Il Museo della Canapa: a Sant'Anatolia di Narco la tradizione è di famiglia

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Giovanni Bosi, Sant’Anatolia di Narco

Una raccolta di attrezzature che raccontano il lavoro di uomini e donne nei campi e in casa, una preziosa collezione di manufatti tessili donati dalle famiglie del territorio, un’installazione geniale di un’artista newyorkese e soprattutto una cornice paesaggistica di tutto rilievo. Ce n’è abbastanza per visitare Sant’Anatolia di Narco, alle porte della Valnerina umbra, in provincia di Perugia, che può sfoggiare un originale Museo della Canapa. Siamo andati a vederlo.

(TurismoItaliaNews) Lo chiamano il Comune Vecchio e pure la piazzetta su cui si affaccia inevitabilmente ha questa denominazione. Al centro campeggia la chiesetta in onore della patrona Sant’Anatolia, da secoli un’attrazione di fede e di arte. Ma adesso in questo gradevolissimo paese della Valdinarco, ai piedi del monte Coscerno, c’è qualcosa in più, qualcosa di cui essere estremamente orgogliosi: il Museo della Canapa.

E sì, talmente orgogliosi che i suoi abitanti ne parlano comunemente come “il nostro museo” e a ragione: sono stati loro a donare quello che avevano in casa e a consentire di mettere in piedi un allestimento che ha ottenuto il patrocinio dell'International Council of Museums Italia e quale antenna dell’Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra ha incassato la menzione speciale dell’Icom per l’eccellente pratica nella relazione fra museo e paesaggio culturale, inserito a buon titolo tra le 10 migliori best practices del Belpaese.

Insomma un biglietto da visita di tutto rispetto, con un successo che si deve alla sua ideatrice e direttrice Glenda Giampaoli, antropologa con specializzazione e predilezione per il tessile, che ha fornito lo stimolo giusto a Sant’Anatolia di Narco e alla sua amministrazione comunale, la quale ha compreso da subito la valenza del progetto scientifico mirato a valorizzare una coltura tradizionale di questo territorio. Perché se dicendo canapa si pensa subito al tessile, è invece vero che gli usi sono molteplici: dalla cucina alla cosmesi, all'edilizia.

E così oggi il Museo della Canapa – articolato in tre poli e arricchitosi dei nuovi Laboratori di tessitura, ristrutturati con un intervento di bioarchitettura in canapa e calce - racconta i temi della coltivazione e dello sfruttamento della canapa in ambito domestico e produttivo attraverso gli strumenti per la lavorazione e la tessitura, la collezione di manufatti tessili usciti da armadi e cassettoni delle famiglie del posto, e un percorso didattico che esorta “il visitatore a scoprire le relazioni tra gli oggetti, la loro funzione e la loro storia, grazie ad espedienti espositivi di carattere multisensoriale” ci spiega Glenda Giampaoli. Ma ci sono pure i modi di dire, le espressioni popolari, i nomi dialettali che diventano il tesoro che tutti possono implementare, in un continuo work-in-progress che in futuro consentirà al museo di arricchirsi.

Un contributo straordinario è arrivato dall’artista newyorkese Liliane Lijn, che ha donato al Museo della Canapa l'installazione “Spinning Dolls”, realizzata con pezzi di tessuto in canapa e filo di canapa lavorato all'uncinetto arrivati in una scatola da Sant’Anatolia di Narco e composti a Londra in una sorta di “bambole rotanti”: il titolo dell'installazione gioca proprio sull'ambiguità del termine Spinning, che non è possibile rendere con un unico vocabolo italiano. Se è chiaro che Dolls significa Bambole, Spinning in inglese si riferisce sia all'atto del filare, con un chiaro riferimento al tema del museo, sia al ruotare, girare su se stessi, sia ancora all'inventare una storia. Le due Bambole di Lijn rappresentano una metafora pluristratificata dell'archetipo femminile e, contemporaneamente, propongono rimandi all’astronomia, all’aerodinamica, alla zoologia. In particolare l’installazione è stata creata in collaborazione con Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann del Plastikart Studio di Cesena, mentre i tessuti sono stati realizzati dai detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto e il lavoro ad uncinetto è stato realizzato nel laboratorio di tessitura del Museo della Canapa.

Il progetto museale è stato finanziato dalla Regione Umbria attraverso i fondi Por Fesr per la tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio ambientale e culturale e dal Bim - Bacino Imbrifero Montano. Grazie all’installazione di Liliane Lijn è arrivato anche il patrocinio del British Council Italia. Di certo l’Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra ha centrato il proprio intento di valorizzare i contesti culturali e ambientali di quest'area montana della regione attraverso la creazione di un "museo diffuso", articolato in centri di accoglienza, dedicati alle "parole chiave" che descrivono la zona (devozione, ciarlatano; farro; norcino; cardinale; litotomi; canapa; tartufo; raspa; olio d'oliva, opifici idraulici; blasoni popolari) e in percorsi tematici che ricalcano antichi itinerari storici.

 

Museo della Canapa
Piazza Comune Vecchio, 1 – Sant’Anatolia di Narco (Pg)
www.museodellacanapa.it
www.comunesantanatolia.it

 

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