India: a Delhi sulle tracce del Mahatma Gandhi, a 150 anni dalla nascita del padre della disobbedienza civile di massa
Giovanni Bosi, Delhi / India
Pensatore, filosofo e rivoluzionario, ma soprattutto pacifista e grande idealista. Centocinquanta anni fa nasceva Mahatma Gandhi, i cui insegnamenti se ancora oggi costituiscono un punto di riferimento, ad oltre settanta anni dal suo assassinio non riescono a trovare piena attuazione. A Delhi, in India, sono molti i luoghi che raccontano la sua vita, siamo andati a vedere.
(TurismoItaliaNews) «Bisogna convertire l'avversario ad aprire le sue orecchie alla voce della ragione». Le parole di Gandhi – il cui nome completo era Mohandas Karamchand Gandhi, a cui è stato associato l'appellativo onorifico di Mahatma, ovvero Venerabile – fanno pensare e riflettere su quello che l’umanità, ieri come oggi, è capace di fare. Per questo il suo insegnamento, le sue azioni stimolanti e le sue convinzioni sono più che mai attuali e persino necessari.
Nella capitale indiana Delhi sono molti i luoghi che raccontano la storia di questa “grande anima” e visitarli significa andare sulle tracce della filosofia che lo ha ispirato sino a quando tre colpi di pistola sparati da un fanatico indù radicale, Nathuram Godse, non hanno posto fine alla sua esistenza. Era il 30 gennaio 1948, Gandhi era nato a Porbandar il 2 ottobre 1869.
Il Raj Ghat è il luogo dedicato al Mahatma creato nella zona in cui avvenne la cremazione del padre della nazione indiana, il giorno dopo la sua morte. Si ritiene, ci spiegano a Delhi, che Raj Ghat fosse il nome di un antico ghat nella città vecchia, ad ovest del fiume Yamuna, che solo con il passare del tempo è stato utilizzato per ribattezzare questo posto. La realizzazione del memoriale - una piattaforma di marmo nero che simboleggia la semplicità della sua vita e che abbraccia anche le sue ultime parole “Hey Ram” – si deve a Vanu G. Bhuta, autore di un vero e proprio luogo di pellegrinaggio, dove giornalmente indiani che arrivano da tutto il sub-continente, si recano per deporre frutta, fiori e incenso. La commozione è palpabile, l’ammirazione per l’uomo è evidente.
Anche molti potenti della Terra sono venuti qui per rendere omaggio al pensiero di Ghandi (ispiratore dei movimenti di difesa dei diritti civili e di personalità come Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi) e a ricordarlo ci sono gli alberi piantati in occasione della loro visita: Dwight Eisenhower, Gough Whitman, Ho Chi Minh e la regina Elisabetta. Nella zona del Raj Ghat Mahatma Gandhi Memorial Delhi, è sorto anche il National Gandhi Museum, che conserva una ricca collezione di cimeli originali, libri, riviste e documenti, fotografie, prodotti audiovisivi, opere d’arte ed oggetti da ricondurre direttamente alla vita e all’azione del Mahatma, che tra l’altro era anche un avvocato. Lui che è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, ovvero la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa (che ha portato l’India all'indipendenza dal Regno Unito).
Aspetti visivi per perpetuare la memoria di Gandhi e i nobili ideali che diffondeva, aspetti educativi per focalizzare l’attenzione concentrata sui valori della vita che lo hanno reso un Mahatma. Già la porta d’ingresso ha un valore storico e fortemente simbolico perché fu da qui che il Primo Ministro Jawaharlal Nehru annunciò al mondo l’avvenuta scomparsa di Gandhi: “... la luce ha spento le nostre vite e c'è oscurità ovunque...”. Una grande statua del Mahatma, raffigurato con accanto un ragazzo e una ragazza che tengono in mano una colomba, in piedi sopra al globo terrestre, a simboleggiare la sua preoccupazione universale per poveri e indigenti, accoglie i visitatori all’ingresso principale del Gandhi Smriti; è opera del noto scultore Sri Ram Sutar, che alla base ha voluto inserire la scritta “La mia vita è il mio messaggio”.
C’è un altro luogo-simbolo a Delhi: il Gandhi Smriti nella Old Birla House, dove la epica vita del Mahatma è drammaticamente finita il 30 gennaio 1948. Aveva vissuto in questa casa dal 9 settembre 1947 al momento dell'assassinio: oggi custodisce molti ricordi degli ultimi 144 giorni della sua vita. Inclusa la stanza in cui viveva, tutto è rimasto com’era in quel periodo. La Gyarah Murti è un’altra iconica scultura di Gandhi, che è raffigurato con accanto una donna con la testa coperta che lo segue da vicino; un gruppo di tre uomini, tra cui un Sikh con turbante visibilmente di alto livello, uno studioso indù e un contadino musulmano; un uomo indù che indossa un turbante come segno di distinzione intellettuale, con un segno religioso inciso sulla fronte; un contadino povero che guarda lontano, senza segni di classe, casta o religione sul suo corpo; un prete cristiano; un'altra donna e un ragazzino che invitano un vecchio stanco a viaggiare lontano.
In India, Gandhi è riconosciuto come “Padre della nazione” e il giorno della sua nascita - 2 ottobre - è festivo, data che è stata anche dichiarata Giornata internazionale della non violenza dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
E il 2 ottobre 2019 arriva l’omaggio filatelico delle Nazioni Unite. Al 150° anniversario della nascita del Mahatma Gandhi viene dedicato un francobollo da 2,75 dollari nell’ambito della serie ordinaria valida per la sede di New York. Il dentello postale è firmato dall’artista norvegese Martin Mörck e impaginato dal designer Rorie Katz.
“Il nome del Mahatma Gandhi trascende i confini tra razze, religioni e stati nazionali, e la sua voce risuona profetica del ventunesimo secolo. Quella di Gandhi era una personalità molto sfaccettata – osservano dall’Onu - è stato infatti un nazionalista e un internazionalista, un tradizionalista e un riformista, un leader politico e una guida spirituale, uno scrittore e un pensatore, e infine un pacifista e un attivista per le riforme e il cambiamento sociale. Il mondo ricorda il Mahatma non solo per la sua appassionata adesione alla pratica della non violenza e per il suo umanesimo spinto all'estremo, ma anche come il termine di paragone rispetto al quale valutiamo uomini e donne nella vita pubblica, idee politiche e azioni di governo, e infine le speranze e i desideri per il nostro pianeta comune. Mentre la generazione di oggi è alla ricerca del senso della vita in mezzo a una miriade di problema complessi, la vita e la filosofia del Mahatma Gandhi offrono un'indicazione forte su quale sia la via da seguire”.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea.
(A.F.)
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