sul nome le storie e le interpretazioni sono diverse. Alcuni anziani della zona sostengono che vicino alla diga si trova una roccia che assomiglia ad una trappola tradizionale in pietra, riva, quindi Kariva, che letteralmente significa "piccola trappola"; poi pronunciato male dagli europei in Kariba. Un'altra versione sostiene che la roccia è stata chiamata "Kariva" a causa del fatto che quando il fiume inondò la roccia, l'acqua intrappolata ha reso difficile l’attraversamento del fiume alla gente del posto per spostarsi su entrambe le sponde del fiume Zambesi. Qualunque sia l'origine del nome, è generalmente accettato che il nome Kariba derivi dalla roccia che si trova sotto la superficie dell’acqua, vicino al muro della diga.

 

 

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